lunedì 29 dicembre 2014

in questi giorni

In questi giorni è stato Natale. E quando è Natale per me c'è spazio per poco altro. Ho mangiato, bevuto, goduto e gozzovigliato come se non ci fosse un domani, si usa e si abusa dire. Io invece di domani ne vorrei un infinito. Ho calpestato leggera il pavimento di casa tra piccoli cimeli d'infanzia, polverosi e nostalgici quanto basta, dato gli ultimi sprazzi di colla e perline e pittura nei primi giorni di vacanza, ad un ritmo tanto lento quanto soave.

martedì 23 dicembre 2014

dolce far molto

Prendo una piccola pausa dal dolce far molto che dà il ritmo a questi giorni. 
Un allegro daffare, tra cene e domeniche con amici attorno al tavolo (nuovo!!!) ad aprire le danze mangereccio-festivaliere di questo Natale.
Un continuo e costante tagliuzzare, incollare, impastare, infilare e impacchettare ha fatto da sottofondo alle ore, senza affanno alcuno.
Mancano ancor agli ultimi pacchetti e regalini. Oggi pomeriggio ci penseremo. E stasera vestiremo i panni dell'uomo barbuto che vien dal polo per incartare i desideri dei nostri piccoli e dare vita di nuovo e ancora alla magia più bella che ci sia. Quella che mai mi stanca, quella in cui credo ancora. 
Ieri abbiamo sfornato un chilo di biscotti di panpepato, da sempre il nostro ufficiale varo della crociera natalizia. Ne ho fatto sacchettini per regalarli alle maestre e bidelle e compagnia, assieme ad una bustina di thè agli agrumi. Un piccolo kit per una pausa dolce, un invito a regalarsi del tempo, rallentare, riposare e ricaricarsi. Se lo meritano. 

Questo sarà un Natale dolce per me. Quello che desideravo Babbo Natale me l'ha portato in lieve anticipo in una luminosa giornata di sole. E tutt'intorno a me si è illuminato. Il sollievo ha gonfiato le vele e son salpata lieta e lieve.

mercoledì 17 dicembre 2014

yummy xmas: arancia e cannella

Lo volevo fare l'anno scorso.Ma no, non l'ho fatto per mancanza di tempo-energie-organizzazione. E per la presenza di un pupetto che, ammettiamolo, era un anno più piccolo e un mucchio più ingestibile di adesso.
Adesso con i suoi quasi tre anni e 90 centimetri buoni di entusiasmo e solarità fare con lui è uno spasso. 
E così quest'anno sto riuscendo ad avere un albero di Natale tutto mangereccio e speziato.
Quando è salito dal garage per la prima volta ci siamo limitati a montarlo, metterci le lucine e solo qualche piccolo addobbo di quelli che ci tenono compagnia da anni.
L'abbiamo lasciato così, un po' spoglio, in attesa di riempirlo giorno dopo giorno con i frutti dei nostri pomeriggi casalinghi. 
Le prime a finire sui rami sono state le campanelle dorate. Poi ho fatto fruttare le mie intenzioni: ho detto che volevo un Natale dolce e profumato? E che così sia!

Ho cominciato con le arance. Le ho tagliate a fette non troppo sottili, le ho tamponate per un po' con della carta assorbente e stese infine sulla griglia del forno.

lunedì 15 dicembre 2014

il mio natale di panno da indossare

Eccoci qui. Ultima carrellata di "vi faccio vedere cosa ho messo in bottega". Ultima puntata di Carosello, e dopo tutti a nanna, come mi piace chiamare questi post ad alto tasso promozionale in cui mi faccio pubblicità da me. 

(Mi sono un po' interrogata sulla cosa, lo ammetto. Poi ho deciso, anzi mi è stato chiaro e ovvio, che se non ci penso io stessa per prima a promuovermi, a credere in quel che faccio e a dargli visibilità, chi altro dovrebbe farlo?!? Per carità se qualcuno ha voglia di sostenermi e supportarmi non potrà che essere il benvenuto. Prego si accomodi!  A patto che la cosa avvenga con rispetto.  Ma su questo tornerò sopra più tardi. O in un altro momento. Ci sono alcuni puntini sulle I che vanno messi. Non credevo ce ne sarebbe mai stato bisogno, e invece ho dovuto, ahimè, ricredermi...) 

Ultimo carosello, dicevo, per mostrarvi cosa ho messo in bottega per questo Natale. Se ancora vi manca qualche regalino sappiate che trovate la bottega sempre aperta 24hoursaday, tutti i giorni compresi i festivi. E non dovete nemmeno muovere la macchina e infilarvi nella bolgia prenatalizia di un centro commerciale!

Se Natale è tempo di addobbi per eccellenza non è certo solo la casa che va agghindata a festa.
Quindi addobbatevi!

giovedì 11 dicembre 2014

dalle uova nascono le campane

Era primavera. Dalle uova nascevano i fiori, ricordate? Ora che è tempo di bianco Natal e lieto tintinnar invece dall'inesauribile fonte di creatività che sono i cartoni delle uova, sempre sian lodati, sono nate campanelline piccine picciò per l'albero e non solo
Vi faccio vedere come!

Intanto l'occorrente:
  • cartoni delle uova. più sono e meglio è. Se ne avete pochi invitate un po' di amici a cena e portate in tavola una mega-frittata. Poi potreste sempre trattenere i vostro ospiti e metterli a dipingere i cartoni.
  • colori acrilici a vostra scelta. La mia è caduta su un binco candido, un rosso acceso, e uno splendentissimo oro.
  • pennelli e pennellini
  • un ago grosso o qualsiasi cosa utile a forare i cartoni 
  • spago e filo di lana
  • campanellini sonanti
Credo sia tutto.
Passiamo al come, che è facile facile.

Colorate con gli acrilici i coni che avrete ricavato dai cartoni delle uova. Io uso i due centrali perchè sono praticamente già pronti, basterà definire un po' i bordi per rendere più armoniosa la forma e le campanelli e saranno già nelle vostre mani.
Io ne ho dipinti alcuni tutti d'oro e li ho lasciati così, senza aggiungere altri dettagli.
Gli altri li ho colorati con la pasticciona scrupolosa collaborazione dei piccoli di casa...e poi con la punta piatta di uno spiedino di legno la grande mi ha aiutata a stampare dei pois rossi e oro.

venerdì 5 dicembre 2014

trenta dì: novembre

Novembre è cominciato tiepido e assolato. Dolce, ma non troppo. Vago ed indeciso. Sospeso. I suoi giorni si sono snodati come caselle di un gioco dell'oca lento, per niente dinamico, con troppi "ritorna alla partenza". E anche il mio essere dinamo dentro non è bastato a rischiarare giornate che si facevano via via più buie, con il sole che calava ogni giorno un po' più presto e le nubi che troppo spesso si sono addensate nel cielo.

martedì 2 dicembre 2014

il mio natale di panno: i giochi

Per me Natale dovrebbe sempre far rima con gioco. Non dovrebbe passare Natale  senza che si sia giocato, almeno un po'. Con quelli in scatola da portare in tavola dopo luculliani banchetti. Pedine e dadi che rotolano tra le bucce dei bagigi, carte sparpagliate tra spicchi di mandarini profumati, ultime mani di rivincita bagnate da ultimi bicchieri della staffa.
Intanto sul pavimento in un tripudio di carte da pacchi stracciate e nastri sciolti i piccoli fanno amicizia con i nuovi arrivati: bambole, trenini, mattoncini. In sottofondo qualche Christmas oldies a basso volume e profumo di zenzero e cannella nell'aria.  

venerdì 28 novembre 2014

letture d'autunno

Sì, sì, d'accordo, tra poco è Natale. Poco...insomma, sempre di un mese si tratta. E comunque, stravolgimenti climatici permettendo, è ancora autunno. Ecco una manciata di suggerimenti per letture dal sapore di caldarroste. Da leggere sul divano mentre fuori pioviggina, o su una panchina al parco dopo aver raccolto croccanti foglie secche e variopinte.

mercoledì 26 novembre 2014

il mio Natale di panno: in casa

Essendo oggi il 26 novembre e mancando quindi da oggi un mese a Natale mi sento pienamente autorizzata ad aprire le danze festive a suon di campanelli anche qui, nel mio polveroso angolo di mar virtuale.
Polveroso perchè lasciato un po' a se stesso in questi giorni, ma ultimamente faccende varie mi stanno tenendo parecchio occupata qui fuori e il tempo, seppur galantuomo, si sta rivelando anche parecchio tiranno.
Ma non è certo questo il momento di batter la fiacca, dopo tutti gli sforzi fatti e l'impegno con cui mi sono applicata per arrivar sin qui. 
C'è da preparare, imbastire, allestire un Natale coi fiocchi, quest'anno. 
Che sia caldo e ristoratore come una tazza di cioccolata fumante dopo una faticosa camminata in montagna tra la neve. 
E colorato e frizzante come una bibita zuccherina, che tolga l'amaro in bocca. 
E profumato e speziato, come una pietanza gustosa che risvegli palati sopiti da sapori stantii.

Nei prossimi giorni metteremo mano a cartoncini, spaghi, gomitoli di lana, arance, cannella e pennelli e chi più ne ha più ne metta. C'è una casa da addobbare, un albero da vestire a festa, angoli e porte da agghindare. 
Vi mostrerò.

Intanto, mentre qui ci daremo un gran daffare, vi racconterò cos'ho combinato in questi mesi con ago, filo e panno in mano. Nei prossimi giorni, a intervalli assolutamente irregolari e imprevedibili, aprirò la porta, vi farò entrare in bottega e vi mostrerò cosa c'è sugli scaffali. 

Cominciamo subito, da oggi! 
Capitolo 1: gli addobbi per la casa. 

Presto sarà Natale...ci sono un mucchio di cose da fare! Sicuro di riuscire a ricordarti di tutto? Regali da comprare, addobbi da preparare, manicaretti da sperimentare per il pranzo dalla zia, gli auguri da spedire? 
Queste calamite tutte natalizie ti aiuteranno a tenere in ordine appunti e spunti, impegni e disegni, ricette e ispirazioni! 

lunedì 17 novembre 2014

l'albero delle patate

Mi è chiaro ormai. Il nostro albero delle stagioni si chiama così perchè ci mettiamo stagioni intere a vestirlo, svestirlo e rimetterlo a nuovo. Passiamo da un mese all'altro con i pennelli in una mano e la colla nell'altra. Iniziamo che la stagione nuova è agli albori e finiamo che momenti è già finita.
Quello di quest'autunno non è ancora finito, per dire. Però sta a buon punto. Non è bello come quello dell'anno scorso, ma si difende abbastanza bene. Almeno a mio modesto parere. Vi faccio vedere, poi giudicate voi.

Quest'autunno, dopo finocchi e pop-corn dell'anno scorso, è toccato alle patate. Un albero fatto solo con le patate. Se c'è una cosa che profuma di ricordi d'infanzia sono i timbri fatto con le patate, su questo non ci piove.
E infatti quando abbiamo iniziato non pioveva, e questo mite autunno si poteva ancora confondere con un tardivo colpo di coda estivo.
Ci siam messi sul tavolo della cucina, nostro prediletto luogo deputato al pastrocchio gastro-pittorico, e da alcune patate malandate abbiamo tirato fuori i timbrini che ci servivano.
Ho intagliato delle foglie e, ancor più semplice, delle mezzelune tagliando a metà degli spicchi. Opportunamente infilzati con degli stuzzicadenti i nostri timbrini erano pronti per tuffarsi nel colore.

venerdì 14 novembre 2014

in questi giorni

In questi giorni il tempo mi si è ristretto. Dov'è che sbaglio? Nella scelta di programmi sempre troppo lunghi o nei candeggi di macchie ed errori, negli ammolli di tensioni o nelle centrifughe di pensieri? 
In questi giorni faccio. Faccio sempre qualcosa. Ho bisogno di fare. Più faccio più mi carico, più mi carico più faccio, e più faccio più vedo luce. Come dicevo ad un'amica, sono una dinamo praticamente. Potendo, farei pure di più.

Oggi no. Oggi non ho concluso granchè. Una giornata con un'amica saltata, ahinoi. Dopo pranzo volevo scrivere un post su un libro bello, ma c'era il sole. E il sole, dopo giorni di pioggia, è più bello, si sa. E ora avrei voglia di raccontare delle pozze d'acqua sotto le altalene e dei sassolini di ghiaia calciati dentro, di Z. in cima allo scivolo che declama "vojo solo femine ne mio catello", di C. che se ne sta per le sue, e sono "sue" piene di fantasia, di mondi meravigliosi che io le invidio un po', perchè so di esserci stata anch'io e a volte vorrei tornarci, ma no so come. 
E loro due crollati esausti sul divano alle cinque del pomeriggio, che per oggi avevano dato abbastanza e la giornata poteva pure finire lì. E invece c'è stata la cioccolata calda alle sei, i cartoni alle sette, la cena alle otto, il pigiama alle nove, la buona notte alle dieci.
E a questo punto sono talmente stanca anch'io che di raccontare di pozzanghere, passeggiate sulla strada di casa, merende tardive e prolisse routine della sera non ho proprio più voglia.

In questi giorni mi chiedo un mucchio di cose. Trovo pochissime risposte, una manciata di sassolini appena. 
In questi giorni mi chiedo dove sto andando. Soprattutto se sto andando. 
In questi giorni continuano ad arrivare piccole soddisfazioni. Che mi motivano. 
In questi giorni arrivano incertezze, che mi destabilizzano.
In questi giorni ho pensato a questo mio posto. Inizio a sentire il bisogno di renderlo meno intimo, forse. Come se fosse arrivato il tempo di chiudersi un po'. Di filtrare un po'di più, con lenti rosa che più rosa non si può. Metterci dentro solo quello che fanno le mie mani, cosa vedono i miei occhi e dove mettono piede i miei passi. Manufatti, foto, viaggi. E cose belle per piccini. Una vetrina, ecco. Di quelle belle, graficamente impeccabili e dai contenuti sempre "wow", sempre in linea e coerenti, frizzanti e accattivanti. Con addosso quella patina lucida, di nuovo e ben confezionato, che ti fa scivolare un po', tenendoti sulla superficie senza mai andare un po' più giù, un po' più in là.

E poi invece ecco che torno qui e ci torno così. Così come sono. Con questo groviglio di pensieri, mal espressi. Ma sempre meglio che repressi. 

lunedì 10 novembre 2014

come vinsi la "guerra" e mi (faccia)librai

"Guerra" lo scrivo obbligatoriamente virgolettato, chè le parole hanno un peso e un significato e, anche a costo di sembrare a volte pesante, non è che mi piaccia poi molto usare parole grevi per chiacchere frivole. Diciamo che la guerra che ho vinto è quella tutta intestina alla "vecchia" che abita in me, che fa resistenza al nuovo, che si arrende di fronte alle proprie incompetenze e che, ammettiamolo, fa un po' la snob restando out piuttosto che in, sostenendo che sia più in essere out.
Ma facciamola breve. Io di digital-social-smanettamenti vari ne capisco poco o nulla. Continuo tuttora a stupirmi di come riesco a usare Blogger in autonomia con facilità e relativo appagamento: sì, mi piacerebbe saper fare qualcosa di più e meglio su queste pagine, ma chi si accontenta gode, e io mi accontento. Ora comunque so perchè ci riesco: è facile, tutto sommato facile. Lo stesso vale per Pinterest, che temevo fosse arduo e invece no, e ancor di più con Flickr. E okkei, questi erano gli ambienti virtuali nei quali mi muovevo con dignitosa destrezza.
Poi è arrivato lo shop. E nel giro di un mese o poco più mi è stato chiaro che dovevo fare qualcosina in più. Espormi, propormi, uscire dal bozzolo e cercare di spiccarlo questo benedetto volo. Con leggerezza ed entusiasmo. E quindi ho ceduto. Me l'aveva detto tempo fa un'amica conosciuta su questi lidi :"per il progetto dello shop potrebbe tornarti utile". All'epoca non mi ero ancora fatta coraggio a sufficienza per aprir bottega, figuriamoci il resto. Comunque alla fine ho seguito il suo, e di altri, consiglio e mi sono sbozzalata. 

Quindi da un paio di giorni questo blog, e soprattutto la mia neonata (o dovrei meglio dire tentata...) attività di handmaker, hanno la loro bella paginetta Facebook. Bella...Si fa per dire. Ammetto senza vergogna di non capirci granchè. Si metta agli atti che prima d'ora io su Fb non c'avevo mai messo piede. Davvero. Anche le pagine dei blog che seguo, mica sapevo che pur non avendo un profilo mio potevo entrarci lo stesso e leggerle. Per dire...

venerdì 7 novembre 2014

trenta dì: ottobre

Ottobre ha avuto un sottofondo musicale che ho ascoltato e riascoltato e riascoltato ancora. Ancora e sempre. Questo disco. Ogni momento era buono per ascoltarlo. In particolare questa. Me la sono cantata in giro per casa a squarciagola, stonata e calatissima nella parte. Un privilegio riservato solo a pochi sventurati intimi. Accendete le casse, e felice ascolto.

A ottobre ho raccolto tutto il sole possibile. Mi ci sono caricata le pile e sono andata avanti come un treno. Destinazione preferita: la terrazza. Gli ultimi pastrocchi liberatori, golosi caffè con un po', giusto un po', di gelato al mio privatissimo bistrot da un tavolino per due, cucire panno e lana sotto l'ultimo tepore della stagione, semi di zucca messi ad asciugare prima di essere tostati in un esperimento mal riuscito.

martedì 4 novembre 2014

come ci siamo conciati

Come ci siamo conciati. 
Ovvero come ci siamo fatti dei costumi per Halloween facili facili e veloci veloci con quel che avevamo in casa. 

Per lei la grande: cappello da strega in feltro viola, un nastro lilla scovato nella mia scatola dei nastri raccolti qui e là negli ultimi vent'anni, spilla pipistrella in pannolenci.

lunedì 27 ottobre 2014

nel bosco

Domenica siamo andati nel bosco. "Una" domenica, non ieri, che qui la differita è ormai una cifra stilistica.
Era una bella giornata, iniziata col sole e finita con il cielo vagamente velato, il tepore d'ottobre ci ha invitati fuori e noi siamo andati.

Mi piace andare nel bosco, dopo un pranzo in malga poi, ancor di più.
Nello zaino una merenda, un golfino di scorta, fazzoletti.
Bello passeggiare nel bosco. Con due orsi ai piedi poi, ancor di più.
Un ramo raccolto da terra, indispensabile bastone da passeggio per avventurarsi tra distese di foglie secche, pozze di fango, piccoli pendii poco scoscesi tra radici contorte e sassi ballerini.

venerdì 24 ottobre 2014

mamma, chi sono io?

Spesso mi fermo a guadarli, i miei figli. A guardarli un po' di più, un po' più in profondità, un po' più giù, un po' più in là. Oltre a questo tempo presente, oltre a quello che palesemente manifestano, al di là della loro burrosa scorza di bambini. A volte sembra di riuscire a coglierne in pieno peculiarità e carattere, sfumature e attitudini, quasi non abbiano più misteri per me. Altre volte ricamo fantasiosi ritratti di loro da grandi: cosa faranno, come saranno, chi diventeranno, spesso fuorviata dalla loro passione del momento. Altre volte ancora mi commuove l'innegabile evidenza che c'è un nocciolo duro, custodito nel profondo del loro essere che mi sfugge ora e sempre sfuggirà. C'è un nucleo insondabile sotto strati di risate a crepapelle e coccole al miele, di litigi e capricci, di salti e corse e marachelle, di pianti inconsolabili e calde lacrime, di sorrisi sdentati e occhioni sgranati. La loro identità nella sua più piccola ed infinitesimale particella, un concentrato in continua evoluzione a cui sono ammessa a partecipare, a cui posso assistere, ammirarne stupefatta i prodigi, interrogarmi affascinata sui meccanismi che muovono il tutto, e accettare con rispetto e fiducia l'evidenza che loro sono altro da me, ogni giorno di più. E non basterà una vita di "come stai? come va? cos'hai fatto oggi? perchè non mi racconti?" ad aprire la più piccola delle loro porte, l'ultima, quella che custodisce il loro essere più profondo, che appartiene solo a loro. Resterà sempre un gran privilegio aver potuto assistere al loro mettersi in piedi, sbocciare e andare per il mondo, lasciandoli liberi di essere quel che vorranno, come vorranno, amandoli sempre e comunque.

mercoledì 22 ottobre 2014

secchiello o scherzello?

Fra le dipendenze da cui mai guarirò, e nemmeno mai vorrò guarire, ci sono i formaggi. Quelli freschi in particolare. Mozzarella, ricotta, stracchino, casatella, stracciatella e, lei, l'unica,  la sola, l'incomparabile, l'ineguagliabile burrata. Quando mangio una burrata, alla temperatura giusta, con il perfetto grado di scioglievolezza all'interno io vado in deliquio, giuro. Seduti a tavola con me mentre ne addento voluttuosa un pezzo potreste vedermi chiudere gli occhi e abbandonarmi senza ritegno nè dignità ad un momento di libidinoso piacere gastronomico. 
Da quando ha aperto una focacceria pugliese vicino a casa io sono una donna felice.
Posso uscire, fare due passi, varcare la soglia della loro bottega e tornare a casa con una burrata degna del suo nome: 350 grammi di bianca golosità, da tagliare in quattro, portare in tavola e darsi al gozzoviglio. Altro che quelle burratine del supermercato...buone, per carità...ma piiiiccole, così piccole che me le mangio in un boccone. Unico pregio: la confezione, 'chè se il packaging è una piaga ambientale, la possibilità di trasformarlo, riciclarlo e reinventarlo, bè, questo lo assolve da parecchie accuse. 
Queste burratine per esempio venivano vendute in questi secchiellini neri, piccoli, con il loro coperchietto, nero pure quello, e un piccolo manichetto. Era estate quando me i sono ritrovato tra le mani e subito il pensiero è corso qualche mese avanti e il loro destino di rifiuti scampati alla pattumiera era già segnato: sarebbero diventati cestini porta dolcetti per la festa più pauuuurosa dell'anno.

lunedì 20 ottobre 2014

Venezia

Un sabato di fine settembre sono stata a Venezia. 
Settembre è il mese migliore per passeggiare a Venezia. Settembre e maggio. Soprattutto la sera. Dall'aperitivo in poi. Cominci in maglietta, finisci con un golfino a coprire le spalle e le gote rubiconde, il passo incerto sui gradini dei ponti e un'allegra ridarella sulla bocca. Una volta, perlomeno era così. Ora è da parecchio che non succede proprio così. Diciamo che per contingenze ed incombenze genitoriali mi fermo al golfino sulle spalle.

Resta comunque sempre un sublime piacere passeggiare per calli e ponti. 
Non quelli battuti dalle orde barbariche di turisti molesti, ma quelli che si intrecciano nelle retrovie, in quei sestieri di Venezia più residenziali, quelli dove la gente vive, va a scuola, esce a far la spesa in barchino, stende i panni da palazzo a palazzo sospesi sopra canali e rii.


giovedì 16 ottobre 2014

questo è (il nostro) halloween

Mai come quest'anno ho voglia di Halloween. Perchè mai come ora ho bisogno di esorcizzare paure e ridere in faccia ai mostri che albergano abusivi nelle mie giornate. 
Se poi la sorte mi assiste ci sarà da fare gran festa davvero. Questo Halloween potrebbe avere un sapore tutto speciale. Liberatorio e dissacrante, riparatore e conciliatore. Potremmo farci delle gran belle e tonde risate, alla facciaccia di mostri, paure, terrori. Ricacciarli giù da dove sono venuti, chiudendoli a doppia mandata nello scantinato delle cose passate. Tirare un gran bel sospiro di sollievo e iniziare a riempire i polmoni di aria fresca, nuova, leggera.

Quindi qui, comunque vada, ci stiamo attrezzando.
Complice la seconda (di già) febbre della Grande che la sta tenendo a casa ieri mattina ci siamo dedicati ad una lunga mattina di creatività in salsa arancio-nera.

venerdì 10 ottobre 2014

fratellino zuccavuota


Quando ho saputo di essere incinta del Piccolo, la Grande non era affatto grande. 11 mesi appena. 

Quando il Piccolo è nato facendo di lei una sorella maggiore, lei grande non lo era ancora, proprio per niente. 19 mesi e mezzo appena. 

Nonostante la sua tenerissima età, tenera come le sue guance ancora di burro, abbiamo sempre cercato di farle capire cosa stava succedendo, rendendola partecipe dell'attesa e facendo del nostro meglio per prepararla al lieto evento, consapevoli del fatto che per lei, così di primo acchito, tanto lieto forse non sarebbe stato. 
E altrettanto consapevoli che per quanto uno cerchi di prepararsi a certe cose, pronto davvero non lo sarà mai, e l'unico stratagemma per "uscire vincitori" da certe rivoluzioni è mettersi tranquilli ed affrontarle giorno per giorno, senza troppe ansie e concedendosi il diritto di viverne debolezze, scivoloni e piccole cadute. 

Nel nostro piano di "prepara la bimba all'arrivo del piccolo" erano incluse letture e piccoli libri. Data la sua giovane età ovviamente ci siamo orientati su letture molto semplici, storielle brevi in cui fossero le illustrazioni a parlare più delle parole.
Avessi conosciuto questo libro all'epoca lo avrei senz'altro aggiunto alla lista.
La storia non l'avrebbe certo seguita del tutto, tanto meno compresa pienamente. Però le illustrazioni, oh le illustrazioni di questo libro...le avremmo senz'altro guardate e riguardate, ammirate e rimirate, tessendo su di loro parole ed emozioni a sua misura.

lunedì 6 ottobre 2014

thanks god t's autumn again



Ieri era una bellissima giornata. Luminosa, tiepida, l'aria frizzante e profumata, il cielo di un azzurro raro e prezioso. Una di quelle giornate che andrebbero colte e sfruttate: uscire, andare, gironzolare.
La giornata ideale per un giro sui colli, reflex al collo e uno shooting di foliage per saziare gli occhi e un cartoccio di caldarroste tra le mani per deliziare il palato. 
Il giornale, per la cronaca, scriveva "spiagge prese d'assalto", dopo un'estate passata a scrivere l'esatto contrario.

La mattina abbiamo fatto una breve passeggiata fino alla piazza. Una volta a casa ci siamo concessi un pranzetto junk-food come si deve: hamburger casalingo e patatine fritte. Non proprio il tradizionale pranzo della domenica, ma quando ci vuole ci vuole.
Dopo di che io avrei tanto voluto si mettesse a piovere.
Bizzarro no? Mi capita spesso. Quando il cielo è plumbeo e non fa che piovere bramo un raggio di sole e uno sprazzo di cielo azzurro, quando splende il sole oscurerei il cielo con un bel velo grigio e aprirei il rubinetto per far scendere catinelle di gocce di pioggia, placida, calma, lenta.
Si potrebbe confonderla con la sindrome nota con il nome di "mai contenta".

mercoledì 1 ottobre 2014

trenta dì: settembre

Bevo il caffè, da sola. Fuori piove, il Piccolo dorme, Lui non c'è, Lei è a scuola. Bevo il caffè, da sola, e assaporo questa parvenza di normalità, di ritorno ai soliti ritmi, ai vecchi tempi. Come se questi mesi non ci fossero stati, a volte quasi dimentico, per pochi attimi, per istanti in cui mi tuffo nei miei giorni, nelle sue piccole cose, confezionandomi ad arte l'illusione che tutto sia normale, come prima, come sempre.

Bevo il caffè, da sola. Il mio macchiato sta solo soletto davanti a me, non c'è Lei con la sua tazzina di latte a farci compagnia. Non c'è l'amica speciale con noi, a cui offrire un caffè nero e una coccola di cioccolato. 
Bevo il caffè, da sola. e parto per il mio solito viaggio nel tempo. Breve breve, appena trenta giorni. 
A ritroso tra i ricordi, le collezioni di piccoli momenti, le raccolte di tesori preziosi, gli incantesimi di questo tempo. 
Questo tempo che , grazie al cielo, passa. Passa comunque, passa nonostante tutto. Passa anche se io sono in stand-by. Passa e mi porta sempre più vicina al traguardo. Al verdetto. Alle risposte, quelle attese, quelle temute, quelle sperate.
Passa e mentre mi passa davanti cerco di acciuffarne pezzi, brandelli con cui cucirmi una nuova veste per quel che ci sarà poi. 
Passa e intanto aspetto di ricominciare a vivere. 

martedì 30 settembre 2014

un lampadario d'ocra

Qui a Casanuova continuano a mancare un sacco di cose. Siamo a buon punto, non proprio un punto finito, di quelli che poi vai a capo. Diciamo piuttosto un bel punto e virgola. Resta ancora molto da fare, sistemare, scegliere e comprare. O scegliere se comprare, in molti casi.
Per esempio i lampadari del salotto: erano una questione in sospeso da tempo. Prima bisognava arredare il tutto, poi avremmo scelto anche i lampadari.
E invece di sceglierli e comprarli, me li sono fatta da me. Ed è stato facile, talmente facile che vi faccio vedere come, così potete farveli anche voi, se vi piacciono.

Ho iniziato dal colore. Avevo questi tre vasetti di ocra, portati a casa da Roussillon, che aspettavano di essere usati e d'interpretati da tre anni. Li tenevo lì in attesa dell'idea giusta, del progettino che desse loro vita facendoci godere delle loro tinte calde, ricordandoci quel bellissimo viaggio. E finalmente l'idea è arrivata.   
Quindi, con il supporto dei miei validi e vivaci aiutanti, ho spennellato di acqua e ocra sei fogli(due per ogni sfumatura d'ocra) di carta ruvida, quella da acquerelli.

giovedì 25 settembre 2014

al calar del sole, allo spuntar della luna

Fammi distrarre un po', o blog.
Che i brutti pensieri stanno appollaiai sulla mia spalla come bigie civette, il primo malanno di stagione (di già...)  occupa abusivamente il mio naso e la mia gola, e tazze di tisana calda scaldano le mani, ma non l'animo.
Fammi raccontare qui le cose belle, in differita come sempre, che stare al passo con il giorno dopo giorno non è il mio forte. 
Fammi concludere racconti e chiudere capitoli, prima di aprire copertine di nuovi libri, ancora tutti da scrivere. Che sto imparando l'importanza di terminare una cosa prima di iniziarne un'altra: la foga del fare spesso affoga in un mare di inconcludenza. 
Una cosa alla volta, questo è il segreto non del successo ma della serenità.
Fammi riprendere il filo dei discorsi iniziati: devo ricamare bei ricordi.

Torno un passo indietro, anche più di uno.
Torno all'estate. Ai giorni di sole e ai luoghi di mare.
Torno alle nostre piccole vacanze, quelle al mare qui vicino, il mare delle piccole occasioni.
Torno a Caorle.
Torno a quando il pomeriggio finisce e dopo bagni, castelli di sabbia e gare di biglie sulla spiaggia è tempo d'altro.
Tempo di passeggiare un po' con il naso all'insù, lasciando che profumini mangerecci stuzzichino palati e appetiti.Caorle ci piace per questo, per quella piccola ma gradevolissima possibilità che offre di aggiungere qualcosa in più a un paio di giorni di mare.
Il centro storico è graziosissimo. Piccolo, raccolto, colorato.
Il sole che cala sugli scuri di legno, su calli e campielli, i primi lampioni che si accendono e dalle cucine profumo di vongole e intingoli di mare.

venerdì 19 settembre 2014

letture per l'estate (prossima)/2

Avete preso carta e penna? Un post-it? La vostra agendina? Bene.
Ecco gli ultimi due consigli di letture per i piccoli da tenere a mente per la prossima estate.
I primi erano questi tre. 

Lo conoscete il Topolino chiuso in un libro? Se non lo conoscete ancora spegnete il pc e fiondatevi in libreria, in biblioteca, dove vi pare e andate a cercarlo e a fare la sua conoscenza. Vi conquisterà.
Vi lascerà senza parole. Non ce n'è nemmeno mezza in tutto il libro. Solo delicatissime, leggere, frizzanti e briose illustrazioni ad acquerello. Belle come poche.
In questo libro il Topolino chiuso in un libro è alle prese con la sua seconda avventura.
Si trova, come d'abitudine, chiuso in un libro. Come d'abitudine cerca di uscirne. Per riuscirvi si affida alla migliore delle sue risorse: i dentoni.
Mordicchia-mordicchia inizia a scorgere qualcosa oltre l'angolo di quel piccolo squarcio sul foglio.
Sbircia oltre e...continua a mordicchiare. C'è dell'acqua...
E io mi fermo qui, perchè ci sono piccole meraviglie che non vanno svelate, come le belle sorprese.

mercoledì 17 settembre 2014

habemus negotium

Ci sono decisioni che ci metto un sacco a prendere.
Spesso non sono nemmeno le più importanti.
Sulle più importanti mi butto, impulsiva ed entusiasta.
Di solito in quindici giorni la decisione è presa e la nuova avventura cominciata.
Quando ho lasciato il domo natìo per andare a vivere con le amiche, quando siam saliti a bordo di Casavecchia,  quando "ho voglia di un bambino", quando abbiamo scelto la casa da comprare  per cui indebitarci peri prossimi trent'anni...ho sempre scelto e deciso in due settimane nette.
Poi invece per le cose "banali", quelle che anche se vanno male mica succede nulla di grave, quelle che richiedono una qualche mezz'ora e qualche click ci impiego mesi. Anni, a dire il vero.
Tempo in cui combatto strenuamente contro le mie insicurezze e timidezze, alternando le battaglie a periodi in cui rinuncio, dimentico, rimando arrendevole e poco determinata.
Però. Però prima o poi ce la faccio.
Con calma, con i miei tempi bradipi, con i miei rossori sulle gote, con i miei se e i miei ma.

lunedì 15 settembre 2014

parentesi tonde

Passa il tempo, si accavallano gli anniversari, sfumano i ricordi, si placano i dubbi. 
Inizio a pensarti meno, da un po' di tempo. Non so nemmeno come sia successo. 
Ho vissuto, e tanto è bastato. Ci siamo viste meno, e questo ha aiutato. Un po' non ne avevo voglia, di venirti a trovare. Un altro po' sapevo che ad un certo punto sarebbe stato necessario starti lontana. Si sa: occhio non vede, cuore non duole. 
Poi arrivano le ricorrenze a ricordare, a segnare sul calendario il tempo che passa e a farmi mettere sulla bilancia quei soliti quattro etti di considerazioni, pensieri, ricordi.
Mi manchi molto, moltissimo a volte. Mi manca tutta la fiducia nel futuro, la promessa di vita che avevi fatto germogliare in noi. La solita stupida languida nostalgia per quel che è stato e sai che non tornerà.
Questo settembre è perfino peggio di quello in cui ti ho lasciata. Non l'avrei mai creduto possibile, e invece. La vita sa sorprendere e stupire sempre, nel bene e nel male, meritandosi applausi e imprecazioni, lodi e maledizioni. 
Mi chiedo come sarebbe stato affrontare  quest'estate lì da te. Meglio? Peggio? E chi può dirlo? Farei meglio a smettere di illudermi che esistano risposte al gioco dei se e dei ma. 
Lì da te, come poi? Con chi? Che non è rimasto quasi nessuno, ormai.

venerdì 12 settembre 2014

letture per l'estate (prossima)/1

Il cielo stamane è plumbeo e i calzini ai piedi suggeriscono che è tempo e ora di congedare la bella stagione. Lo faccio più che volentieri: quella che sta per iniziare mi piace sempre più, da qualche anno. E soprattutto non vedo l'ora di lasciarmela alle spalle, quest'estate.
La saluto così, con questa carrellata di consigli libreschi: le letture che ci hanno tenuto compagnia in questi mesi.
Cominciamo!

venerdì 5 settembre 2014

il mare qui vicino: caorle


Il mare qui vicino non è un bel mare. Appartiene a quel tratto d'Adriatico piatto, uniforme, monotono. La sabbia scura, di un tono di grigio molto vicino al cemento, con troppo cemento vicino. Le spiagge puntellate da stabilimenti balneari e trafitte da file ordinate di ombrelloni.
L'acqua, anche quando tocca vette di trasparenza e limpidità, è comunque lontana dalla mia idea di mare cristallino. Sfumature non ce n'è e se ci sono comprendono nella loro palette tinte poco accattivanti. Tipo il beige.
  
Comunque a volte ci andiamo al mare qui vicino nelle piccole occasioni: quando non possiamo stare via molto, quando la voglia di un paio di giorni sotto il sole e con i piedi in ammollo si fa troppo impellente, o ancora quando, dopo aver già esaurito il capitolo "viaggi e vacanze" della stagione andiamo a salutare l'estate come si deve, facendo scorta di luce e salsedine prima dell'autunno.

lunedì 1 settembre 2014

trenta dì: agosto

E intanto fuori piove. E mi lascio consolare da questa placida pioggia settembrina, dopo lo scroscio e i fulmini di ieri sera. Se le cose non fossero andate come sono andate ora saremmo stati in viaggio. Dove ancora non lo sapevo, e a questo punto non lo saprò mai. Avevamo in mente molte mete, avevo scandagliato i fondali del web alla ricerca di campeggi e appartamenti e  b&b, organizzato itinerari e tappe, paragonato le migliori tariffe di traghetti con chilometraggi a metano lunghi quanto lo stivale. Sardegna, Corsica, Isola d'Elba, Basilicata. Avevo un viaggio di due settimane (quasi) pronto per ognuna di queste mete. Pure per Naxos, avevo trovato un appartamento sul mare di quelli che ti fan dire mollo tutto e vivo qui. Bastava scegliere. E invece niente.
Poco male vorrà dire che il prossimo anno risparmieremo tempo in fase organizzativa. Un lato positivo bisogna pur trovarlo, no?

Il mese appena finito per esempio. Di queste tre decine di giornate appena trascorse molte di certo non verranno archiviate tra i miei migliori ricordi. Purtroppo ciò non basterà a farmele dimenticare. Spero solo che il tempo, galantuomo e clemente, sappia sfumarne i contorni e sbiadirne i colori.

Di queste tre decine di giornate appena passate ho trattenuto i momenti migliori, per metterli sull'altro piatto della bilancia. 
Ci sono state giornate di festa, funestate dal cattivo tempo e riscaldate dall'abbraccio di amici e famiglia. 
Una bambina è diventata un po' più grande. E io la guardo, svettare su quelle sue gambe lunghe che  a suon di salti e danze la portano ogni giorno un po' più lontana da me, da quegli abbracci che ora le vanno, di già, un po' stretti.

venerdì 29 agosto 2014

acqua, sale e un q.b. di colore

Quando piove l'acquerello chiama. Sabato scorso per esempio qui pioveva. Eccome se pioveva. D'altronde è agosto, pare giusto, no? Quindi, visto che pioveva, abbiamo tirato fuori pennelli e acquerelli e ci siamo messi all'opera, prima che la noia ci trascinasse a fondo-divano.
L'ispirazione l'abbiamo presa da Laura e vi consiglio di seguire il suo tutorial per sapere bene come fare, perchè a noi non è venuto altrettanto bene, ma miglioreremo!
Comunque questo è quello che abbiamo combinato noi, mentre la pioggia scendeva a catinelle fuori dalla finestra.

Acqua, colore, pennelli, carta ruvida e sale grosso, questo l'occorrente. 
Prima di tutto bagnare bene il foglio solo con acqua. Poi preparare il colore.

lunedì 25 agosto 2014

l'albero delle stagioni: estate, comunque


Era luglio. Che sarebbe stata un'estate quantomeno anomala era ben chiaro già a molti.  A noi poi, non parliamone nemmeno. Le lunghe e lente giornate andavano ingannate in qualche modo. Le attese e le noie e le ansie andavano raggirate, altro che ingannate, bisognava farsi beffe di loro. Conosco pochi modi per riuscirvi. Uno su tutti: sfamare occhi e mani, di colore e materia. Farli muovere, dar loro da fare, inventare, creare.

Era luglio. Che sarebbe stata un'estate quantomeno anomala era chiaro a tutti. Che non sarebbe proprio cominciata in questo lembo di stivale non se l'aspettava ancora nessuno però. Sì, insomma, c'era fiducia, evidentemente mal riposta, nel clima e nell'avvicendarsi delle stagioni. Noi qui si celebrava, come sempre, il cambio di stagione svestendo e rivestendo il nostro alberello. 
In poche e semplici mosse. 

martedì 19 agosto 2014

quattro giorni di mare

Da bambina non mi ci portavano mai al mare, nonostante fosse ad un'ora di auto da qui. Ho giusto qualche foto di una giornata in spiaggia: io, due anni, senza costumino, la sabbia scura, i parenti sfocati in secondo piano in ordine sparso tra asciugamani e piedi in ammollo. Le altre foto di me bambina al mare mi ritraggono imbaccuccata e a tratti imbronciata, in passeggiate pomeridiane di domeniche invernali. Tutto il resto è montagna. E boschi. E il lago, con le sue dolci acque pesanti, il prato al posto della sabbia, papere e canneti invece di conchiglie e alghe.

Quando poi ho conosciuto il mare mi sono fatta una solenne promessa: non sarebbe più passata estate senza che i miei occhi vedessero il mare. Nessuna estate, anche la più balorda. E questa lo è stata eccome, balorda. Cascasse il mondo, io sarei andata al mare ogni estate. E quest'estate il mondo, il mio mondo è cascato, eccome.

venerdì 8 agosto 2014

vacanze romane: macro-rete dei draghi

Del diario di viaggio (ormai lontano...) romano era rimasto fuori l'ultimo capitolo. L'ho ritrovato fra le bozze e ora lo "sbozzolo" come una farfalla, leggera e variopinta.

Eravamo ormai giunti alla fine di quella settimana romana, quello che dovevamo fare e vedere l'avevamo fatto e visto, eccezion fatta per quelle rinunce sulle quali mi ero mesa il cuore in pace.
Era venerdì, e dopo una settimana di pioggerelline modeste e moleste, temporali stentati e sventati, ecco che il cielo si metteva a fare sul serio.
Nero plumbeo, pioggia a secchiate, vento e pure freddo. Olè.
Una di quelle perturbazioni destinate a durare tutto il giorno o giù di lì, non lasciando spazio a speranze di miglioramento.
E così ci giocammo la carta Macro che avevamo tenuto in serbo come un asso nella manica per risolvere un'eventuale giornata "no" con una buona dose di intrattenimento indoor.

lunedì 4 agosto 2014

trenta dì: luglio

Tempo fa una persona passava di qui e mi lasciava un commento che, nella sua brevità sincera, concisa e genuina, mi aveva fatto un gran piacere davvero, dando un senso, uno in più allo scrivere qui. Perchè sì, la storia è sempre quella, scriviamo per essere letti. E quando qualcuno che ci legge ci apprezza in modo semplice, diretto, senza fronzoli e orpelli, cogliendo un lato di noi a cui in qualche modo teniamo e vorremmo arrivasse agli altri, oh bè, non so per voi, ma per me sono piccole grandi soddisfazioni.
Comunque in quel commento mi veniva detto "mi piace il garbo con cui scrivi". Tra l'altro nel post in questione parlavo di lavatrici e pannolini lavabili, ( d'accordo, non solo, anche di ecologia, manie, mode, fanatismi ed estremismi green ed affini...) quindi sì, insomma, un bel traguardo, scriverne con garbo, no? Soprattutto per una come me: credetemi, qui fuori non sono poi dotata di molta grazia. Anzi. Dico un sacco di parolacce, davvero tante. Sbotto spesso. A volte molto polemica, spesso molto critica. Tendenzialmente provocatrice. Mediamente lunatica e facilmente malinconica. Senza filtri, ho una mimica facciale che mi frega spesso e volentieri. Quel che penso me lo leggi in faccia, anche se tengo la bocca chiusa. Soprattutto quando tengo la bocca chiusa.
Però.

mercoledì 30 luglio 2014

in an octopus's bathroom

Se mi dicessero che posso portare via con me, (dove? bho...un'isola deserta, un altro pianeta, un eremo incantato...) solo dieci cose, tra queste dieci cose ci sarebbero i dischi di Beatles, senza dubbio. Se mi dicessero che dei Beatles posso portarmi via solo dieci canzoni, una sarebbe  "Octupus's garden", senza dubbio. Perchè è la quintessenza di quel che amo dei Beatles: la raffinata capacità di mettere in musica parole grosse come macigni, pensieri profondi come abissi, intingendo tutto di una rara e soave leggerezza. L'obladì-obladà, il na-na-na-na a ripetizione continua ed ininterotta, il la-la-la-la che prende in ostaggio le tue orecchie. 

"Octopus's garden" la cantavo in ospedale a Cora , i primi giorni. Le cambiavo il pannolino e  intanto canticchiavo, guardando quella pesciolina venuta dal mare profondo.

In questi giorni ci andrei volentieri, laggiù, in fondo al mare. Al riparo da tempeste, grigiori e pensieri. Solo noi quattro. Felici e al sicuro. E invece siam qui e cantiamo e danziamo e cerchiamo di portare luce e colore in queste giornate. Coccoliamo Casanuova, questo nostro nuovo nido, sempre meno nuovo e sempre più nostro. Coloriamo queste quattro mura. Cerchiamo di distrarci. Facciamo passare il tempo, questo tempo così poco clemente, e non parlo del meteo.

venerdì 25 luglio 2014

la tempesta

Lunedì siamo stati in biblioteca. Abbiamo portato a casa questo libro che altre volte avevamo letto lì. Ma questa volta è venuto a casa con noi. Poche pagine, una storia breve. Uno di quei libri che parla ai piccoli quanto ai grandi. Forse più ai grandi che ai piccoli. Un libro di cui ora avevo bisogno.

venerdì 11 luglio 2014

in questi giorni

Faccio il pieno di luce, in questi giorni.
Quella forte e luminosa che splende prima della tempesta.
Ve ne lascio un po'.
Godete di ogni attimo. Sempre e comunque.


martedì 1 luglio 2014

trenta dì: giugno

Se ci fosse un torneo dei mesi giugno sarebbe in testa alla classifica dei mesi più ricchi, finora.
Ricco di piccole cose ed infinitesimali gioie, che sono le migliori.
Costellato di momenti speciali e adagiato su un prato di brillante quotidianità.
Il tempo libero, che accarezza la noia, rendendola docile e dolce.
Lo stare fuori, lo stare dentro. E goderne comunque.
La luce forte, che abbaglia gli occhi e illumina la pelle.
Il riparo della casa, i giochi sul tappeto.
I pic-nic improvvisati al parco e le ultime pizze in casa.
I miei successi botanici sul balcone, del tutto spontanei. E sorprendenti. Tipo che un vaso di portulaca ha superato l'inverno in serra, e ora, oltre a fiorire di due colori diversi, ospita anche una vinca bianca, che io, giuro, non ho messo lì!

mercoledì 25 giugno 2014

gioie brillanti

L'idea è stata sua, della piccola grande di casa. Io le sono andata dietro a ruota, figuriamoci.
Mettendo ordine (finalmente...) fra libri, scaffali e mensole è sbucato fuori un pacchetto ancora integro di das. Lei l'ha trovato, se l'è girato fra le mani, se l'è guardato per benino e, ispirata dalle foto sul pacchetto, ha fatto la sua proposta: mamma...facciamo anche noi una collana così?!?
Che fai le dici di no? Certo che la facciamo la collana! Mamma poi è da parecchio che non crea perline, da quando ha deciso di non cucinare più il cernit nel forno di casa, chè non le sembrava un'idea tanto salubre. Poi si era ripromessa di comprarsi un piccolo fornetto elettrico per cucinare le sue coloratissime perline che sembravano caramelle...ma son passati anni, cambiate passioni, sopraggiunti altri, chiamiamoli così, impegni. E il fornetto non è più stato comprato.
Quando ci siamo seduti sul tavolo della cucina a rigirarci fra le mani piccole palline da bucare con lo stuzzicadenti son tornata indietro di una dozzina d'anni: i pomeriggi al rientro dal lavoro, un buon caffè in compagnia, tante chiacchere e sul tavolo una distesa di perline.
E così ci siamo messe all'opera,ognuno a modo proprio.

giovedì 19 giugno 2014

vacanze romane #4

Su Internazionale della scorsa settimana c'era un articolo di una giornalista di The Guardian, Kate Corner, che raccontava del suo recente viaggio ad Amsterdam con famiglia e, quindi, bambini al seguito.
Oltre a suggerimenti sulla città, raccontava anche dell'alloggio: un appartamento in affitto trovato tramite Kid&Coe, agenzia che riunisce appartamenti e casa private affittabili per vacanze e brevi soggiorni a misura di bambino, quindi completamente equipaggiati di lettini,culle, fasciatoi, seggioloni fino a complete play-room a disposizione degli ospiti, e consigli e suggerimenti lasciati dai padroni di casa per godersi la zona anche con dei mini viaggiatori. Ho dato un'occhiata veloce al sito: case meravigliose, prezzi non sempre economici (...anzi), ma case meravigliose.
L'articolo cominciava così: La maggior parte dei genitori con bambini piccoli sa che con loro non si fanno vere e proprie vacanze, ma sono dei momenti in cui si bada ai figli godendosi un panorama migliore.
Affermazione con la quale mi trovo enormemente d'accordo. Lo spirito con cui viaggiamo in un paio di semplici righe.
Da quando ci sono anche loro viaggiare non è più una serie di tappe ed itinerari da studiare e da seguire pedissequamente. Non ci sono più elenchi di mostre-musei-monumenti da vedere a tutti i costi, senza se e senza ma. Non si da più alcuna importanza al "ci sarebbe da vedere questo e pure quello."
Da quando ci sono loro si passeggia, si bighellona, si sta naso in sù a scorgere curiosità con occhi stupiti, e spesso si cammina a testa bassa, con occhi aperti e orecchie tese a scrutare il loro umore e ad intercettare i loro bisogni e desideri.
Si va a braccio. Si parte da un punto e non si sa dove si andrà a finire, tanto meno quando.
A Roma abbiamo passeggiato tanto. Senza fare molto altro che non fosse passeggiare e respirare. 
Come avremmo fatto un pomeriggio qualsiasi qui da noi. Solo che l'abbiamo fatto lì, con un panorama migliore davanti agli occhi.

Un giorno ci siamo lasciati Piazza San Pietro alle spalle. Abbiamo mangiato pizza al taglio su una panchina sotto Castel Sant'Angelo poi, attraversato il ponte abbiamo preso via dei Coronari, godendoci lo scarso andirivieni che incontravamo e curiosando tra vetrine di antiquari e botteghe di modernariato, piccoli bar e pasticcerie che sembravano gioiellerie, i muri rossi, le insegne vecchie.
Siamo sbucati in Piazza Navona e poi a Campo dei Fiori.

martedì 17 giugno 2014

fino alla luna

Ci sono amicizie che durano e crescono col passare delle stagioni. Amicizie che vengono da lontano. Lontano nel tempo e nello spazio.
Noi ci siamo conosciute sui banchi di scuola ai tempi del liceo.
Solo che il mio banco si trovava nell'entroterra veneziano e il suo in Bretagna. Per un paio di settimane siamo state compagne di classe e di camera da letto. Corrispondenti era il termine tecnico: fa un po' giornalismo di frontiera, ma tant'è...
Ci avevano abbinate per l'età e per le affinità venute a galla nelle nostre lettere di presentazione. Funziona così con gli scambi di classe. Che poi l'abbinamento sia azzeccato mica è garantito: lo scambio con l'Austria ebbe molta, ma davvero molta, meno fortuna.
Comunque quella volta sembrava che i professori ci avessero visto giusto: appena scesa dal bus nel cortile del liceo lei mi venne incontro e mi disse "stasera facciamo una festa da me, ti va?" e già così mi stava simpatica. Entrata in camera sua l'occhio mi cadde subito sul cd dei Placebo, che avevo anch'io: il primo disco quando ancora non se li filava nessuno e se li nominavo a qualcuno mi veniva risposto "pla...che?...", e pensai "oddio grazie!".
Legammo subito, fortissimo e tantissimo. Due settimane dopo toccava ai francesi venire da noi. Passammo un'altra settimana scoppiettante, tra calli di Venezia e vaporetti, aule di liceo, concerti in quel che era il mio club del cuore all'epoca e pub.
Lei si innamorò dell'Italia. Negli anni successivi venne spesso a trovarmi, a Carnevale e d'estate.

venerdì 13 giugno 2014

il dado è tratto e colorato.

Pare ovvio, no?
Dopo una settimana passata a boccheggiare,privata della benchè minima voglia di fare alcunchè al di fuori dello stare sotto le fresche frasche, arriva finalmente il fine settimana. non vedi l'ora di asserragliarti nell'orto di famiglia per fare una festosa grigliata in compagnia, che ci sarebbe anche un compleanno da festeggiare volendo, godendoti tutto il refrigerio dei piedi in ammollo nella piscinetta dei bimbi e della birra fresca bevuta a canna e invece...
E invece a quanto pare arrivano tempeste e compagnia bella. Pure violenti, dicono. Che a me mettono un po' di paura quando esagerano.
E quindi niente, cambio di programma.
Da fare in casa non manca: finire di riordinare libreria e mensole che finalmente i nostri libri sono stati liberati dalla prigionia degli scatoloni in garage, eliminare tutto quel cartone dalla stanza "Quantarobba", che vabbè il riciclo creativo, ma una discarica in casa anche no, così da riprendere possesso di quell'angolo che dovrebbe aiutarmi a creare e a tentare 'sta benedetta avventura dello shop, invece che accumulare polvere e disordine.
Insomma non c'è di che annoiarsi. Per me.
Per i piccoli di casa invece bisognerà inventarsi qualcosa: dopo una settimana ininterrotta di giardino, parco, giri in bici e vita all'aria aperta occorre tirare fuori dal cilindro dell'intrattenimento indoor qualche buona idea.
Cercherò nella mia infinita lista di "bello questo...lo facciamo anche noi?!?"
A chi passa di qua lascio invece questa sempilicissimissima ideuzza per giocare ad imparare i colori e imbrattarsi un po' di colla appiccicosa, che tanto con l'afa dei giorni passati non dovrebbe essere un problema.
Se anche da voi dal cielo verranno giù fulmini e saette almeno in casa vostra splenderà l'arcobaleno.

Occorrente:

  • un dado. Potete costruirne uno in cartoncino, o usare una scatola in disuso, o attaccare dei pezzettini di carta su un dado normale. L'importante è che su ogni lato compaia un colore diverso, magari i principali se giocate con bimbi piccoli. Con bimbi più grandi invece potete giocare un po' più difficile usando magari più sfumature di uno stesso colore, così tanto per sfidare l'occhio! Noi abbiamo giocato facile saltando a piè pari la fase di costruzione e decorazione del dado grazie ad un regalo portatoci dalla Germania da un'amica: "nonso a cosa serva di preciso, ma ho pensato che senz'altro qualche modo di sfruttarlo lo troverete", disse donandocelo. E c'aveva ragione.
  • Carta colorata da ritagliare o strappare a pezzetti. Dev'essere ovviamente degli stessi colori che avete sulle facce del dado.
  • Un cartoncino, o un foglio.
  • Colla

mercoledì 11 giugno 2014

la prima volta. ma anche la seconda.

La prima volta non si scorda mai. Ma nemmeno la seconda. E anche se non l'ho provato sulla mia pelle, ho motivo di credere che valga altrettanto per tutte quelle successive.

La prima volta era estate, piena estate, caldo, sole, 18 kg in più da portarsi appresso, piedi gonfi come canotti, il fantasma della gestosi da scongiurare.
La seconda volta la primavera era alle porte, questione di giorni e sarebbe sbocciata. Solo nove chili in più, energie da vendere, serenità e voglia di fare: ero un fiore.

La prima volta le 40 settimane erano passate da un pezzo, la mia pancia era scaduta come una mozzarella in frigo, che se la mangi qualche giorno non è che stai male.
E infatti non stavo male. Stanca e gonfia sì, ma era colpa dell'estate umida della palude padana, non solo del mio ventre pieno di vita.
La seconda volta invece siamo stati puntuali al limite del verosimile: è nato alle 22e50 del giorno della data presunta.

sabato 7 giugno 2014

chi vuole un gelato?

Arrivano i primi caldi e noi, potendo, vivremmo di gelato e poco altro. Ma credo che un nutrizionista non approverebbe del tutto questo regime alimentare.
"Chi vuole un gelato?" va quindi strillando per casa la  pupa grande in questi giorni con tono e volume da mercante della Vucciria.
Come non dar seguito ad una tale appassionata inclinazione?
Presto detto, presto fatto. Un po' di materiali di recupero, qualche intruglio, la giusta compagnia e il passatempo scaccia noia della nostra estate è pronto. Giochiamo al gelataio!

giovedì 5 giugno 2014

vacanze romane #3

Non sono tipa da grandi città, credo si sia capito. Questo non vuol dire che io resti indifferente al loro fascino, anzi. Solo si tratta di un'attrazione un po' ambigua, un po' odi et amo.
Resto tanto ammirata dalla loro grande bellezza quanto nauseata dal loro traffico puzzolente, eccitata dal brulicare di vita quanto spossata dalle moltitudini di gente.
Scovo contraddizioni ad ogni angolo, le registro parlottando tra me e me, quasi a fare un bilancio di pro e contro, utile a convincermi che, tutto sommato, sto bene dove sto, nel mio paesello di provincia.
Dico sempre che non potrei mai viverci in una grande città, eccezione fatta per Roma e per Parigi.
Forse perchè riescono comunque a preservare al loro interno angoli e quartieri in cui la vita sembra scorrere a ritmi più lenti, dove il caos del traffico e il marasma dei turisti resta un brusio lontano, appena percepito e pare quasi di poterci vivere una vita "normale", da villaggio.
Probabilmente la mia è un'idea mooolto romantica e son certa che romani e parigini non impiegherebbero tanto a smentirmi. Ed è anche vero che non ho all'attivo una lunga serie di città visitate nella mia breve vita di viaggiatrice, quindi parlo un po' senza sapere di cosa sto parlando.
Comunque poco importa: il risultato non cambia.
Dopo l'impatto dei primi giorni abbiamo iniziato a defilarci al motto di "via dalla pazza folla", rallentando il passo e indugiando lo sguardo.
E così tra una strada ombreggiata dall'edera, vetrine di botteghe artigianali, cortili assolati di atelier, piccoli bistrot ho lasciato andare uno dei miei sospiri sognanti.
E il pensiero l'ho fatto, eccome se l'ho fatto. "..ecco, io qui ci potrei anche vivere...".
Un giorno siamo scesi con la metro a Piazza del Popolo.
Da lì abbiamo preso Via Margutta, poi siamo risaliti per Trinità dei Monti e dopo due tramezzini su una panchina sotto il sole a Piazza del Popolo siamo saliti sul Pincio, per lasciar vagare lo sguardo su una Roma che splendeva sotto un cielo blu che di lì a poco si sarebbe rannuvolato nuovamente, come ogni pomeriggio.

lunedì 2 giugno 2014

trenta dì: maggio

trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.

Maggio è il mio mese del cuore.
A maggio è sempre festa. 
A maggio sono nata. A maggio mi sono sposata. 
Adoro maggio. 
Non mi delude mai.
Mi regala le sue giornate lunghe e calde. 
Gli acquazzoni del pomeriggio, forti, tonanti e scroscianti pioggia fitta.
Che mi fanno sussultare di emozione e paura. 

A maggio una passeggiata a Venezia è d'obbligo.
Galeotta fu una sera a Venezia andando per bacari e calli, dieci anni fa, di già.
E così questo mese una domenica di sole abbiamo preso il treno, tutti e quattro, venti munti sulle rotaie, e poi via a macinare pietre sotto i piedi, prendendo scorciatoie che le carovane di turisti paonazzi nemmeno immaginano, poi tappa obbligata in uno dei nostri bacari di fiducia, una mostra, e poi rientrare a casa, stanchi ma felici.
Bello tornare sui passi fatti tenendo per mano i frutti dell'ebbrezza di quella sera di maggio. 
I migliori postumi che avrei mai potuto immaginare. 
venezia ©shaulalala.blogspot.com

venerdì 30 maggio 2014

zaino in spalla...si parte!

No. Non siamo in partenza, ahimè. E sul fronte viaggi e vacanze estive regna ancora un clima nebuloso e incerto: dove? quando? per quanto? Al momento risposte non ce n'è. Pazienza.
Però la piccola grande di casa settimana scorsa è andata in gita. La sua prima gita. Quindi la mia prima volta: io resto lei va, qualche chilometro di strada a dividerci, posti, luoghi e scoperte tutti per lei e a noi i racconti al ritorno.
Devo aggiungere che ho pianto? Oh, se ho pianto. Ho pianto anche tutte le lacrime che non ho versato il primo giorno di scuola.

Comunque non è dei miei facili sentimentalismi che volevo raccontare.

Ovviamente per andare in gita serve un buon pranzo al sacco, una bottiglietta d'acqua, un cappellino per il sole, un k-way, e un pacchetto di fazzoletti.
E uno zainetto dove riporre tutto e da mettersi sulle spalle, pronti per l'avventura.
Uno zainetto sufficientemente capiente ma che fosse della sua taglia non ce l'avevamo e quindi è scattata la ricerca.
Volevo qualcosa di semplice, pratico, ma allegro. Evitando, visto che per ora pare essere ancora immune alle mode del momento, prodotti brandizzati. Della serie niente principesse del gelo, dottoresse di giocattoli, cavallini alati, topoline leziose e gattine mielose. Non perchè sia contraria a priori al genere, ma perchè di solito i prodotti del merchandising sono pacchiani, plasticosi, eccessivi, soprattutto nei costi.
E poi si sa come va: quest'anno va la maialina fangosa, l'anno prossimo tocca all'ape danzerina, e quello successivo ancora alla fatina sbrilluccicosa.
E mi piace anche l'idea di, tentare perlomeno, di educarli al valore delle differenze, di gettare qualche seme contro la gramigna dell'omologazione, insegnando loro che le cose uniche parlano di noi, soprattutto se fatte con le nostre mani.
Certo entro certi limiti: lungi da me negare sempre a priori i loro desideri e voglie, anche i più futili e passeggeri, che con il tempo verranno fuori. Diciamo che cerco una qualche via di mezzo. Dicono che il giusto stia lì. Vediamo se lo troviamo.

Comunque quando cercavo lo zainetto mi sono capitati sotto gli occhi due zainetti: semplici, non griffati, pratici.
Certo non erano proprio allegri. Un po' troppo semplici. Uno nero e l'altro azzurro.

martedì 27 maggio 2014

il fior fior della primavera: soffiar soffioni

soffioni b&w ©shaulalala.blogspot.com
E' da quando son salita a bordo di questa zattera che mi rigiro queste foto sotto gli occhi e tra le dita.
Aspettando le parole giuste per accompagnarle. Che non credo troverò nemmeno stavolta.
Sono foto importanti. A me care, carissime. Per molti motivi.

venerdì 23 maggio 2014

vacanze romane #2

Parlare di Roma, di una certa Roma, non è facile. Mette un po' di soggezione.Si rischia di cadere nel banale.

Lei, l'antica, l'eterna, la grande, la monumentale, ti sfila attorno in un girotondo lungo millenni.
Appaiono qui e là, ad ogni angolo della città, i simboli della sua grandezza, i segni del passato.

Quelli granitici, enormi, colossali. Quelli sobri, austeri, solenni.

I resti degli fasti di un tempo e i capolavori integri, immensi, eccelsi costruiti per celebrare la fede e che affascinano anche chi, come me, fede non ha. Ma uomo e arte sanno essere un connubio divino.

Gli eccessi di decenni ancora troppo vicini, per i quali alcuni osano nostalgie senza vergogna. 
E la memoria, nonostante il peso dei suoi macigni, sa essere cosa labile, purtroppo.

I luoghi della storia, i palcoscenici del popolo, i palazzi del potere.
Le colonne, le statue, la commemorazione e la celebrazione.

C'è un alone di sofferenza attorno ad ognuna di queste pietre. 
E allo stesso tempo di magnificenza. Una sorta di gloria sommessa.
Quasi fossero dei promemoria  levigati nel marmo, scolpiti nella pietra, fusi nel bronzo. 
Pesanti e irremovibili. Imponenti e imperituri, posati lì a ricordarci il sacrificio, il dolore, l'impegno di tutto quel che è stato prima. Prima di adesso, prima di noi.

Nelle foto: Colosseo, via dei Fori Imperiali, Quirinale, Gianicolo, Piazza San Pietro.

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