lunedì 14 aprile 2014

domani ti svegli e...

Puoi amare la tua vita.
Esserne pienamente soddisfatto, sentirti felicemente appagato, andarne ampiamente fiero.
Ciò non toglie che, con una frequenza casuale che va dal blando al frenetico, con sfumature che coprono tutta quella gamma di urgenze e bisogni e capricci che stanno tra il sommesso e l'impellente, la voglia di essere altrove, di fuggire dal "qui e ora", si impossesserà di te.
Ti assalirà alla caviglia, risalirà le tue gambe, ti cingerà sinuosa in vita e con un seducente braccio posato sulle spalle ti farà mancare l'aria.
Così, all'improvviso.
O dopo un inarrestabile crescendo di piccoli ma inequivocabili segnali di stanchezza-noia-fatica, frutto sciupato di una routine fatta di oggi uguali a ieri e domani uguali ad oggi.
Ed eccolo lì allora, il pensiero.
Che si affaccia spalancando i balconi delle tue giornate, lasciandoti abbagliato di fronte all'evidenza che, potendo, non saresti qui ora. Solo per un giorno, eh, mica sto parlando di fughe rocambolesche e cambi repentini e drastici di vita ed identità.
Fantasticare a quel punto è questione di poco, si tratta solo di chiudere gli occhi un attimo e, puff, volare altrove.
Una piccola innocente evasione, che offre il surrogato di una pausa dalla quotidianità, il miraggio di un'oasi di pace, calma, relax e tutti i sinonimi che il vocabolario offre, a scanso di equivoci.
Pensare "domani mi sveglio e mi trovo a..." e accontentarsi del potere evocativo di un pensiero tale, quasi fosse un biglietto del treno.
Spesso però io non desidero essere altrove. La mia evasione viaggia piuttosto sui binari del tempo.
Non il tempo storico, delle ere, dei secoli, delle rivoluzioni.
No, no, sto parlando del mio tempo, il tempo autobiografico degli anni andati e delle vite vissute.
A volte vorrei svegliarmi non altrove, ma in un altro quando.
Vorrei avere una scatolina nel cassetto, un piccolo scrigno in cui aver riposto certe giornate, come rari tesori, piccole gioie preziose.
Poterlo aprire e sceglierne una, scambiandola con oggi, una sostituzione temporanea come in una sorta di macchina del tempo.
Poter rivivere alcuni momenti, passati, semplici, intrisi di quotidianità. Non le grandi giornate che hanno segnato la mia vita, ma quei giorni di tutti i giorni in cui ogni cosa sembrava al suo posto, che hanno un sapore speciale, tutto loro, inconfondibile, in cui pezzi di me prendevano forma e si depositavano sul fondo dei quella che sarei stata poi. Diversa, ma sempre io.


Ricordo quando ero incinta di Cora, passavo le mie giornate in bilico tra ozio e calma, tra piaceri e pigrizie.
Dormivo tanto, leggevo, cucivo, passavo ore su quel pallet-divano nel caldo e luminoso salottino di Casavecchia, guardavo il mondo lì fuori dalla finestra ad arco, mio privilegiato punto d'osservazione sulla campagna che cambiava d'abito con il passare delle stagioni, mentre io mi facevo sempre più tonda.
Regnava una tale calma, e io ci sguazzavo dentro, consapevole che presto sarebbe stato solo un ricordo, che avrei iniziato a ballare una danza ben più movimentata.
Avrei tanto voluto poter mettere da parte una di quelle giornate, ripiegarla in quattro come un foglio, mettermela in tasca per poterla poi tirare fuori nel momento del bisogno, in un giorno in cui con una neonata tra le braccia pianti, sonno arretrato, fatiche e paure avrebbero preso il sopravvento e reso quel divano un posto un po' meno gradevole su cui stare.
Mi piaceva l'idea di un jolly da giocarmi, per spezzare, prendermi una pausa, mettere in stand-by il presente, godersi l' amarcord di un flashback e poi far ripartire il nastro.
Così ogni tanto faccio questo gioco, sogno il passato, desidero di tornare piccola, giovane, felice, spensierata, allegra.
Penso "domani mi sveglio e ...":

ho 7 anni.
è mezzogiorno e mezzo. sono appena rientrata da scuola. a pranzo mi aspetta un piatto di pasta al burro. e poi un bicchiere di pane ed acqua. tutti mi prendono in giro per questi miei gusti da carcerato, ma a me piace tanto. nonna lo fa con il vino rosso, io con l'acqua. inzuppo e mangio, una prelibatezza, non sanno cosa si perdono.
dopo pranzo mi aspettano i compiti: un quaderno a righe larghe, pensierini da scrivere con una replay blu e una rossa, le doppie da cerchiare, qualche operazione in colonna, colorare un po'.
poi alle quattro sarà ora di merenda e cartoni. e poi fuori a giocare: un giro in bici, suonare il campanello ad un'amica, porto una barbie, chiacchero con la gatta, gioco a far finta di essere un'eroina dello spazio, un po' fata un po' guerriera, corro sul mio cavallo alato, così magico che nessuno lo può vedere.
manca ancora un sacco all'ora di cena. il tempo è così lungo, e io ancora così piccola.

ho 17 anni.
mi devo alzare, vestire, prendere l'autobus per andare a scuola.
mi aspettano, nell'ordine, francese, compito d'italiano, filosofia, storia dell'arte, una delle mie mattine preferite.
arrivo a scuola in anticipo, non c'era traffico stamattina. faccio tappa in conchetta a salutare amici e amiche, le solite due chiacchere, una sigaretta.
suona la campanella, passo alla macchinetta del caffè e salgo in classe.
dopo le lezioni, mangerò un toast, seduta sul prato dietro scuola, c'è comitato studentesco alle 4, non farei in tempo a rientrare e tornare.
resto con le amiche, con gli amici. c'è anche lui. nell'aria profumo di fiori di tiglio e nuvole di polline di pioppo si rincorrono sul prato.
è primavera. ho fame di mondo, fame di sapere, scoprire, conoscere. davanti a me mille strade, non so quale prenderò. e non c'è alcuna fretta.

ho 23 anni.
tra un paio di settimane ne compio 24.
primo pomeriggio. rientro stanca dal lavoro.
stamattina mi è toccata l' apertura, e ieri sera ho fatto troppo, troppo, troppo tardi.
ma è venerdì, grazie al cielo.
niente baby-sitter oggi pomeriggio e soprattutto...un fine settimana alle porte.
entro in casa, vado in cucina, da una delle camere arriva una delle amiche con cui vivo.
caffè? caffè! cicca? cicca! chiacchere? chiacchere!
così, a ripetizione ed oltranza, tutto il pomeriggio.
passiamo dal divano al tavolo e ritorno, ogni tanto si unisce qualcuna delle altre, passano altri amici, tiro fuori una scatola e inizio a infilare perle di cernit. un calmo pomeriggio da 4 c: caffè, cicche, chiacchere e collane.
c'è da pensare alla serata: invitiamo un po' di gente a cena, poi forse c'è un concerto. e domani è sabato, e si va a venezia, a bacari. e c'è anche lui.
è primavera, nell'aria c'è profumo di fiori di tiglio e io mi sto prendendo una bella cotta per quell'amico della mia amica.
vivo qui da un anno. lavoro, pago l'affitto, le bollette, spese, vizi e piaceri. con me tre amiche nella stessa barca.
non più ragazze, non ancora donne.
abbiamo le tasche vuote. il mondo in mano e tutta la vita davanti.

ho 26 anni.
primi di settembre. siamo appena rientrati dalla vacanza in toscana.
per un mese starò da lui, dove vive con il suo amico. poi andremo nella nostra nuova casetta. piccola, piccola: cucinino,salotto, camera, bagno, giardino. un tetto tutto per noi.
son passati due anni e mezzo da quella sera a Venezia.
due anni e mezzo di viaggi, passi in avanti, risate e allegria, infiniti aperitivi e lunghissime nottate.
ora si fa un po' più sul serio. finita l'epoca del tutto doppio, spazzolino-ciabatte-pigiama, vengo io da te o tu da me?
niente più ricongiungimenti nel cuore della notte, a casa dell'uno o dell'altra.
tra poco da me e da te sarà la stessa cosa. la stessa casa.

ho 30 anni.
è primavera.
casavecchia è un posto ancora nuovo, le pagine sono bianche, l'entusiasmo frizzante si mescola con torbide insicurezze.
la campagna è un tripudio di fiori. di fronte alla finestra ad arco è tutto un brulicare di vita: gatta e gattini, anatre, gallina e pulcini, Riccardo cuor di pavone passeggia maestoso.
la luce entra di taglio, illuminando di miele il pavimento di legno.
distesa sul divano, mi accarezzo la pancia, che inizia a farsi pancione. respiro a fondo e mi riempio i polmoni, gli occhi, le orecchie, di questa tiepida luce e di questo chiacchericcio silenzioso, che fa la vita nel suo incessante scorrere.
tra pochi mesi la mia vita non sarà mai più la stessa.
non sarò più soltanto io, soltanto mia.
la più grande delle avventure sta per cominciare. la più felice delle rivoluzioni sta per avere inizio.

ho 33 anni.
tra un mese 34.
sono qui seduta a pigiare lettere sulla tastiera.
Zeno mi dorme in braccio. accoccolato come un koala.
quando si sveglierà mi darà uno dei suoi baci bavosi, schioccati a bocca piena. poi mi abbraccerà e mi dirà "taaato beeie" (tanto bene, è la traduzione corretta.)
piegherò quell' abbraccio in quattro, come un foglio, e lo riporrò nello scrigno che tengo nel cassetto.

Questi sono alcuni  dei miei altrove nel tempo, i miei altri quando prediletti, finora, che altri di sicuro arriveranno negli anni.
E voi? "Quando" vorreste svegliarvi domani?








16 commenti:

  1. Non nego che anche io vorrei svegliarmi in un altro "quando". A 16 anni, 23 e 27. Oggi ne ho 32 e mi sono gustata ogni santo giorno trascorso con i miei figli da 4 anni a questa parte. Non mi mancano questi ultimi anni, meravigliosi sì, ma davvero tanto stancanti. Forse un giorno vorrò tornare ai miei 32 anni. Non oggi. Oggi più di tutti rivorrei i miei 27, mi sentivo, forte, bella e indipendente. Bellissima sensazione! Bel post! Ciao cara!

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  2. sì, dici bene, è proprio quella la sensazione che poi non ho più provato: bella, forte ed indipendente, e tutto, ma davvero tutto, era ancora possibile.
    a presto, ciao!

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  3. Ti ho letto tutto d'un fiato ed ora voglio rifletterci! :-)))

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    1. buone riflessioni, ma soprattutto...felici ricordi! ;)

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  4. Che bello questo post. Mi ha commosso e adesso sogno un po' anche io...

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    1. mi sono commossa pure io a scriverlo...

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  5. Non ho avuto consapevolezza di questi quando che scivolavano via così veloci finchè non sono stata mamma. Soprattutto del secondo, che con la prima ancora non ero sicura sarebbe cresciuta per davvero e ora invece lo so. Come te, piego momenti, baci appiccicosi e piccole carezze che cerco di gustare fino in fondo mentre già so che mancheranno.
    Dove vorrei svegliarmi? Io non credevo sarei mai arrivata a pensarlo, ma per la prima volta in vita mia sto veramente bene dove sto. Se però insistete un altro giretto nella pelle della me ventenne studentessa a Parigi me lo farei volentieri. Soprattutto se posso tenere la consapevolezza di oggi e fare qualche ca**ata di meno...! :-)

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    1. la ventenne studentessa a Parigi potrebbe essere una di quelle possibili me che sognavo a 17 anni. e visto le cazzate che già facevo erano parecchie, immaginavo pure che a vent'anni sarei stata finalmente moderata e morigerata, coscienziosa e assennata. probabilmente mi sbagliavo... ;)
      e verissimo, la maternità e i figli hanno senz'altro dato un'accelerata al tempo, che già viaggiava parecchio spedito.

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  6. Bellissima questa immagine della scatolina con la "quotidianità" di un altro tempo!
    a volte si, capita anche a me...

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    1. già, come una confezione di "ore liete", da aprire nel momento del bisogno!

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  7. l'immagine di te seduta con Zeno in braccio è meravigliosa....aspettiamo il tuo partodaqui;-)) puoi spedirlo a partodaqui@gmail.com

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    1. spero di riuscire a scriverlo quanto prima! grazie, a presto!

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  8. Da riflettere...ammetto di non aver mai pensato al passato in questi termini. Ma lo farò. Grazie!

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    1. buone riflessioni anche a te, allora! e felici ricordi!

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  9. E' uno dei post tuoi che mi è piaciuto di più. Mi ha fatto pensare un bel po' e sai che cosa mi manca un po' ? La capacità di improvvisare, i momenti in cui decidevo lì per lì in base alla voglia, un'idea, un'ispirazione, uno slancio. Più che singoli momenti o periodi passati questa sensazione e stato mentale qui.

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  10. c'è un tratto in comune in tutti quei miei quando, ed è proprio quel senso di spensieratezza, il poter decidere a cuor leggero, avere davanti mille possibilità, mille strade non ancora segnate, prendersi il lusso di sperimentare senza troppe aure, senza tanti se e tanti ma.
    mi fa piacere che ti sia piaciuto, è piaciuto anche a me scriverlo. mi ha fatto bene.

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