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mercoledì 27 luglio 2016

di domino e del domani

Fuori dalla finestra un atteso acquazzone sta finalmente stemperando il caldo che in questi giorni s'era fatto appiccicoso e molesto. 
Le nubi che coprono il sole e la temperatura subito più fresca fanno sembrare questo pomeriggio di fine luglio un pomeriggio di fine settembre.
Ma no, non è ancora finita questa lentestate. 
Manca ancora agosto, e le sue angurie rosse e zuccherine e la città vuota e silenziosa.
Mancano ancora le vacanze, e le valigie da fare e i posti da sognare prima e ricordare poi.
Manca ancora a settembre. E quando arriverà porterà partenze, ritorni, nuovi inizi.

Nel frattempo aspettiamo, senza affanni, godendoci questo tempo libero da resse e fretta. 
Le giornate scorrono placide, tra tempi vuoti ed oziosi, e momenti di vivace attività.
Assisto, basita a e commossa, eccitata  e malinconica, ai cambiamenti epocali che demarcano un confine via via sempre meno labile tra un'età e un'altra.
Cadono i primi dentini, si tolgono rotelle e braccioli.
Si misura la crescita in cose che si perdono e in distanze che si allungano.
Con il soldino del primo dentino caduto si è comprata un quaderno, perchè sta diventando grande e presto andrà a scuola.
Con il secondo un lecca lecca per lei, e uno per il fratello, perchè in fondo è ancora piccola.
Ci sono nuovi oggetti che entrano a far parte della nostra quotidianità.
La prima cartella. Bella, che più bella non si può.
Ci sono penne, astucci, diari da comprare.
A settembre si apriranno i cancelli di una nuova scuola e di una nuova età.
Una scuola con  nuove regole (non si può correre in salone, sai mamma?), nuove maestre e nuovi spazi. Un grande giardino senza scivoli, nè altalene. Ma tanti alberi, grandi, a far ombra a tanti bambini, ancora piccoli.

Giorno dopo giorno giorno imparare, leggere, scrivere, contare.
Intanto noi, in questa lentestate continuiamo a giocare.

Le foto sotto sono di un domino fatto in casa ancora l'estate scorsa.
Le avevo scattate per scriverci anche un post. Con il domino ci abbiamo giocato molto e a lungo, il post invece è rimasto tra le bozze, come molti altri.
Le metto qui ora, alla fine di questo post, nel mezzo di quest'estate.
Trovo sia un ottimo esempio di come si possa imparare giocando.

Per farlo vi serviranno del cartoncino ( noi abbiamo usato il cartoncino del fondo di un album da disegno finito), della carta colorata (o bianca e ve la colorate voi) e delle piccole fustellatrici, o in altrenativa forbici, buona manualità e tanta pazienza certosina.
Ah...colla  e forbici, ovviamente.

Tagliate dal cartoncino dei rettangoli uguali tra loro e disegnate una riga che li divida in due metà.
Con le fustellatrici ricavate le carie sagome che andrete ad incollare.
Ad ogni sagoma associate un numero, da uno a dieci.
Uno per l'orso, due per i cuori, te per i fiori, quattro per le farfalle, cinque per i quadrifogli e via così. Se non vi fosse chiaro (a me effettivamente spiegato così non lo sarebbe affatto...) guardate le foto che sono molto più eloquenti di me.
E luminose e piene di colore ed allegria e leggerezza, come spero saranno i giorni della scuola che verrà.









venerdì 1 luglio 2016

i quindici


E così è di nuovo luglio.
Di nuovo estate, di nuovo vacanze.
Quest'anno scolastico si chiude e si aprono due mesi di lunghe giornate, pomeriggi assolati e tramonti tiepidi.

Quest'anno che tanto aspettavo e sembrava non arrivare mai, e invece, toh, è anche già finito, lasciandomi all'alba di nuovi inizi senza aver concluso nemmeno metà di quanto mi fossi prospettata di fare. L'ho già detto che il mio peggior difetto si chiama procrastinazione?

In quest'anno in cui entrambe i  miei bimbi frequentavano finalmente la stessa scuola, (stessi orari, stessi posti, stessi ritmi...una comodità e serenità senza pari) sono stta moloto, molto, molto meno propositiva nei loro confronti.
In fondo cinque giorni la settimana di scuola sono già abbastanza stimolanti.
In fondo ormai hanno talmente dentro di sè la chiave per intrattenersi e decidere che fare del loro tempo libero che qualsiasi mia proposta ludico, didattica, creativa che fosse sembrava quantomeno superflua.
Usciti da scuola tutto quel che volevano era una passeggiata, un po' di parco, cartoni, divano.
Il tutto condito di stanchezza, capricci, bisticci ma anche tanto gioco libero, spontaneo ed autogestito.

Ora che l'estate e il vuoto indispensabile di questo tempo vacanziero si stende di nuovo di fronte a noi torneremo a trovare spazi e momenti in cui sederci attorno ad un tavolo, o distesi sul prato, o scalzi all'ombra ristoratrice di seraphine la terrasse e dire-fare-creare assieme.

Nostri fedeli compagni saranno i Quindici.
Sono sempre stati con me. E ora sono sempre con loro.
E dietro a questi quindici volumi di letture, illustrazioni, storie, filastrocche e scoperte c'è una storia che amo sempre raccontare.
E' tempo di farlo anche qui.



I quindici che io avevo da bambina erano quelli di una mia cugina, la più grande.
Li avevo ricevuti in eredità assieme a pupazzi, bambole e vestiti per la barbie fatti a mano dalla sua nonna.
Mi piacevano un sacco, in particolare il primo volume, "filastrocche e rime", un'antologia senza tempo e senza confini di ninnananne, tiritere, scioglilingua, conte, indovinelli, filastrocche e poesie. 
Quando poi mia cugina è diventata mamma i suoi quindici sono tornati sugli scaffali di casa sua, tra le mani e sotto gli occhi dei suoi bimbi.
E io sono rimasta senza.
A malincuore.

Nel frattempo ero cresciuta anch'io.
Vent'anni e poco più, vivevo con le mie amiche, lavoravo al nido.
Un giorno passeggiando per un  mercatino di cose vecchie mi fermai ad una bancarella di libri usati, tra le mie preferite di sempre.
Tra i tanti libri c'era un volume dei quindici, non ricordo quale fosse, ma non era di certo uno dei miei prediletti. 
Chiesi al signor vecchiolibraio se per caso ne avesse altri.
"No", mi rispose, "ma se mi lasci il numero non appena riesco a metter su una collana intera te la faccio avere".
Ci salutammo così, lui col mio numero di telefono, io a mani vuote con la promessa di quei quindici libri che un giorno forse avrei potuto riavere tutti per me.

Passò il tempo e un giorno mi telefonò.
Disse che ci aveva messo un po', non sempre le collane che recuperava da vecchie cantine e polverose soffitte erano intere, spesso mancavano volumi o alcuni erano davvero troppo malandati.
Così aveva aspettato di mettere su una raccolta che fosse completa  e in buono stato, prima di chiamarmi.
Ora era lì, di fronte a lui, in una scatola di cartone.
Quindici volumi arrivati da chissà quante case diverse.
Chissà a quanti e quali bambini erano appertenuti, chissà quante e quali storie avevano vissuto.
Ci mettemo d'accordo per la consegna.
Me li avrebbe portati lui.
Arrivò, suonò il campanello e me li portò fin sù, al terzo piano. Non ricordo bene cosa fosse successo, ma l'ascensore non funzionava, e quindi salì a piedi, con quello scatolone tra le mani. 
Ai miei occhi era diventato definitivamente un eroe, quel vecchiolibraio che portava tra le mura della mia prima casa da grande quei quindici pezzi della mia infanzia.

Quella sera passai a sfogliarli, con le amiche, attorno al tavolo della cucina.
Tanti frammenti ricomponevano ricordi, come un mosaico.
Alcuni erano un po' scarabocchiati qui e là, ma davvero poca cosa. 
Ma lo notai perchè io ero invece ero stata una di quelle bambine che i libri non li scarabocchiava. E nemmeno mia cugina prima di me.
Ma mi facevano sorridere,quei tratti incerti di pennarelli, quegli segni sulle pagine. Provavo ad immaginare il bambino dietro a quello scarabocchio. E l'adulto che poteva essere adesso.
Chissà cosa faceva, dove viveva, chi era diventato.

Io ero diventata una maestra, di quelle "piccole", per i bimbi piccoli.
Filastrocche, nenie, pastrocchi, scoperte, storie e scarabocchi erano diventati il mio pane quotidiano.
Molto di quello che ero diventata era lì tra quelle pagine.
Fu una sorta di epifania, una collezione di dejà-vu, una mappa di segni e indizi inconfutabili che mi raccontava il perchè, spesso inconsapevole, di tante scelte fatte.
Era come il glossario delle mie competenze, il campionario dei miei gusti, dell'estetica che mettevo nelle cose che facevo e in quello che cercavo.
Da quel momento li ho sempre tenuti con me, letti e sfogliati per puro piacere personale e portati al nido per lavoro, fonte di infiniti suggerimenti ed ispirazioni, passatempi e stimoli.

Ora che dopo essere stata bambina e maestra sono diventata anche mamma alla storia di questi quindici libri si aggiungono altre pagine.
Sono i quindici dei miei bambini, stanno sullo scaffale della loro cameretta e fanno loro compagnia con letture, disegni, storie curiosità e tante attività. 
Il volume 14 è tra i loro preferiti.
Come dar loro torto?
C'è tutto l'art and craft che si possa immaginare.
Attività con carta, forbici, colla. Stoffa, fili, tessuti.
Maschere, costumi, travestimenti.
Ricette, esperimenti, intrattenimenti.
Giochi all'aperto e passatempi per i giorni di pioggia.
Ogni volta che lo sfoglio mi ricordo perchè su Pinterest non ci vado mai!
Ogni volta che lo sfoglio penso che un giorno ci vorrà di nuovo l'aiuto di un vecchiolibraio come quello che ho incontrato io che mi aiuti a metter su altre due collane intere di quindici.
Quindici per la mia bimba e quindici per il mio bimbo, per quando saranno grandi.















mercoledì 18 dicembre 2013

cose belle: la prima scuola

Cose belle.
Un po' come le "good news" in chiusura di report, l'unica trasmissione che ancora riuscivamo a guardare quando avevamo la televisione.
Poi abbiamo detto basta alla tv e quel servizio di 20 minuti che ti rimetteva il sorriso e l'ottimismo addosso dopo un'ora e trenta di sconforto e frustrazione e indignazione un po' mi manca.
Qualche giorno fa un'amica mi ha parlato di un gran bel progetto, di quelli con tutte le lettere maiuscole, non solo l'iniziale, per il quale stava preparando un video.
Il video oggi era pronto e me l'ha mandato.
A me e a molti altri, chiedendo di diffondere.
E non si può non farlo.
Perchè qui si parla di una bella cosa, dove dietro alla parola cosa ci sta un mondo di persone motivate ed ottimiste.
Di gente che crede fermamente che le cose debbano funzionare meglio di così.
Ma che la protesta fine a se stessa fa sprecare un sacco di energie.
Mettere in piedi e portare in giro progetti e proposte invece te ne fa trovare un sacco, di energie.
Si parla di scuola.
Primaria e pubblica.
Malconcia e malmessa.
Si parla di aiuti e di fondi.
Di arte e cultura.
Di contributi e voglia di fare.
Di mani che fanno, e non di braccia incrociate.
Di voci che narrano e cantano, non di urla sguaiate.
Di collaborazione e di cosa pubblica, da costruire e rendere migliore con tutti e per tutti.
E non di piccole realtà ed ideologie chiuse in se stesse, dove regna il principio "quel che c'è lì fuori non mi piace/non va/non funziona e allora faccio da me e per me".

La trovo una grandissima iniziativa.
E non posso fare a meno di segnalarla e diffonderla.
Qui potete andare a leggere di che si tratta, in maniera più esauriente.
http://laprimascuola.wordpress.com/il-progetto-la-prima-scuola/

Se invece siete dei paraggi (Venezia e limitrofi), sabato c'è un'intera giornata dedicata al progetto.
Proiezioni, laboratori, spettacoli, merende e cena per bambini.
Qui trovate il programma.
http://www.sherwood.it/articolo/3702/a-scuola-di-cittadinanza-una-giornata-a-sostegno-del-progetto-la-prima-scuola-di-andrea-segre

Questo il video che promuove la giornata di sabato.



Enjoy it!
E sostieni!


lunedì 16 settembre 2013

il primo giorno


Mi sono alzata presto.
Ho fatto colazione con lui, soli soletti, nel silenzio della casa ancora addormentata.
I bimbi si sono svegliati da soli.
Operativi e collaborativi da subito.
Talmente tanto che eravamo tutti pronti con un'ora d'anticipo sulla tabella di marcia, che io avevo previsto assai più caotica e trafelata.
Invece una rilassata  e serena calma aleggiava nella casa, mentre l'alba illuminava la casa di giallo.
Cora ha messo l'ultima crocetta e fatto l'ultimo passetto.
E poi siamo partiti tutti e quattro assieme.

venerdì 13 settembre 2013

tutto pronto, tutti pronti...la scuola può cominciare


I bimbi dormono.
Zeno nel suo lettino, Cora nel lettone, chè ci siamo dedicate qualche coccola esclusiva, per me e lei sole.
E mi sono addormentata un po' anch'io, abbracciata a lei, naso contro naso.
Mi fermo, come ogni pomeriggio con il caffè nel bicchiere, a prendermi la mia pausa indispensabile e irrinunciabile.
Mi fermo e fermo i pensieri che vagano in tondo nella testa.
E' stata una mattinata calma, lenta.
Zeno si è svegliato all'alba, l'ho portato nel lettone e sotto le coperte abbiamo poltrito assieme per un'altra oretta.
Quando Cora si è svegliata io ero in bagno e Zeno vagava per la casa.
Le sue prime parole, seduta al centro del corridoio, sono state :"Andiamo nel lettone a farci le coccole?"
Non c'è stato bisogno di chiederlo una volta di più, ci siamo rituffati sotto le coperte, tutti e tre, con la tapparella alzata quel tanto che basta a far entrare qualche timido e tiepido raggio di sole.
Ci siamo presi il nostro tempo, come abbiamo sempre fatto finora, liberi da sveglie, orari, impegni...
'na pacchia.
Ma da lunedì si cambia musica.
Sveglia presto, colazione, lavarsi manifacciadenti, via veloci, vestirsi, su le scarpe dai che è tardi metti il cappuccio che piove....

Ma siamo pronti. Da un pezzo ormai.
Qui se ne parla da gennaio:"...lo sai che tra poco io vado a scuola?" è stato uno degli argomenti più spesso proposti da Cora.
Io, bhè io sono nata pronta.
No, non è vero...sono un sacco emozionata e spero che il suo entusiasmo per questa nuova avventura superi indenne i primi caotici momenti e il trambusto della novità.

Quel che le servirà è tutto pronto, o quasi.
Mi ci sono proprio applicata un sacco.
E ne sono fiera e felice.
Da metà agosto nei ritagli di tempo, durante i pisolini, la sera a letto, lista dell'occorrente alla mano, mi sono ingegnata e prodigata.
E divertita pure.



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