sabato 28 dicembre 2013

ohohoh!!!

Cara Shaula,
anche quest'anno è giunto il momento di salutarci.
Sarò breve, perchè sono molto stanco e ho tanta voglia di andarmi a godere un po' di meritato e saporito riposo.
Stanco, ma tanto, tanto felice. Di una felicità piena, pacata e soddisfatta.
Come sempre è stato un piacere stare in compagnia e passare questi giorni con voi, in famiglia, la tua famiglia, nella luminosa calma della vostra casa.
Mi rincuora sempre vedere come ti immergi, gongolante e sorridente, nell'atmosfera magica delle feste.
Come ritorni, ancora di più, più del solito..., bambina.
Nonostante tutto quello che è stato, un tempo. Quando bambina, o poco più,  lo eri ancora.
E tutta la magia del Natale non è bastata a fermare gli eventi e il loro poco lieto corso.
Ma che sciocco sono, a star qui ora a tirar fuori stralci di memoria bigia...non lo fai tu, ti pare che mi ci devo mettere proprio io?!?
Torniamo a noi, alle cose serie!

lunedì 23 dicembre 2013

un piccolo canto di natale


C'era una volta, non tanto tempo fa, una mamma.
Era la mamma di una piccola grande bimba e di un piccolo piccolo bimbo.
La bimba aveva due anni e poco più, il bimbo sei mesi e poco più.
La bimba aveva un piccolo maialino di pezza.
Morbido morbido.
Amava molto quel maialino, arrivato un giorno per caso, un regalo del nonno, di quelli arrivati senza motivi o ricorrenze, i regali più belli.
Era uno tra i tanti pupazzi, troppi sosteneva a volte la mamma, di quella bimba.
Ma a quel maialino rosa pallido la bimba era particolarmente affezionata.
Lo ricopriva di attenzioni, lo abbracciava e coccolava e lo portava spesso con sè nelle sue passeggiate fuori di casa e in quelle nel regno della sua fantasia.
Lo aveva chiamato Mandolino, quando ancora le sue parole davano vita a buffi strafalcioni e divertenti giochi di parole.
Un giorno Mandolino scomparve.
Non lo si trovava più.
Perso, smarrito, scomparso.
Non era in cameretta, non era nel passeggino, non era a casa dei nonni e nemmeno in macchina.
A fatica la mamma cercava di ricostruire gli ultimi giorni di Mandolino: "l'hai portato dai nonni? o forse quando siamo andate a fare le spese l'abbiamo dimenticato nel passeggino? sarà rimasto nel carrello? o forse è caduto mentre salivi i macchina ed è rimasto per terra?..."
Niente.
Nessuna illuminazione, nessun indizio, nessun ricordo che aiutasse a ritrovarlo.
Perso.
Prima o poi doveva succedere, pensava la mamma.
Capita quando si portano in giro i giochi invece di lasciarli a casa, ripeteva con biasimo la mamma.
Passavano i mesi e ogni tanto il pensiero di Mandolino riaffiorava.
Per rendere meno amara la perdita di quel caro amico di pezza la bambina lo immaginava partito, andato per il mondo in cerca di avventure e fortuna.
Le piaceva pensarlo in viaggio verso Brema, come quella buffa e bizzarramente assortita compagnia di animali della storia che tanto amava ascoltare.
Aveva anche composto un pezzo, ispirata dalla fiaba.
Con la sua chitarrina andava in giro per caso cantando a piena voce "vado a breeemaaaa, bum, vado a breeemaaa, bum, eccola breeeemaaa" e via così, di stanza in stanza.

Un giorno, mentre la bimba era dai nonni e il bimbo era occupato in uno dei tanti micropisolini della giornata, la mamma entrò nella stanza "quantaroba".
Era la terza camera di quella Casanuova. Una stanza jolly che doveva adempiere a più funzioni, lavanderia, guardaroba, stanza del cucito, ma che, a pochi mesi dal trasloco, continuava ad essere perlopiù una stanza adibita a contenere scatoloni, pieni, vuoti e mezzi pieni e mezzi vuoti, mensole da montare, mobili montati a tre quarti, borse e sacchi dal contenuto ignoto, imballaggi, valigie e non si sa che altro.
Tutto ovviamente accatastato in equilibrio precario.
La stanza del caos, una sorta di buco nero in cui le cose venivano inghiottite e da lì non avrebbero rivisto la luce per chissà quanto tempo, un magazzino informe e polveroso.
La stanza "quantaroba", insomma.
Alla mamma quella stanza non piaceva, ovviamente.
Le metteva addosso una quantità di nervosismo e insofferenza difficili da smaltire.
Per quanto cercasse di fare un po' di luce l' dentro, di mettere un po' d'ordine, qualche etto di caos era pronto ad entrare lì da un giorno all'altro e vanificare tutti i suoi sforzi.
Così quel giorno era lì, per l'ennesimo tentativo.
Sposta questo, butta quello, piega quell'altro, questo non va qui, questo ancora qua sta...quando all'improvviso da una cassetta della frutta ecco spuntare tra borse e tracolle due piccolo zampe.
Di pezza. Rosa pallido.
Mandolino.
Mandolino era lì. Era sempre stato lì.
Ed ecco che la mamma ricordò.
Un pomeriggio, uno di quei pomeriggi carichi di insofferenza, fatica e sonno arretrato, in cui stava cercando per l'ennesima volta di tirar fuori qualcosa da quella montagna di scatoloni e decidere dove collocarne il contenuto, la sua bimba, occhi grandi occhi scuri, era entrata nella stanza "quantaroba", garrula e baldanzosa spingendo Mandolino nel passeggino delle bambole.
Alla mamma non piaceva che lei entrasse lì: c'era disordine ed era un disordine a tratti pericolante, quindi pericoloso.
E se c'era qualcosa che faceva crescere a dismisura il nervosismo e  l'apprensione e calare vertiginosamente la pazienza di quella mamma, bèh...quel qualcosa era proprio il disordine associato al pericolo.
Probabilmente la bimba era già entrata più volte quel giorno e la mamma ad un certo punto, come nella peggiore delle tradizioni, dopo una serie di "no-basta-esci-fuori-non portare altra roba-esci-vai di là", doveva aver perso la pazienza.
Come nella peggiore delle tradizioni perdere la pazienza quel giorno si tradusse in "...oh insomma basta va bene adesso usciamo di qui e questi restano qui!"
Il passeggino delle bambole non venne inghiottito dal caos imperante del regno di "quantaroba"...era abbastanza voluminoso da non passare inosservato.
Ma Mandolino, il povero, piccolo, tenero Mandolino finì in quella scatola di cartone e lì rimase, per un paio di mesi.
Quando la mamma lo ritrovò non stava in sè dalla gioia, doveva dirlo a qualcuno, condividere quella sensazione di esultante sollievo.
E il senso di colpa...che orrida sensazione.
Non era stata la sua bimba a perderlo il caro Mandolino.
Era stato il suo nervosismo, la sua poca pazienza, il suo coperchio che era saltato a far sparire Mandolino dalla circolazione.
Ma non voleva star lì a castigarsi di rimproveri: era stato un periodo brutto, per niente semplice quello che stava finalmente finendo.
E ora aveva bisogno di luce, colore e calore.
E un po di magia che la aiutasse a rimediare e a perdonare anche se stessa e i suoi punti deboli, i suoi scivoloni e le sue cadute.
Prese il telefono e scrisse al papà.
" scusami ma non ce la facci a tenermi 'sta cosa fino a stasera...ho trovato Mandolino!!!!! "
" bisogna preparare un rientro in grande stile, ne parliamo stasera" fu la risposta del papà.
La sera il papà tornò e ne parlarono.

Si avvicinava il Natale.
La mamma, il papà e i due bimbi andarono via qualche giorno , una piccola vacanzina a spasso tra mercatini di Natale e lucine e alberi e addobbi.
In quei giorni comprarono, di nascosto dai bimbi, un piccolo flauto di legno, colorato.

Era la vigilia di Natale.
La mamma, il papà e i due bimbi per la prima volta avrebbero trascorso una vigilia diversa.
A casa loro e non di qualche nonna, senza parenti, nessun cenone, solo una pizza fatta in casa, e poi a nanna presto.
Il giorno dopo sarebbero arrivati nonni e zii e assieme avrebbero trascorso la giornata di festa tra leccornie, sfizi, giochi per la prima volta in quella Casanuova, ancora vuota, ma vestita a festa.
"Ormai è tempo ed ora di dare inizio a nuove tradizioni, di creare le nostre, quelle della nostra famiglia."
Questo si erano detti, la mamma e il papà quando era arrivato il fatidico momento di decidere "cosa si fa per Natale?".
E così quella vigilia il papà rientrò dall'ufficio alle sei, come tutte le sere e mangiarono la pizza, calda, appena sfornata, ma non buona come quella che sanno fare ora, dopo un anno di tentativi, ricette aggiustate e teglie infornate.
Dopo la pizza rimasero in salotto prima di iniziare i preparativi per la nanna.
Qualche libretto e qualche coccola sul divano.
All'improvviso suonò il campanello.
"Chi può mai essere a quest'ora?"
La bimba corse al citofono, come era sua abitudine, con il suo pimpante e strascicato "chiiii èèèèè?", prima di passarlo a mamma e papà, per le valutazioni del caso, della serie aprire o non aprire.
Ma nessuno rispose dall'altra parte del citofono.
"Eppure io ho sentito il campanello, tu l'hai sentito, no?"
"Prova ad aprire la porta, magari han suonato da qui"
Aprirono la porta.
Sullo zerbino stava, piccolo, tenero e un po' afflosciato, Mandolino.
Al collo aveva un flauto, di legno, colorato.
"Mandolino!"
"vieni Mandolino, entra!"
Mandolino era tornato.
Era stato via molto tempo.
Era stato a Brema, per fare della musica.
Era tornato a piedi, un lungo viaggio.
Ma voleva essere a casa per Natale.
Era arrivato in tempo.
Stanco, infreddolito, affamato e con un sacco di storie da raccontare.
La bimba gli chiese se voleva dello yogurt.

Questo è solo un piccolo ricordo.
Una storiella da nulla.
Ma è tutta nostra.
Ed è tutta vera.
E per me, per la mia piccola famiglia, è molto preziosa.
Ve la regalo con l'augurio che anche il vostro Mandolino bussi presto alla vostra porta.
Chiunque o qualsiasi cosa sia il vostro Mandolino.






giovedì 19 dicembre 2013

rockin'around the pigna tree

Tanto abbiam detto e tanto abbiam fatto in questi giorni e qui manco una traccia, una spennellata di verde, uno schizzo di brillantini, una sforbiciata in allegria.
Urge rimediare.
Con una luuuunga carrellata di spunti e inspirazioni di art&craft e diy a tema, ovviamente, ipernatalizio, dalla quale attingere a piene mani se ancora vi manca qualcosina.

Ready, Steady, Go!

Rockin' around the pigna tree.
Ovvero l'alberello glam da regalare ai nonni.
In poche semplici e luminose mosse.
Prendete una pigna.
E dell'acrilico verde.


mercoledì 18 dicembre 2013

cose belle: la prima scuola

Cose belle.
Un po' come le "good news" in chiusura di report, l'unica trasmissione che ancora riuscivamo a guardare quando avevamo la televisione.
Poi abbiamo detto basta alla tv e quel servizio di 20 minuti che ti rimetteva il sorriso e l'ottimismo addosso dopo un'ora e trenta di sconforto e frustrazione e indignazione un po' mi manca.
Qualche giorno fa un'amica mi ha parlato di un gran bel progetto, di quelli con tutte le lettere maiuscole, non solo l'iniziale, per il quale stava preparando un video.
Il video oggi era pronto e me l'ha mandato.
A me e a molti altri, chiedendo di diffondere.
E non si può non farlo.
Perchè qui si parla di una bella cosa, dove dietro alla parola cosa ci sta un mondo di persone motivate ed ottimiste.
Di gente che crede fermamente che le cose debbano funzionare meglio di così.
Ma che la protesta fine a se stessa fa sprecare un sacco di energie.
Mettere in piedi e portare in giro progetti e proposte invece te ne fa trovare un sacco, di energie.
Si parla di scuola.
Primaria e pubblica.
Malconcia e malmessa.
Si parla di aiuti e di fondi.
Di arte e cultura.
Di contributi e voglia di fare.
Di mani che fanno, e non di braccia incrociate.
Di voci che narrano e cantano, non di urla sguaiate.
Di collaborazione e di cosa pubblica, da costruire e rendere migliore con tutti e per tutti.
E non di piccole realtà ed ideologie chiuse in se stesse, dove regna il principio "quel che c'è lì fuori non mi piace/non va/non funziona e allora faccio da me e per me".

La trovo una grandissima iniziativa.
E non posso fare a meno di segnalarla e diffonderla.
Qui potete andare a leggere di che si tratta, in maniera più esauriente.
http://laprimascuola.wordpress.com/il-progetto-la-prima-scuola/

Se invece siete dei paraggi (Venezia e limitrofi), sabato c'è un'intera giornata dedicata al progetto.
Proiezioni, laboratori, spettacoli, merende e cena per bambini.
Qui trovate il programma.
http://www.sherwood.it/articolo/3702/a-scuola-di-cittadinanza-una-giornata-a-sostegno-del-progetto-la-prima-scuola-di-andrea-segre

Questo il video che promuove la giornata di sabato.



Enjoy it!
E sostieni!


martedì 17 dicembre 2013

mercatini di natale: innsbruck by night

Non era esattamente notte.
Alle nove eravamo già in albergo, pronti ad infilarci sotto le coperte.
Ma che differenza fa?
Erano i giorni più corti dell'anno.
I più bui.
Alle quattro del pomeriggio il sole, o quel che doveva essere tale oltre la coltre di nubi e pioggia, scendeva dietro palazzi e montagne e lasciava il posto all'imbrunire prima, e al buio spesso e denso della sera poi.
Ed ecco che...
quel che ero andata a cercare fin lassù finalmente lo trovavo.
Ad ogni angolo di strada, su ogni balcone, a tutte le finestre.
Luce. Colore. Calore.


lunedì 16 dicembre 2013

caldaie, influenza e fantasia

Lunedì mattina.
Avrei qualche richiesta.
Solo qualche richiesta.
Da inoltrare nell'ordine a : la caldaia, il sistema immunitario e infine alla fantasia.

Carissima caldaia, amica dei giorni più freddi.
Ti pare davvero il caso?
Siamo a Dicembre, non mi pare il momento giusto per sedersi e incrociare le braccia, no davvero.
Se è per invidia nei confronti della casa vestita a festa con tutte quelle luminarie, sappi che quel tuo pannello digitale che lampeggia,  rosso, sgraziato e monotono, in cucina non lo vorrebbe neanche il più alternativo ed eccentrico degli interior designer come addobbo natalizio, nemmeno nel più moderno e stiloso loft suburbano.
Quindi, smettila per favore.
Non lo trovo affatto carino da parte tua.
Mi pare di averti trattato bene, con le dovute accortezze.
D'altronde eri anche uno dei vanti di Casanuova, prima che dicessimo al notaio che, sì, poteva pure mettere quel debito trentennale sul nostro groppone per averla.
"La caldaia è nuova, sostituita un anno fa" parola di agente immobiliare.
Caldaia nuova significava almeno duemila "aereo", come dice Cora, in meno di spese da aggiungere all'acquisto, questo è stato l'allettante pensiero nelle nostre menti.
Che poi nuova sei effettivamente nuova, quindi, ripeto non mi pare il caso.
Per non parlare della revisione...è passato nemmeno un mese...ma fai davvero?!?
Che qualche dubbio sull'operato del tecnico mi viene pure adesso: da manutenzione a manomissione quante lettere ci vogliono?
E invece adesso mi tocca pure chiamarlo quel tecnico, che tre settimane fa se ne è uscito dalla porta con un pezzo da cento"aereo" e chiedergli di venire qui, al più presto.
Perchè è dicembre e abbiamo bisogno di lavarci con agio e comfort, e non con i geloni alle dita.
E perchè siamo già abbastanza compromessi con quest'influenza, o parainfluenza che sia, e sarei pure stufa di armeggiare con termometri e aerosol, e quindi, no, al freddo non ci possiamo stare.

E veniamo a te, caro il mio sistema immunitario.
Sì, proprio a te, il mio.
Che quello dei miei bimbi ci sta anche che con  l'arrivo dell'inverno si accartocci un po' sotto i colpi dei primi freddi.
Soprattutto visto il debutto in società di Cora: "vedrà, signora, il primo anno si ammalano di continuo".
Sì, può darsi, ma mica detto: la mia mamma mi dice sempre che io stavo sempre bene e non ho fatto un giorno d'assenza nei tre anni di scuola materna.
Poi ho recuperato al liceo, ma non erano assenze per malattia, si chiamavano manche e sì, ne ho abusato e no, nessuno dovrà raccontarlo ai miei figli un giorno.
Comunque, dicevo, i miei figli passi pure che si becchino questo e quell'altro
Ma io?...dopo aver passato i migliori anni della mia vita a raccogliere moccioli, farmi starnutire in faccia, ripulire bambini dalla testa ai piedi dagli effetti di qualche virus gastrointestinale aspettando che i loro amati mamma e papà arrivassero al più presto e se li portassero via...dopo aver passato i primi due, tre anni di lavoro ad ammalarmi e a fare collezione di anticorpi, chè quando ero incinta ero perfino immune al citomegalovirus e non so nemmeno quando l'ho preso...ma possibile che tu, mio beneamato sistema immunitario non riesca a tenere testa a queste magagne?!?
Possibile che debba ritrovarmi con il naso tappato, la gola che brucia e il male alle ossa...ancora?
E non posso nemmeno mettermi in malattia...mannaggia.
E un'altra cosa ti chiederei, e questa la chiedo anche alle difese dei miei bimbi.
Non è che possiamo smetterla di ammalarci a Dicembre?
Sarebbe un gran bel mese, in fondo, per star bene: le lucine, i regali da pensare e fare, addobbare la casa, le feste in famiglia, le grandi abbuffate e i brindisi, il capodanno con gli amici, magari ci scappa pure una duegiorni in montagna sulla neve.
Ecco io baratterei volentieri novembre e gennaio, due mesi guarda come mi svendo..., per un dicembre sano.
Facciamo? Accetti lo scambio? Firmiamo? Chiamo il notaio?

E infine.
O somma fantasia.
O illustre immaginazione.
O sacrosantissimo bisogno di rielaborare.
O irrinunciabile istinto di finzione.
Che danzate nella mente frizzante della mia piccola adorata treenne.
Io son contenta che sia arrivato il vostro momento, che le luci della ribalta siano tutte per voi ora.
Che tutti insieme riempiate finalmente le nostre giornate di "facciamo finta che..." "facciamo che io ero...e tu eri...".
Davvero è bellissimo, questo giocar di ruolo, questo viaggiar tra Polo e giungla senza muoversi di un passo dal divano, questa magica possibilità di crescere, ringiovanire, invecchiare e perfino rinascere.
Solo, potreste andar più piano?
Che io a vote fatico un po' a reggere questi ritmi e questi cambi repentini di scenario, copione e trama.
E non ne posso più di farmi prendere a maleparole ogni volta da mia figlia: "MA NO!adesso TU sei la bimba e IO sono la mamma!!!" oppure "MA UFFA! avevo detto che tu eri la maestra e io ero dei gialli e Zeno era dei blu!" o ancora " MA INSOMMA! ma non capisci, ti ho detto che eravamo in pujjia, quante volte te lo devo dire?!?"
Ecco, io chiederei solo di aver un po' più di pazienza, ed andare un po' più piano: inizio ad avere anch'io la mia età...anche se faccio finta di essere ancora gggiovane...

venerdì 13 dicembre 2013

innsbruck: mercatini di natale

Era proprio metà dicembre, un anno fa.
Siam partiti con il treno che andava a Monaco.
Quattro comode, rilassanti, confortevoli, caldissime (perchè il riscaldamento in certi luoghi chiusi è tale da portarti allo svenimento?!? perchè non si inizia a vietare seriamente il surriscaldamento interno dei luoghi pubblici?...), dicevo, quattro ore di treno ed eravamo a Innsbruck.
A fare il pieno di di frizzi e lazzi natalizi, lucine scintillanti e canzoncine tintinnanti passeggiando tra bancarelle piene zeppe di chincaglieria rossa, verde e oro.
A riempirci la pancia di ghiottonerie tirolesi.
Per regalarci una coccola speciale, tutta per noi.
Per festeggiare la fine di un anno,intenso ed entusiasmante, ma anche impegnativo e a tratti difficile.
Per prenderci una pausa dalla nostra quotidianità di pranzo-cena-panni da lavare-la sveglia del mattino-i risvegli la notte-la stanchezza-la casa mezza vuota-i capricci-la noia.
Abbiamo lasciato tutto a casa.
Siam partiti con poco, il necessario per tre giorni.
La valigia colma di vestiti caldi e pesanti, chè avevo paura del freddo tirolese e nei giorni prima della partenza avevo fatto incetta di pile sotto ogni forma di indumento.
Mentre il treno attraversava pianure e paesi fuori dal finestrino la tormenta imbiancava ogni cosa.
C'è stato un tratto, tra Vicenza e Verona, in cui non si vedeva altro che neve e bianco.
Raramente ho visto tanta neve.
Poi il sole è calato, e noi abbiamo pisolato un po'.
Io intanto mi immaginavo già a camminare in paesaggi da cartolina, immersa nel più classico bianco Natal.
Arrivati a Innsbruck quel che restava di tutto quel manto soffice e candido era solo qualche mucchietto di neve sporca e mista a fango agli angoli delle strade.
Pioggerellina autunnale, temperature tiepide ed umide. 
Raramente le mie aspettative sono state così deluse.
Il sabato ha piovuto tutto il giorno.
In giro c'era il caos, gente in ogni pertugio, sotto ogni portico, dentro ogni bar.
Dopo una mattina passata in albergo sperando che il tempo migliorasse, siamo usciti pure noi, in assetto da traversata epica.
Zeno nel passeggino sotto la cappotta di plastica, che a me mette sempre un po' d'angoscia e controllavo ogni cinque minuti se dietro tutta quella condensa mio figlio stesse respirando ancora, Cora nel marsupio sulla schiena di Paolo, io e Paolo con i nostri ombrellini striminziti in mano...
Siam riusciti a pranzare in un posticino caldo e tipico, straccetti di omelette in brodo e giardiniera in brodo...di certo non uno dei nostri pranzi migliori, ma caldi a sufficienza da rifocillarci, il tempo necessario che fuori finalmente smettesse di piovere.
Poi, senza tutta quella pioggia e quella distesa di ombrelli aperti che coprivano ogni scorcio, poi è stata tutta un'altra cosa.

mercoledì 11 dicembre 2013

regali (shau)last minute

Da un po' di anni sono ufficialmente immune allo sclero pre-natalizio da campagna-acquisti.
Da quando sono mamma i regali a Natale si fanno ai bambini, punto.
A tutti gli altri pensierini.
Il calendario con le foto per i nonni, piccoli cadeaux per gli amici.
Un anno ho regalato un sacchettino di biscotti allo zenzero e una piccola selezione di tisane e thè, per momenti di caldo e goloso relax, che non è mai abbastanza secondo me.
Anni fa ancora spille in panno personalizzate per le amiche.
E poi barattolini con tisane sfuse e coperchietti decorati da me con il cernit.
Anche quest'anno sto preparando un semplice pensierino, ma di cui non posso parlare pena essere scoperta da quelli che passano di qui, mandando gambe all'aria l'effetto sorpresa.
Ora poi che Cora ha (già) di nuovo la febbre diventa complesso anche approvvigionarsi di latte e beni di prima necessità dal pizzicagnolo sotto casa, figuriamoci uscire di casa per infilarsi nel caos nevrastenico delle compere natalizie.
Continuo quindi ad affidarmi alle mie mani, e anche a quelle dei pupi di casa, che iniziano ad essere effettivamente di grande aiuto, oltre che diletto, in questi frangenti regal-natal-creativi.
Ora, se anche voi non avete intenzione di mischiarvi nella bolgia commerciale, ma qualche regalino ancora vi manca all'appello, e tempo e/o fantasia e/o voglia di mettervi a fare qualcosa con le vostre mani proprio non ne avete, buttate un occhio alle foto qui sotto, potreste trovare quel che fa per voi, senza nemmeno bisogno di uscire di casa.
Come raccontavo qui, il piccolo shop ancora non c'è, e così mi ritrovo con qualche "fondo di magazzino" senza il magazzino.

Cominciamo.

Set di 8 portatovaglioli...indiscutibilmente natalizi!




Trittico in panno, altrettanto indiscutibilmente natalizio!
.

Qualcosa di, assai, meno natalizio.
Set di 6 portatovaglioli, questa volta molto, molto autunnali.





E per finire una galleria di alberi delle stagioni.


Ecco qui!
Se vi piacciono  e siete interessati a qualcosa la mia mail invece è sempre lì!

lunedì 9 dicembre 2013

and the winner is...

So che esistono dei siti utili in caso di estrazioni, sorteggi e simili, spesso utilizzati nei giveaway.
Ma io dico no.
Per nessuna ragione in particolare se non quella di preferire un metodo più artigianale, colorato, simpatico e più nelle corde di questo mio spazietto, che serioso non è di certo.
Stamattina quindi mi sono dedicata, fogli, penna e forbici alla mano, all'estrazione del fortunato vincitore del mio very merry christmas giveaway.

Ho iniziato con il trascrivere i nomi di tutti quelli che hanno partecipato, ed è stato divertente rileggere alcuni commenti!



Li ho poi ritagliati, uno ad uno.


 Ed infine piegati, uno ad uno.


Nel momento dell'estrazione sono stata aiutata da un professionalissimo e preparatissimo valletto, giovane, carino, biondo.
Che per la breve durata dell'estrazione ha smesso di sabotare l'albero di Natale, staccando minuziosamente le decorazioni, una ad una.
Poi, terminato il suo compito, è tornato dall'albero, oh albero, e ha ripreso a soffiare sulle lucine, convinto di e fiero di essere lui a spegnerle, a mo' di candeline...
Comunque, torniamo a noi e al fortunato vincitore che è...


Ecco qui il notaio che certifica la vittoria.



Bene!

Evviva!
Cara Francesca fai spazio su un ramo del tuo albero, oh albero, perchè sei simpatiche, allegre, colorate, morbide decorazioni di panno made in Shaulandia sono in arrivo per te!


C'è anche un piccolo video in presa diretta dell'estrazione, solo che, non so perchè non so percome, non riesco a caricarlo.
Confido quindi nel solerte maritino, che rientrato dall'ufficio, mi aiuterà ad aggiungere anche questo simpatico supporto audiovisivo!
Quindi se vorrete ripassare di qui potrete vederlo!
A presto, grazie a tutti e alla prossima!


giovedì 5 dicembre 2013

di bianco le tingerem: le rose di Munari in veste natalizia

L'inverno alle porte, il radicchio sui campi.
E sulle tavole.
Il tardivo di Treviso, delizia pregiata della mia zona.
Versatile ed eclettico, finisce nei piatti sotto molteplici forme.
Crudo in insalata, risotto, pasta, pasticci, ai ferri, saltato in padella, nella frittata, in torte salate, sulla pizza.
Noi ne abusiamo.
Specialmente quando abitavamo a Casavecchia, visto il ruolo da primo protagonista che rivestiva nei campi della cohousing, da novembre a febbraio non c'era pasto senza le sue lunghe foglie che coloravano di bianco e viola i piatti.
La sua coltivazione è altrettanto affascinante: inizia a luglio con il trapianto, sotto il solleone, prosegue la sua crescita fino all'autunno e poco prima che arrivi l'inverno inizia il raccolto, fino a febbraio.
E il suo raccolto è cosa assai complessa, e un giorno magari lo racconterò.

Quel che invece mi preme ora è mostrare il suo volto creativo!
Come tutte le lattughe e le cicorie svela nel suo gambo la magica sorpresa di un fiore.
Le famose rose nell'insalata di munariana ispirazione.
Visto l'approssimarsi delle feste e dell'inverno ho proposto uno spaciugo pittorico tutto bianco ai miei bimbi e io ne ho approfittato per stampare un po' di roselline.
Il soggetto forse è un po' insolito per Natale, ma il risultato è molto fine ed elegante.

Occorrente:
  • dei gambi di radicchio
  • tempera, o acrilico, o colori a dita, di colore bianco in questo caso
  • cartoncini colorati, io ho optato per i natalizi verde e rosso e un invernale grigio
  • ciotoline e pennelli





Procedimento:

Versate un po' di colore nelle ciotoline e intingete i gambi, che utilizzerete come timbrini.
potete anche spalmare il colore sul gambo con un pennello.
Ovviamente in base all'età dei bimbi non aspettatevi chissà che fiori ben definiti...loro lasciate che tirino fuori una tormenta di neve da quel radicchio, se così gli garba!
Voi invece dilettatevi nello stampare fogli, ma volendo anche stoffa, basta usare i colori adatti, ed avrete un tessuto floreale di grande e raffinata eleganza...perfetto per una shopper con cui andare dal vostro ortolano di fiducia.
Oppure con il cartoncino così stampato potrete ricavare dei biglietti di auguri.
O ancora ritagliare i singoli fiori e unirli con un filo per ottenere una ghirlanda, per addobbare la casa per le feste ma che potrete poi tenere anche per tutto l'inverno.
E se avete in programma un matrimonio all'insegna del DIY...beh, io queste roselline bianche le troverei perfette su degli inviti, o sui segnaposti a tavola.




Noi le abbiamo usate per un improvvisatissimo calendario dell'avvento.
Di solito non lo faccio mai, ne ho uno molto grazioso, di stoffa e panno con una stellina di legno da spostare di casella in casella giorno dopo giorno, che mi ha regalato la mia mamma anni fa.
Ma l'albero delle stagioni in cameretta dei bimbi reclamava il suo restyling e non essendo ancora tecnicamente inverno avevo in mente di donargli una veste natalizia.
Et voilà, l'albero delle stagioni è diventato in un colpo solo albero di Natale e calendario dell'avvento!



Ogni mattina, a turno, i bimbi attaccano una palla-rosellina a quest'insolito albero,che fiorisce sempre più.
Resterà così per tutte le feste, poi si vestirà di neve e gelo...brrrrr!










mercoledì 4 dicembre 2013

Natale di panno: un libro fatto a mano

Pensavo di farcela.
Di riuscire ad aprire lo shop in tempo per Natale.
Di riempirlo di cose carucce, colorate e calde.
E invece niente.
Mi ero anche messa di buzzo buono.
Ma, no, non sono pronta.
Mi manca il tempo di riuscire a "informarmi, chiarirmi,decidermi" per benino, come dico io.
Ci penso da talmente tanto tempo che ora sto qui a titubare sui dettagli, su particolari minimi, di contorno.
Ma non voglio la fretta a farmi da consigliera, chè si sa, non è il suo forte.
E quindi niente, ci vorrà ancora un po'.
Anche solo andare in posta ad informarsi sulle spedizioni è un'impresa.
Mi manca il tempo di produrre un po' di più.
Chè ad un hobby puoi dedicare ritagli di tempo e scampoli di dolce, e raro, far niente.
Farlo diventare qualcosa di più di un appassionato passatempo richiede molto altro.
Tempo, calma, concentrazione.
Basterebbero un paio di mattine.
Libere, ma completamente libere.
Cinque ore continuative ed ininterrotte, in cui non far cadere la concentrazione, non posare l'ago ogni tre minuti, non avere manine curiose che attentano alla mia laboriosità sul tavolo ricoperto di panno e carta e forbici e fili.
Mi rimane la sera, quelle rare volte in cui il sonno non è tanto e tale da farmi ingarbugliare il filo "n" volte al minuto.

Comunque qualcosa lo riesco ad iniziare e finire.
Complice il mercatino al centro sociale ero riuscita ad accelerare un po' (sante scadenze, quanto servite a volte...) e alcune cosine le avevo anche fatte.
Ora son qui, e anche se lo shop ancora non c'è, io ve lo mostro qui.
Sai mai che a qualcuno possano piacere particolarmente da volersele comprare per sé.
O per risolvere il caro vecchio quesito "cosa regalo quest'anno a...?".
E possano così salpare verso altri lidi.

Cominciamo con lui, che mi piace tanto che quasi faccio fatica a darlo via.
Un piccolo piccolo libretto di panno.
Un quiet book.
Niente parole, solo immagini.
Da guardare, toccare, accarezzare, far suonare.
Con il vostro bimbo in braccio.
O da appendere all'albero di Natale, perchè no?!





Cinque pagine, decorate fronte-retro.
Completamente cucito a mano.
Chè le mie capacità dietro la macchina da cucire sono ancora molto grossolane e approssimative.
E qui invece si tratta di essere precisi e minuziosi, quindi vado di ago e filo.
E tutte le sagome disegnate e tagliate a mano, una per una.
Chè non ho fustellatrici al mio servizio, e prima o poi forse l'investimento andrebbe fatto.
Perché così, tutto tutto tutto a mano, i tempi si allungano, e di molto pure.
Ma la soddisfazione alla fine è tanta e tale da ricamarmi un sorriso gongolante sulle labbra che dura tutta la notte, quando finalmente l'ultimo nodo è stato stretto, si taglia il filo e si ripone l'ago.

L'allegra brigata del Natale è tutta qui.
L'alberello con le sue palline rosse, il caro buon vecchio Babbo e il suo, "din-din-din", rosso cappello a punta.

Un bel pacco regalo con un grosso fiocco, da sciogliere e rifare a piacere.
Quel nasone di Rudolph.


Una pallina da appendere all'albero.
E una calza da appendere al camino.
Nascondono segreti e sorprese.


L'omino di neve e l'omino di panpepato chiudono la parata.
Augurando a tutti un lieto e buon Natal.




Piaciuto?
Qualcuno lo vuole?
Se qualcuno fosse interessato può contattarmi via mail!
Il mio indirizzo lo trovate qui a fianco, sul lato destro pagina della pagina.

E ora comunicazione di servizio.
Devo anticipare la scadenza del giveaway.
Avevo previsto la scadenza per il 15 dicembre, ma la settimana che mi aspetterà sarà di quelle superpiene ed indaffarate, tra festa di natale e mercatino a scuola, impegni con parenti, amici che partono, regali da finire, temo non troverò il tempo di sedermi al pc e soprattutto di andare in posta.
E poi si rischia di andare troppo in là, e con le feste vicine non vorrei che il regalino arrivasse al "fortunato vincitore" dopo Natale, chè sarebbe un gran peccato.
Sperando quindi di non venir meno a chissà quale ferrea e  regolamentazione in materia di giveaway, vi comunico qui e ora che avete tempo di lasciare un vostro commento, se ancora non l'avete fatto, al post del giveaway in questione entro e non oltre il giorno 8 dicembre 2013.

Per quanto riguarda altre proposte shaulasche da mettere sotto l'albero, arriverò presto con un altro post...stay tuned!

oh oh oh oh!!!

lunedì 2 dicembre 2013

trenta dì: novembre

trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.


Viola Novembre.
Sarebbe un gran bel nome.
Da giovane eroina di inizio novecento.
La regalo al primo che abbia nelle orecchie l'arte di romanzare.
Una gande città, il grigio luccicante e sferragliante del progresso che irrompe sulle strade umide di pioggia.
Il bianco lattiginoso della nebbia delle 5, lei che esce dal lavoro, opaco e monotono scartabellare d'ufficio, nel suo lungo e scuro cappotto di panno pesante, scivola fra la gente, il passo leggero , la mente altrove.
Lei sa che sarà ancora più buio di così, tra poco.
Che le tenebre si faranno più ampie e dense, lo sconforto e la tristezza busseranno a tutte le porte, e gli occhi di tutti vorranno solo chiudersi, bisognerà tirare le tende pesanti e chiudere il mondo e il suo gelo fuori dalla porta.
Ma lei sa che poi finirà.
Che la luce sarà più bella, dopo.
Che abbaglierà gli occhi e riempirà le strade. 
Dove gli altri vedono incertezze e paure, lei scorge promesse e premesse.

Viola Novembre.
I prati svestiti.
Campi e tavole in fiore.
Fiori in pentola, fiori nei piatti, fiori nei panini.
Colorati, vivaci, allegri.
Freschi, croccanti, caldi, fumanti.




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