mercoledì 11 giugno 2014

la prima volta. ma anche la seconda.

La prima volta non si scorda mai. Ma nemmeno la seconda. E anche se non l'ho provato sulla mia pelle, ho motivo di credere che valga altrettanto per tutte quelle successive.

La prima volta era estate, piena estate, caldo, sole, 18 kg in più da portarsi appresso, piedi gonfi come canotti, il fantasma della gestosi da scongiurare.
La seconda volta la primavera era alle porte, questione di giorni e sarebbe sbocciata. Solo nove chili in più, energie da vendere, serenità e voglia di fare: ero un fiore.

La prima volta le 40 settimane erano passate da un pezzo, la mia pancia era scaduta come una mozzarella in frigo, che se la mangi qualche giorno non è che stai male.
E infatti non stavo male. Stanca e gonfia sì, ma era colpa dell'estate umida della palude padana, non solo del mio ventre pieno di vita.
La seconda volta invece siamo stati puntuali al limite del verosimile: è nato alle 22e50 del giorno della data presunta.

La prima volta ho evitato l'induzione con un piano d'attacco suggeritomi dall'ostetrica: camminare tanto, un "aiutino" dal marito, e uno shottino di olio di ricino prima di andare a letto.
La seconda volta mi son cuccata l'induzione perchè dopo dodici ore dal ricovero per piccole perdite ematiche e ancor più piccola rottura del sacco, così prevedeva il protocollo.

La prima volta Lui nelle tante ore di attesa inconcludente ha finito di leggere "2001 odissea nello spazio" e ha cenato al distributore delle merendine.
La seconda volta Lui per poco non arrivava nemmeno in tempo, tanto veloci sono andate le cose ad un certo punto  ("ma sì, vada pure a cenare, qui ce n'è ancora per un po'...").


 La prima volta il travaglio è stato lungo, ma non (troppo) doloroso. Ero spossata dalle tante ore di blande ed inutili contrazioni, ero terrorizzata all'idea che il peggio dovesse ancora venire.

Quando poi finalmente tutto quel dolore iniziava a servire ero troppo stanca per metterci l'energia giusta.
Distesa sul lettino, non avevo la forza di tirarmi su e spingere come si doveva.
Ad un certo punto ho spinto, tanto e forte. Fuori contrazione. Non ce la facevo più.
C'è stato un momento in cui ho pensato "adesso muoio".
In quel momento, nel cuore della notte, Lei nasceva.

La seconda volta ho passato dodici ore in sala travaglio a leggere il giornale, a chiaccherare con le ostetriche e ad annoiarmi. Non c'era alcun segno di contrazioni, nemmeno la più minima.
Alle 18e30 partì l'induzione. Un'ostetrica mi propose l'olio di ricino: "no, grazie l'ho già provato, stavolta proviamo il gel, va!".
Un'ora dopo partì il travaglio. Forte e deciso, molto doloroso. Ma io ero un concentrato di forza ed energie, dopo quel pomeriggio di riposo.
Danzavo seduta sulla palla, ad ogni contrazione un bel respiro e un sorriso: ora sapevo cosa mi aspettava. E non vedevo l'ora.
Alle 22e30 ero in sala parto, seduta su una comodissima poltrona, con una giovane ostetrica a farmi da timone e Lui anche stavolta al mio fianco, sorridente e sereno.
Venti minuti dopo Lui nasceva. "E' un maschio!" esclamò l'ostetrica.
E io sono scoppiata a ridere. Perchè anche se non lo sapevo, questa volta un po' me lo sentivo.

La prima volta Lei non pianse subito. Un colorito poco rassicurante, il cordone attorno al collo. Le tagliarono il cordone, l'aspirarono. Io distesa e terrorizzata non la vedevo. Sentivo solo quel suo rantolo, che non aveva l'eco della vita che avevo tanto sognato.
Furono attimi, ma in quegli istanti per me il mondo finiva.
Me la misero sul seno. Stava bene. Io tornavo a respirare.
Poi Lui la prese in braccio, avvolta solo da un telo di spugna bianca. Le cantava pian piano qualcosa, nella penombra della notte, e lei calma lo ascoltava con i suoi occhi a mandorla spalancati, i suoi lineamenti un po' orientali, quella pelle olivastra. Mentre lui si riuniva a quel pezzo di sè che aveva lasciato a germogliare dentro di me per mesi, loro ricucivano me.
Avevo combinato un bel pasticcio con quella spinta. Ma non mi interessava. Potevano anche riempirmi di punti dalla testa ai piedi: lei stava bene, e il resto non contava.
Ci lasciarono assieme tutta la notte, fino all'alba. Nude sotto il lenzuolo, stremate, dopo la sua prima poppata lei sprofondò in un sonno pacifico. E io con lei.

La seconda volta eravamo tutti euforici. Lui aveva potuto tagliare il cordone, dopo che aveva smesso di pulsare, mentre il piccolo strisciava sul mio ventre molle, tutto impiastricciato e grinzoso.
Poco dopo stava facendo la sua prima poppata, sveglio e pimpante.
Quella notte quasi non dormii. Guardavo questo bambino, così biondo, incredibile...non l'avessi visto uscire da me, avrei faticato a credere di aver messo al mondo un bambino tanto biondo e dalla pelle così pallida. Eppure. Lui era lì ed era tutto mio. E io sua, ora e per sempre.

La prima volta sono diventata mamma ed è nata una famiglia.
La seconda volta è nata una sorella.



Parto... da qui

17 commenti:

  1. mi hai fatto piangere lo sai??! grazie!!!

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  2. cara ce lo manderesti anche in formato word a partodaqui@gmail.com??

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  3. …grazie! è fantastico come leggere di voi, mi porti sempre alla memoria il mio primo incontro.
    :-)

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    1. è vero, leggendo i racconti delle altre riemergono i nostri, come in un domino!

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  4. oooh con quell'ultima riga mi hai dato il colpo finale, buhuuauaaaaaa emozioneeee <3

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    1. eh..immagino sfolli bella! è che davvero la prima volta il suo venire al mondo trasformava noi. invece la seconda noi eravamo già genitori, certo ogni figlio è diverso, ma noi il passaggio di status l'avevamo già fatto. ora toccava a lei, lui nascendo trasformava lei. e l'ho trovato struggentemente dolce.

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  5. Un commento noioso, ma mi sono tanto commossa anche io.

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  6. che bel racconto! lacrimuccia, anzi... lambricuccia, come dice il mio quasi quattrenne, quasi fratello. :-)

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    1. auguroni a te, e al tuo piccolo, che si fa grande!

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  7. Pianto anch'io come una fontana! Sarà pure che oggi il mio ometto compie quattro anni e mi sembra ieri....grazie per aver partecipato!

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    1. augurissimi allora! e grazie a voi!

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  8. Che meraviglia...mi vien quasi voglia di fare altri due o tre marmocchi!

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    1. ecco io..un altro ancora ancora la voglia, ogni tanto eh, risale a galla. altri due o tre...no, non ce la potrei fare! ;)

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