venerdì 5 dicembre 2014

trenta dì: novembre

Novembre è cominciato tiepido e assolato. Dolce, ma non troppo. Vago ed indeciso. Sospeso. I suoi giorni si sono snodati come caselle di un gioco dell'oca lento, per niente dinamico, con troppi "ritorna alla partenza". E anche il mio essere dinamo dentro non è bastato a rischiarare giornate che si facevano via via più buie, con il sole che calava ogni giorno un po' più presto e le nubi che troppo spesso si sono addensate nel cielo.


Novembre è cominciato con una domenica in campagna, a Casavecchia, attorno ad un tavolo imbandito di cose buone e addobbato con chiacchere da grandi, condite da risate agrodolci.
E tanto tempo fuori, tra foglie secche e animali, e giochi di luce e sassi nelle pentoline. Come una volta, come sempre sarebbe stato se...
E non vale, dico a voi due piccoletti, che vi mostriate così placidamente sereni e vivaci, così a vostro agio, così a casa vostra. No, non vale...mannaggia. Con tutto quel che ci ho messo a far tacere dubbi e nostalgie, ora vi ci mettete pure voi. Per fortuna poi siamo saliti sù, in quello che era il nostro nido, e vederlo spoglio di noi e abitato da altri mi è servito, mi ha fatto un  gran bene. Quella casa era bella perchè c'eravamo noi. Senza di noi quella casa è solo una casa. Abbiamo salutato e chiuso la porta.


Come ogni novembre siamo andati a Sarmede.
Felice della scelta dell'illustratore principale, Giovanni Manna, che mi è sempre piaciuto un sacco, per il suo acquerello semplice ma alo stesso tempo ricco di dettagli, e lieve, tanto, tanto lieve.
Tra le cose che mi sono piaciute di più un collettivo di artisti "stampatori" di Edimburgo,  e tra i libri proposti questo, questo, questo  e per finire questo.

A novembre sono stata a lungo senza macchina fotografica, una ventina di giorni o giù di lì. Una quasi eternità per una come me che scatta spesso e volentieri. Essendo poi dotata di un telefono che fa solo telefonate, mi sono trovata quindi nell'impossibilità di catturare quegli attimi, quegli angoli, quegli scorci di luce e lampi di colore che attirano la mia attenzione e meritano la mia devozione.
Allora me li sono scritti, di volta in volta, quando qualcosa attorno a me mi faceva dire "adesso scatto". Prendevo la mia agenda e annotavo. Lettere invece che pixel, stringate note didascaliche al posto di ombre e luci, colori e forme.

Se avessi avuto la mia macchina con me tutto il mese ora qui ci sarebbero anche altre immagini. 

Vi avrei mostrato Z. che gioca sul tavolo della cucina: un vassoio di latta bianco con le mele rosse, una tazza, una bottiglietta e un cucchiaio e pasticci di aceto e bicarbonato.

Il giardino della villa dei vicini nel suo tripudio di foglie rosse-gialle-marroni-verdi-arancioni, un muro multicolore che ondeggiava al vento. E i due melograni del vicino ad est: gialli, ancora gialli e solo gialli. Come il sole più pieno.

La cucina di nuovo invasa dalle bucce d'arancia messe sul termosifone, a profumare l'aria di sentori di Natale.

Il sole che entra di sbieco dala finestra in camera da letto illuminando il legno chiaro della cassettiera dopo giorni e giorni di pioggia.

Il nostro San Martino di quest'anno, che ha lievitato un po' troppo e ne è venuta fuori una versione in pieno stile Botero.

E poi la passeggiata con Z. dopo aver accompagnato la grande a scuola, giocando a prendere le foglie al volo, ridendo come due pazzi tra i passanti musoni. Ma questo non sarei riuscita a fotografarlo comunque, perchè per prendere foglie al volo occorrono mani ben libere e occhi ben aperti!

Quando poi la mia reflex è tornata tra le mie mani anche una tazza di cioccolata calda con un ciuffo di panna montata meritava di essere ritratta.
Novembre è continuato con un po' di salvifico lavoro: mente e mani occupate, gran sollievo per il mio animo impensierito. E piccole grandi soddisfazioni che continuano ad arrivare, apprezzamenti, incoraggiamenti, stimoli e supporti che aiutano a proseguire con l'avventura, senza prendersi mai troppo sul serio, ma sentendo che quel che sto facendo vale.
Novembre mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova. Inventare da zero una creazione e pensare a come renderla fruibile e fattibile anche dagli altri, che fosse semplice ma speciale allo stesso tempo. E ritrarre passo dopo passo, sapendo di doverlo fare in modo più professionale. E gongolare nell'esserci riuscita.
Creare regali speciali, pensati apposta per persone speciali, incontrate un giorno, un po' per caso, un po' per magia.
Divertirsi ad impacchettare. Creare un "vestito" che accompagni, che racconti qualcosa in più, che regali una coccola inaspettata.
Novembre è finito con la pioggia, e senza risposte. Ma credo di aver imparato qualcosa anche questo mese. A giudicare dalla lunghezza di questo post, quello che non ho ancora fatto mio è senz'altro il dono della sintesi!

10 commenti:

  1. ecco, le tue foto, il tuo saper cogliere piccoli istanti, quei colori, mi mancavano proprio! mai più senza reflex:-))

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    1. grazie francesca, è mancato tanto pure a me...

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  2. ¡Bonitas imágenes! Me gusta mucho el pino de la última foto. Un abrazo

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  3. Adoro il tuo modo di raccontare**

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    1. grazie vale. detto da te è un complimento che mi coccola!

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  4. Oh, mi sono commossa.
    Grazie Shaula, per quella meraviglia che mi è arrivata e che è un tesoro speciale ( e che appunto racconta un incontro speciale) e grazie per le parole. Spero ti siano arrivate le mie mail. Un BacioAbbraccio grande sino a lì. Vero

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  5. bella questa cosa dello scriversi le immagini!!!
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    1. è stato un bell'esercizio, una bella opportunità comunque, trovarmi senza un obiettivo dietro al quale raccogliere attimi. è come se avessi dovuto fermarli per un attimo in più, trattenerli per metterli giù.

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