mercoledì 15 febbraio 2017

dormire a scuola (storia di un delizioso b&b)


Voi avete mai dormito a scuola? 
"Con la testa sul banco" o "durante l'occupazione" non valgono come risposte. Quello l'abbiamo fatto un po' tutti in fondo, no?
Io sì. Ora vi racconto quando, come, ma soprattutto dove.

Al confine tra ottobre e novembre, quando l'autunno dà il meglio di sè, siamo partiti verso la montagna qui vicino per un weekend a base di formaggio, foglie secche e famiglia.
Una di quelle partenze che archivio sotto il fresco e rigenerante nome di gitarelle fuori porta: corte abbastanza da non potersi chiamare vacanza, ma lunghe a sufficienza da farti mettere due cose in valigia, cosa che su di me ha sempre un effetto adrenalinico e calmante allo stesso tempo.

Era una meta scelta da qualche mese e rimandata dall'inizio dell'estate.
Voleva essere un regalo per la mia bimba grande, per festeggiare la fine dell'asilo e augurarle un felice ingresso alla scuola elementare: portarla a dormire in una vecchia scuola e fare scorpacciate del suo formaggio preferito. 
Piccoli piaceri, che in fondo il segreto della felicità a volte sta tutto qui.

Passa l'estate, finiscono le vacanze e nel frattempo la mia bimba grande comincia la scuola nuova, quella dei grandi, dove non ci sono più scivoli in giardino,  si sta seduti tantissimo tempo, si impara e leggere, scrivere e far di conto e il mio cuore di mamma si strugge di malinconia per quest'infanzia che galoppa veloce come il vento e trema di paura al pensiero di colori spenti, entusiasmi sbiaditi e sfumature sfrondate. 
Nel frattempo della nostra gitarella fuori porta nemmeno l'ombra, presi dal solito tran tran di tutti i dì.
Finalmente una tiepida e luminosa fine d'ottobre abbiamo messo quelle due cose in valigia, ci siamo chiusi la porta di casa alle spalle e siamo partiti. 

Direzione Altopiano di Asiago, per il formaggio. 
Destinazione Lusiana, per la scuola, dove dormiremo.
Una volta arrivati per me è pure incanto.
Siamo a Lusiana, piccolo centro dell'altopiano dei sette comuni.
Parcheggiamo in un piccolo spiazzo di fronte ad un cancello.
Un cortile, sassolini a terra, tavolini e sedie e ortensie. 
Un vecchio edificio, sobrio, semplice, lineare. 
Tante finestre tutte uguali, e quella scritta dipinta sulla facciata: Scuola Comunale.
Dormiremo qui questa notte, una sola notte, anche se io ci resterei per almeno una settimana in questo posto che non è un posto, ma un monumento, delicato e poetico, alla memoria, fatto di vecchi muri, carte ingiallite e dettagli pregni di cura e amore e storia.
Entriamo e non c'è angolo, oggetto, mobile o accessorio che non rapisca la mia attenzione.

Nella sala delle colazioni una grande lavagna, grande quanto un'intera parete.
Sulla lavagna un alfabeto ricamato col gesso, con riccioli tondi e leggeri disegnati da mani maestre, e sbavature di scarabocchi e disegni, segno recente di bambini passati di qui poco prima di noi.
I tavolini per la colazione sono vecchi banchi, così come le seggiole e le panche e come in ogni b&b o ostello che si rispetti, o meglio che si meriti il mio rispetto, ci sono giochi per i bambini.

Un barattolo di vetro attira la mia attenzione. Dentro ci sono tessere di un vecchio alfabetiere: lettere, sillabe, parole.
In stampatello e in corsivo, in maiuscolo e in minuscolo, tutte alla rinfusa, solo alcune sono rivolte verso di me: "chi-s-h-R-ghiande". Per un attimo ho creduto dicesse proprio a me, arrivata fin lì nel cuore dell'autunno a caccia di foglie secche e ricordi nuovi da portare a casa.









In questa vecchia scuola a noi è capitata la stanza "scienze":  vecchie stampe botaniche alle pareti, sfumature dal verde bosco al verde salvia, una porta a vetri che dà direttamente sul cortile, dove  un giorno correvano scolari d'altri tempi nell'intervallo tra le lezioni.










Anche qui quello che più attira la mia attenzione e mi incanta sono i piccoli particolari: l'accorgersi aprendo un armadio che niente è lì per caso, ma tutto è tassello di un mosaico di ricordi, di omaggi al passato e alla memoria che, giuro, arriva a commuovermi.
Non posso fare a meno di pensare alle vite e alle storie passate di qui, in una qualsiasi piccola scuola di minuscolo paese del nord Italia.
Il quotidiano, semplice, ordinario scorrere dei giorni che visto da qui ora appare degno del più bello dei romanzi.
All'improvviso, in quelle scritte trovate all' interno dell'anta di un vecchio armadio resistito a decenni di cambiamenti e rimasto al suo posto per raccontare la sua storia ho capito perchè ci tenessi così tanto a portare qui mia figlia per l'inizio della scuola.
Al di là della grandissima lavagna, in cui ancora farla giocare a imparare senza paura di sbagliare.
Al di là degli abecedari appesi ai muri, colorati e allegri a voler scongiurare la più grigia delle lezioni.
Oltre alla vista dalle finestre, che corre lontano a volerle augurare il più luminoso e aperto degli insegnamenti.
Al di là di tutto ciò, quello che volevo regalarle portandola qui era qui, in queste parole a pennarello nascoste in un armadio: la consapevolezza che tutto quello che vivrà in questi anni, sui banchi di scuola con la matita in mano e tutto il suo futuro davanti, resterà per sempre.
Anche quando non sembrerà così, anche quando gli anni avranno messo le loro spesse mani di vernice sopra ai ricordi, ci sarà da qualche parte una vecchia scritta che farà per sempre parte di lei.








Era da parecchio tempo che volevo scrivere di questo delizioso b&b.
Stasera, non potendo fisicamente mettere due cose in valigia e partire per una di quelle gitarelle fuori porta che tanto amo e di cui ora sento un gran bisogno, ho fatto l'unica cosa che potesse vagamente assomigliare ad una partenza.
Ricordare e raccontare.
IL b&b di cui vi ho raccontato si chiama La scuola, si trova a Lusiana e questo è il loro sito, che vi consiglio di guardare per conoscere meglio il loro bellissimo progetto e la storia di questo, riuscitissimo, recupero.
E se vi dovesse capitare di andarci, vi consiglio di fare tappa a Bassano del Grappa, che merita sempre.






martedì 2 agosto 2016

trenta dì: luglio (è stata estate)

trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.


A luglio ho rallentato. messo il freno a molte cose. Alcune le ho proprio parcheggiate, e chissà se mi ricorderò dove ho messo le chiavi quando sarà ora di ripartire. poco male, forse vorrà dire che è tempo e ora di cambiare strada e salire su altri treni. 
Intanto mi son goduta questo ritorno alla mammitudine 24hoursaday: scuola chiusa, bimbi a casa, ritmi lenti, giornate da inventare o lasciar scorrere. 
Giornate fatte di niente. Un irrinunciabile, preziosissimo, colorato e caldo niente.
Che scorreva di fronte ai miei occhi, sempre affamati di quell'incanto quotidiano che si nasconde nelle pieghe dei giorni, nelle sfumature della pelle che si tinge al sole, nelle pose spontanee, nelle cose lasciate lì, negli scorci e nei chiaroscuri, nelle ombre e nelle luci.
Ho catturato quanti più attimi possibili. Complice questo clima di vacanza senza aspettative. Complice la placida calma di un mese senza scossoni, senza sorprese, senza attese.
E' lungo luglio. 
Ed è stato estate. 
In ognuno dei suoi tanti giorni.
E' stato estate, nel più bello, e semplice e ordinario dei modi.
E' stato estate, anche senza partire.
I giochi, la noia, il caldo, l'ombra, il fresco, la sabbia, i gelati, l'acqua. 

luglio 2016

luglio 2016

luglio 2016luglio 2016
La frescura del mattino su Totò le Bistrò, poggiolo trasformista, che passa da mercatino a gelateria a teatro a ristorante con un eclettismo degno di un artista.
luglio 2016

luglio 2016
luglio 2016
luglio 2016
Il tempo calmo passato in casa, sul divano, mentre fuori impazza il caldo del primo pomeriggio.
Attimi di rarefatta calma, canicola e cicale fuori, pisolini e piedi scalzi dentro.
luglio 2016 luglio 2016
E gli attimi in cui giro per casa, mentre loro dormono, e mi fermo incantata nel trovare i loro giochi laciati lì. Le composizioni, di fantasia e poesia che raccontano di mondi lontani, storie inventate, avventure magiche. I fiori raccolti lungo la strada tornando dal parco, che seccano sotto il sole caldo del pomeriggio, e la luce calda che illumina ogni cosa.
luglio 2016 luglio 2016
luglio 2016
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E poi i week end, quando finalmente di nuovo al completo, tutti e 4 partiamo per le nostre gitarelle fuori porta. Le nostre boccate d'ossigeno e bocconi di mondo, in attesa della prossima partenza.
Un giorno il mare, un altro la campagna, un altro ancora in montagna.
Sempre  a caccia di piccole cose, e preziosissimi tesori pieni di vita.
luglio 2016

luglio 2016 luglio 2016 luglio 2016 luglio 2016 luglio 2016

(Il "trenta dì" era il tipo di post che preferivo scrivere, quando tenevo questo blog vivo ed aggiornato. Ho smesso per un po', per un bel po'. Un anno intero. Ma questo luglio se lo meritava proprio di essere celebrato)

venerdì 29 luglio 2016

Scozia coi bambini: il parco (uno dei) di Beatrix Potter

Scozia-parco di BeatrixPotter
Ci voleva una tale ricorrenza a spingermi finalmente ad iniziare la lunga (lunghissima, prevedo già sarà lunghissima) serie di post sul nostro viaggio in Scozia.
Ieri era il 150 anniversario della nascita di Beatrix Potter.
L'ho scoperto ieri nel pomeriggio, mentre i bimbi pisolavano e io bighellonavo sul web, in un misto di assopita noia e indulgente calma che contraddistingue quel paio d'ore del dopopranzo in cui la canicola non suggerisce nulla di meglio da fare che oziare, leggere, pisolare.
La mente è subito corsa ad un anno fa.Un anno fa e poco più.
Ai quei primi quindici giorni di giugno in cui abbiamo attraversato la Scozia in (parecchio) lungo e (abbondante) largo.
Ho nella mente kilometri di parole ed emozioni ancora vivissime da raccontare. E dettagli, consigli, suggerimenti per chi volesse fare un viaggio in quella splendida e selvaggia terra con bambini al seguito. Soprattutto per chi volesse farlo in maniera comunque indipendente, senza agenzie o tour organizzati, che è come piace fare a me.
Finora ho sempre rimandato. Un po' per mancanza di tempo e soprattutto voglia: una certa stanca nei confronti di questo spazio ammetto esserci stata negli ultimi mesi, ma sta passando e sembra stia tornando la voglia di raccontare e di tenere traccia anche qui di ricordi, posti e cose belle.
Un po' anche per gelosia.
Ho avuto bisogno di lasciarlo sedimentare dentro di me quel viaggio, a lungo atteso, sognato, studiato.
Di lasciare alle sensazioni e alle emozioni il tempo di trasformarsi in ricordi, di coccolarli dentro di me e di scremarli.
Ho avuto bisogno che fosse mio, solo mio, ancora per un po'.
Ho avuto anche la sensazione, neanche tanto errata secondo me, che in fondo non potesse interessare chissà chi.
Ma invece credo, in un insolito per me impeto di sicurezza ed autostima, che invece in fondo a qualcuno potrà servire. Servire in senso utile e anche futile.
Per prendere spunto o semplicemente per poter viaggiare un po' attraverso foto e suggestioni, come faccio moltissimo io stessa.
E quindi, benvenuti a bordo, si parte. Destinazione Scozia.

I 150 anni di Beatrix Potter mi hanno dato il la ieri per cominciare a raccontare questo viaggio, perchè proprio ei è stata protagonista della nostra primissima, brevissima tappa.

Scozia-parco di BeatrixPotter Inizio giugno. Il tempo di scendere dall'aereo (il primo aereo per i miei bimbi...emozione letteralmente alle stelle), recuperare i bagagli e ritirare la macchina all'autonoleggio e via. Partiti.
Usciti dal parcheggio ad attenderci c'è la Scozia, subito verde, subito ventosa, subito fredda.
La guida a sinistra fa uno starno effetto, c'è poco da fare. Passo i primi venti minuti a farmela sotto ad ogni macchina che incrociamo. E non sono nemmeno io a guidare, ma chi è al volante assicura che è più facile guidando in fondo: basta seguire il flusso.
E' pomeriggio, possiamo permetterci una tappa nel tragitto che ci divide dal primo dei tanti ostelli in cui passeremo la prima di tante notti.
Da casa, nelle lunghe serate passate a leggere guida, spulciare il web, calcolare itinerari e tappe, avevamo già deciso dove ci saremmo fermati.
Dove avremmo posato per la prima volta i nostri piedi su questa terra che si stendeva di fronte a noi e dove avremmo sentito per la prima volta il vento sferzare i nostro volti.
Birnam. questo il nome di un piccolissimo paesello sulla strada tra Edimburgo e Pitlochry. Siamo nel Perthshire, regione verde, rigogliosa e morbida, ricca di boschi e piccoli cottages, ancora delicata e romantica rispetto alle più aspre, tormentate e selvagge Highlands che ci aspettano nei prossimi giorni.
Verde, delicata, romantica, morbida, ricca di boschi e costellata di cottage da favola.
Letteralmente.
E' qui a Birnam che veniva in villeggiatura Beatrix Potter. E' in questi boschi che passeggiava, e in tanto la sua fantasia viaggiava. E dava vita a storie e personaggi che una volta che sei lì capisci che non potrebbero essere stati diversi da così.
E la piccola e quieta Birnam a Beatrix Potter ha dedicato un piccolo parco e un piccolo museo.
Portare lì i bimbi come prima cosa da mostrare loro di questa Scozia di cui tanto si era parlato per settimane ci è sembrato il modo migliore di premiarli per tanta pazienza e per fargli capire da subito che quel viaggio era anche per loro.
Purtroppo il museo era già chiuso. Chiudeva alle 17.
Tutto chiude alle 17 in Scozia, segnatevi questa cosa. E si cena presto, prestissimo. Se siete tipi dai ritmi spagnoli come noi, mettetevela via...alcune cose ve le perdererete per forza.
Il museo di questo parco è una delle cose che mi è dispiaciuta di più perdere, perchè già da fuori era bello, figuriamoci dentro.

Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter
Ci siamo "accontentati" di passeggiare nel parco: un gazebo di legno con pannelli raccontava la storia di questa scrittrice, foto, disegni, tracce del suo passato ancora così vivo.
E poi i sentieri che attraversano questo piccolo fazzoletto di verde, di quel verde che noi, non non avremmo mai, e piccoli stagni, e panchine per sedersi a leggere, o disegnare, o perchè no, schiacciare un pigro pisolino.
Qui e là, nascosti tra siepi, erba alta, fiori, piccole grotte e canneti ci sono loro. Tutti loro.
Peter Coniglio e la sua numerosissima famiglia, Jeremy Pescatore, la Signora Trovatutto (che va trovata, e cercata per benino!), Jemina anatra de' stagni, il Signor Todd...
Tutti immersi in questo angolo di pace, e ti aspetteresti di vederli prendere vita da un  momento all'altro.
Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter Scozia-parco di BeatrixPotter

Il nostro primo approccio con la Scozia è stato questo.
Verde, pervaso di calma e magia.
E il nostro viaggio è continuato così.

Questo il sito del parco e del centro visitatori.
http://www.birnamarts.com/visitor-tourist-attractions/beatrix-potter-exhibition-garden/



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