mercoledì 14 agosto 2019

una domenica d'agosto, a Parigi


La prima volta che vidi Parigi erano i giorni a cavallo di Capodanno, in sella all'inverno appena iniziato.
Le giornate brevi, il clima freddo, Parigi mi era sembrata tanto buia, nonostante le migliaia di luminarie a vestirla a festa e a darle un tono ancora più elegante e sfarzoso, ma francamente posticcio e monotono.
Mi era parsa troppo impettita, e impenetrabile, schiva e sfuggente.
E me n'ero andata con la sensazione di non averla conosciuta e compresa fino in fondo.

La seconda volta che vidi Parigi, 12 anni dopo quel capodanno, erano i giorni a cavallo del Ferragosto, in sella all'estate più piena.
Le giornate lunghe, il clima delizioso, i cieli azzurri e i tramonti infiniti.
Parigi mi è sembrata tanto luminosa, con le sue sdraio lungo la Senna e i ballerini di swing ai bordi delle peniches, e i suoi parchi pieni di gente stesa sull'erba e i giochi d'acqua per i bimbi ad ogni angolo a darle un tono così piacevole, vivace e vivibile.
Mi è parsa accogliente e allegra, avvolgente e aperta.

Rilassata e lenta, così si è presentata Parigi nel cuore di agosto, quando anche lei, nonostante la costante affluenza di turisti e visitatori, sembra svuotarsi un po'.
E i Parigini rimasti in città sembrano abbandonare quel "Metrò-boulot-dodò" per il quale sono conosciuti, e abbracciare invece una quotidianità fatta di partite di petanque, lunghi aperitivi che sfociano in rilassate cene, ore di lettura mollemente passate su una sdraio mentre davanti ai loro piedi scorre, placida la Senna.

Riesce addirittura a vestire i panni di un villaggio provenzale, di un piccolo paese di campagna, di un borgo medievale.
Non lo avrei mai detto, prima di quella domenica in cui, nonostante avessimo in programma l'itinerario più classico e iconico che si possa immaginare, Parigi ci ha mostrato le sue sfumature più pacate e sobrie, quasi bucoliche.


Quella domenica mattina, presa la metro, siamo scesi alla fermata più centrale di tutte.
Abbiamo iniziato gettando uno sguardo alla Senna dal Pont Neuf, e ci siamo poi addentrati nell'Ile de la Citè, in quello che è il germoglio primigenio di Parigi.


Prima tappa, appena dietro l'angolo: una vuota, calma, silenziosa e sospesa Place Dauphine
Qualche bici legata, qualche signore seduto al bar, qualche colazione lenta consumata ai tavolini del bar, una turista giapponese, posata lì come in un quadro.
Con il suo selciato di terra battuta, polverosa e asciutta nel caldo dell'estate, questa piccola piazza poteva benissimo sembrare quella di un piccolo borgo provenzale.






E non c'è borgo provenzale senza mercato, no? 
Quello che ci aspettava poco più in là, poco dopo la Sainte Chapelle, appena fuori dalla fermata della metro "citè" si chiama Marchè aux Oiseaux e ogni domenica mattina trasforma questo solenne ed elegante angolo di Parigi in un luogo brulicante di vita, rumori, odori e colori.
Cosa vengono a comprare i parigini in questo mercato? 
Pesciolini, canarini, pappagallini di tutte le fogge e colori. 
Guinzagli, collari, mangimi e ciotole. 
Piante, fiori, sementi e terriccio.
Concimi, annaffiatoi  e vasi e fioriere.
Gabbiette e nidi di legno, voliere e bug's hotel. 
E un'infinità di deliziosa, inutilmente necessaria chincaglieria per addobbare giardini e balconi, case e terrazze.
Dal più eccentrico e kitsch dei coccodrilli a sognanti mongolfiere. 
Il tutto esposto con quella trascurata ma mai casuale abbondanza e varietà tipicamente francese.








E mentre cammini tra quei banchetti, tra quelle corsie zeppe di fiori, tra i cinguettii e i canti dei canarini, gli odori forti e pungenti, quasi ti dimentichi che a pochi passi più in là c'è ad aspettarti Notre Dame, e il Point Zero, con quel suo alone da ombelico del mondo.
(Per chi non lo sapesse il Point Zero è un punto sul piazzale davanti a Notre Dame, contrassegnato da una stella, da cui vengono calcolate tutte le distanze da Parigi. Dodici anni fa ho ritratto in una foto i miei piedi che calzavano lunghi stivali neri, proprio al centro di quella stella. Questa volta calzavo sandali, e i piedi da fotografare sono diventati qualcuno di più.)



E se uno sguardo va ai piedi e ai nostri passi nel mondo, con Notre Dame proprio lì di fronte gli occhi non possono fare a meno di alzarsi verso loro, gli indiscussi protagonisti della cattedrale parigina, sopratutto nell'immaginario, fantastico e disneyano, di due bambini: i Gargoyles, che si affaccaino da balaustre e cornicioni.


Ma è sul lato della cattedrale che i nostri occhi si sono sgranati in un'espressione di incuriosito e divertito stupore.
Lungo i giardini che costeggiano Notre Dame, su quei fazzoletti di erba e terra, ecco che ci sono apparsi vasi, girasoli, piante di zucchine, casette per gli uccellini e buffi spaventapasseri seduti su balle di paglia.
Confesso di non aver indagato sul cosa fossero, cosa ci facessero e chi ce li avesse messi.
Probabilmente avrei scoperto anche qualcosa di interessante su questa installazione, ma ho preferito godermi quello stupore e allo stesso tempo fare esattamente come i miei figli, con il loro sguardo bambino: e cioè non trovarci poi molto di strano, in quell'angolo di campagna nel cuore di Parigi.
Abbiamo proseguito la passeggiata e mi sono accontentata di ringraziare, tra me e me, chiunque avesse pensato di aggiungere quel tocco di fantasia, colore e poesia a quell'angolo così solenne di Parigi.
Per l'effetto surreale di quell'orto piovuto lì da chissà dove, e per fornirci l'ennesima cosa bella su cui far posare gli occhi dei nostri figli.








Da Notre Dame ci siamo diretti verso l'isola più piccola, l'Ile Saint Louis.
Mi ero segnata un paio di cose da fare lì: una libreria specializzata in editoria di viaggi, e una gelateria, con la fama di essere la più buona della capitale francese.
La mia golosità, di cose buone e di posti belli, doveva per forza testare con i propri occhi, e la propria bocca, la validità di questi suggerimenti.
E invece sono rimasta a bocca asciutta: gelateria chiusa, e pure la libreria.
E pure tutto il resto delle piccole botteghe e atelier ai due lati della via che attraversa questo piccolo isolotto.
Se non poter entrare in quella libreria mi è onestamente dispiaciuto molto, il gironzolare per quella via vuota  e silenziosa, e sospesa nel tempo è stato un piacere che nessuna guida avrebbe saputo consigliarmi.
Senza dimenticare quanto io ami profondamente quel  omento in cui, con una punta di malcelata delusione mi dico " ...e vabbè, sarà per la prossima volta."
Affidando così a un domani indefinito la promessa di tornare dove già sono stata, ancora una volta, e un'altra ancora.
(La libreria si chiama Ulysse, -come altro sennò?- non è aperta tutti i giorni, come ho scoperto a mie spese, ma si può visitare anche su appuntamento. Io ora il numero ce l'ho, e la prossima volta non mi farò mancare u giro tra i suoi scaffali, di sicuro.)






Mentre noi vagavamo tra un'Ile Saint Louis deserta e silente poco più in là Parigi continuava a vivere la sua domenica lenta, oziosa e piacevole, all'ombra delle verdi fronde degli alberi, pigramente distesa sulle sdraio che costeggiano le sponde della Senna.
Si chiamano Paris Plages, questi lidi urbani, ed è un bellissimo, variegato e accessibile programma di bellezza, svago  e relax che l'amministrazione ha deciso di mettere in piedi per la gioia dei suoi cittadini, e dei suoi tanti visitatori.
Lungo la Senna ci siamo fermati a pranzare su una peniche ai piedi del Pont Marie (Le Marcounet): tavoli e panchine fatte con bancali di recupero, insalate sfiziose, clima informale e rilassatissimo, tanto da permettere qualche disegno nel diario di viaggio, una pennica all'ombra delle fresche frasche al più piccolo della famiglia, e un paio di birre fresche in più per mamma e papà.
Nel frattempo da un'altra peniche, nel frattempo arrivava una musica allegra e briosa, note di swing frizzanti come bollicine sulle quali danzavano coppie di ballerini, variamente assortite, e belle, bellissime da vedere.











Riposati e rifocillati siamo ripartiti per addentrarci nel Marais.
Anche qui botteghe e atelier chiusi, e quell'atmosfera di piccolo borgo dall'anima particolare, abitato da artisti estrosi, artigiani sapienti e rigattieri eccentrici.
Soprattutto tra le botteghe e le vie del Village Saint Paul, che è entrato di diritto tra i posti in cui sognerei di avere un giorno una mia bottega, e dove di sicuro vorrò tornare, sempre in quella prossima volta, che spero arrivi presto, senza far passare altri dodici anni.
Ho già scelto la stagione: sarà d'autunno,in un ottobre tiepido.
Chissà quale delle sue tante facce ci mostrerà Parigi.
E chissà io, che faccia avrò, quando ci rivedremo, sedute assieme sulle rive della Senna.
















































































venerdì 10 maggio 2019

viaggio in Portogallo: dove dormire

In questi giorni, due anni fa esatti, iniziava il nostro girovagare per le terre lusitane, che sarebbe durato una decina di giorni e ci avrebbe fatto scoprire un paese schietto e autentico, proprio come piace a noi. 

Arrivati a Lisbona con un non economicissimo volo diretto da Venezia, avevamo subito ritirato la macchina all'autonoleggio per iniziare la nostra risalita verso nord. 

Apro parentesi sul volo, credo il più costoso che ci sia mai capitato di prendere (1000 euro circa in quattro): si è trattato di un volo di linea, con la compagnia di bandiera (Tap Portugal) con tutti i comfort che di solito nei voli delle compagnie low cost non vediamo nemmeno col binocolo, oppure solo sotto pagamento di supplementi extra che alla fine incidono comunque non poco sulla tariffa finale (ve li elenco: abbondanza di numero di bagagli per persona  e di chili per bagaglio, posti a sedere vivibili, pranzo per tutti e giornalino con colori per i bimbi).
Fortunatamente già prima di partire ci eravamo resi conto che il nostro budget annuale per i viaggi non avrebbe risentito troppo di questo dispendioso volo: durante la fase di ricerca degli alloggi i prezzi per dormire ci erano sembrati parecchio ragionevoli, toccando in alcuni casi cifre davvero basse.
Scoprire una volta arrivati lì che anche il costo della vita e del cibo in Portogallo erano parecchio contenuti ha definitivamente, e con nostra grande gioia ridimensionato il costo finale di tutto il viaggio. 

Apro un'altra parentesi, prima di raccontarvi dei posti in cui abbiamo dormito e lasciarvi tutte le info utili nel caso in cui stiate pensando ad un viaggio in Portogallo.
Son passati anni da alcuni viaggi che abbiamo fatto, in Italia e in Europa.
Anni in cui più volte si è riaffacciata la voglia di raccontarli qui, in questo mio piccolo blog dall'andamento scostante.
Ho sempre dato la colpa alla mancanza di tempo, se alla fine non mi sedevo al pc a metter giù parole e a raccontare con foto e immagini queste nostre avventure di piccoli viaggiatori normali.
La verità non era però questa. 
La verità, a volerla proprio guardare in faccia, si chiama senso di inadeguatezza e profonda insicurezza. 
In un mondo, questo dei blog che raccontano di viaggi, in cui ormai c'è gente che va da un angolo all'altro del mondo, che fa e disfa valigie una dietro l'altra, che parte un giorno sì e l'altro pure cosa potevo mai avere io da raccontare?
Io che salgo su una aereo una volta all'anno, due nel migliore dei casi e  a volte nemmeno una.
Io che non ho nemmeno mai messo piede fuori dall'Europa.
Io che, dopo aver disfatto una valigia, la metto giù in  garage e chissà se e  quando la riempirò di nuovo. 
Io, travel blogger? noooo...

E invece poi c'è l'amica che ti chiede qualche dritta. 
Una persona che ti scrive per avere suggerimenti. 
Un'altra che ti chiede "dove posso leggere i tuoi post sul Portogallo?", per esempio. 
E quando poi parti, e finalmente sei in viaggio e finalmente ti senti al tuo posto nel mondo, ti rendi conto, una volta ancora, che quel che più davvero ami fare è questo: viaggiare e raccontare il tuo viaggiare, per piccolo che sia.
E c'è chi ( e a loro va il mio grande e profondo grazie) ti chiede di continuare a farlo. 
Di non smettere di raccontarlo, questo tuo piccolo viaggiare.

E allora torni a casa, e ti siedi al pc e decidi che è arrivato il momento di rirovare tempo e spazio per fare quello che avevi iniziato a fare: scrivere di viaggi. 
Con informazoni davvero utili, con consigli davvero sinceri, con opinioni davvero oneste. 
Con critiche e delusioni incluse, che a me nessuno mi paga per dire che un posto è "super stra top wow", sempre e comunque.
Con cognizione di causa, che se vado in un posto è perchè me lo sono scelta, e non mi ci hanno mandata. 
Con prezzi e criteri, che qui riuscire a partire è un fine lavoro di ricerca e compromessi, di priorità e rinunce. 
Con entusiasmo e coinvolgimento, e infinita gratitudine, che viaggio meno di quanto vorrei, ma quando finalmente ci riesco, lo faccio fino in fondo.





Cominciamo allora, e bentornati a bordo. 


La prima tappa del nostro viaggio è stata appena fuori Lisbona, a Sintra.
Giusto un paio di notti e con il senno di poi ci sarebbe stata bene una notte in più, sia per poter vedere quel che i dintorni di questa piccola cittadina avevano da offrire (moltissimo davvero) sia per poter godere più a lungo della deliziosa atmosfera e della calda accoglienza che abbiamo trovato nel B&B in cui abbiamo scelto di dormire. (Five House il nome, e questo il loro sito: TheFiveHouse)
Scovato su Instagram tramite una semplicissima ricerca per hashtag sono stata immediatamente colpita dalla bellezza delle foto e dalla cura con cui veniva raccontato.
Il perché di tanta bellezza e cura non è un caso, né tantomeno frutto di ricercate strategie di marketing, ma naturale inclinazione e professionalità.  I due propietari e fondatori, Filipe e Vera, con cui potrete anche scambiare qualche parola in italiano, sono due fotografi.
Qui potete vedere alcuni dei loro scatti, soprattutto servizi fotografici per matrimoni, coppie e famiglie.
In questa casa a pochi passi dal centro di Sintra invece hanno dato vita a questa realtà ricettiva che unisce cura e ricercatezza ad autenticità e semplicità in cui accolgono viaggiatori e turisti con un calore che  raramente ho trovato altrove.
Noi abbiamo dormito in una camera familiare da quattro al piano superiore (Flora dorm), con il bagno in comune con un'altra stanza, ma hanno anche un paio di camere al piano terra.
La prima colazione ottima, abbondante e di qualità (le prime pasteis de nata di questo viaggio, prime di una lunga serie, le abbiamo mangiate qui) veniva servita nel salotto al piano terra, tra arredi di modernariato e dettagli pieni di cura, personalità e carattere.
Così come abbondanti e particolari sono stati i consigli che ci hanno dato sulle cose e i posti da vedere.
Se siamo andati ad Azenhas do Mar dove abbiamo visto uno dei paesi e paesaggi più belli di tutto il viaggio e fatto una delle cene più buone e con la vista più speciale di sempre lo dobbiamo a Filipe e Vera.






COIMBRA
Dopo Sintra è stata la volta di Coimbra, ovvero l'alloggio più economico di tutti i nostri viaggi finora, tipo che tuttora ci chiediamo se non si siano per caso sbagliati.
Trovato su Airbnb alla modicissima cifra di 50 euro a notte (prezzi che manco un ostello) questo alloggio si trova nella campagna fuori Coimbra, in una piccolo paesino che con la sua piazza deserta e le sue case bianche vi darà la sensazione di trovarvi in Spagna, o in Messico, anche se dovesse capitarvi di arrivare lì nel bel mezzo di una pioggia torrenziale, com'è successo a noi.
Quella in cui abbiamo dormito, e trascorso delle piacevoli serate, credo fosse la dépendance di una grande casa di campagna abitata, questa è l'impressione che ho avuto, da professori e insegnanti.
Al piano terra due camere spaziose, una piccola cucina con tavolo e sedie e un bagno, grande e pulito. Una scala portava al piano superiore, dove abbiamo passato le nostre serate (giusto un paio anche in questo caso) e dove abbiamo fantasticato non poco sulla vita e le storie dei proprietari di questa casa.
Una mansarda, grande quanto tutta la casa che occupavamo al piano di sotto, piena di mobili di legno scuro, importanti scrivanie e piccoli scrittoi, poltrone accoglienti di tutte le fogge e taglie e libri. Libri, libri e ancora libri. E qualche vecchia foto di famiglia, a farci la conferma che nessun hotel di lusso potrà mai competere ai nostri occhi con questi piccoli angoli di mondo, pieni di carattere e storie da raccontare.
Anche un questo caso due notti si sono rivelate davvero poche: con il suo grande giardino, le sdraio sul prato, la piscina di acqua naturale, le biciclette a disposizione è un posto in cui saremmo rimasti volentieri una settimana.

L'ingresso

La vista dalle finestre


Il piano di sopra, con gli scrittoi, le poltrone, e tantissimi libri.








Questa invece la piazza del paese, a pochi chilometrri da Coimbra.

MONSANTO
Lasciata Coimbra è iniziata la nostra deviazione che ci avrebbe allontananti dai percorsi più battuti per addentrarci nelle zone più interne, remote, rurali e montagnose del Portogallo. 
Monsanto la nostra destinazione, di cui alcune foto delle sue case costriute letteralmente tra enormi massi di granito mi avevano colpito e attratto. 
Passando per Piodao, minuscolo villaggio di case di pietra scura e tetti d'ardesia in mezzo ad un paesaggio senza tempo, lontano da tutto nel cuore delle Beiras, le montagne lusitane. 
Il nostro alloggio a Monsanto era proprio dentro ad una delle case incastonate tra queste enormi pietre tondeggianti, che danno a questo piccolo paese di montagna un aspetto tra il surreale e il magico.
Trovato su Booking (questo il link) si trattava di un ampio appartamento soppalcato, con angolo cottura che però non abbiamo usato preferendo sfamamrci con i piatti sfiziosi preparati alla paninoteca e birreria che fanno sempre parte di questa Taverna Lusitana.


La porta del nostro appartamento, letteralmente di, e sotto, la pietra. 

PORTO
La deviazione che ci aveva portato quasi fino al confine con la Spagna (Monsanto è ad un atrentina di chilometri scarsi dalla frontiera) è passata poi per Viseu, dove abbiamo fato una passeggiata di un paio d'ore, per poi farci arrivare verso le 7 di sera a Porto. 

L'appartmento trovato su Airbnb era colorato e vivace, senz'altro rinnovato da poco.
In posizione centralissima, in un comodissimo e ampio piano terra, con una camera e un divano letto nella zona giorno.
Arredato e decorato con gusto, senza scadere nel posticcio, e appena fuori dalla porta con tutta la sua schietta, ruvida, autentica bellezza Porto, la città che più ho amato in questo viaggio.


La colazione del sabato mattina con la frutta comprata nelle botteghe sotto casa e le paste prese in un apasticceria buonissima, di fianco alla storica libreria Lello, quella dove andava la Rowlings e le cui scale hanno ispirato alcuni ambienti di Harry Potter. Quel sabato mattina ero uscita da sola, prima di tutti, proprio per andare  acomprare la colazione. E il caffè sucro e la pastel de nata che con cui ho iniziato da sola quel sabato mattina è uno dei ricordi più belli, e uno dei mtivi per cui continuerò sempre  apreferire le case agli alberghi.




La porta bianca era quella del nostro appartamento.
La finestra rossa a fianco invece è quella del buonissimo ristorante in cui abbiamo cenato l'ultima sera lì. 
Piatti da tutto il mondo, sapori paritcolari e un nome che era tutto un programma "As 7 Maravilhas": consigliato per la bontà del cibo, ma soprsattutto per l'atmosfera particolare e l'ottima accoglienza.




Mi ero portata pure da ricamare in quel viaggio, nello sfortunato caso in cui qualche malano ci avesse tenuti chiusi in casa (non c'era viaggio fatto fino ad allora in cui qalmen uno di noi si fosse preso qualche malora per almeno 24 ore). E invece, incredibile...eravamo stati bene tutti e sempre e il mio ricamo si era fermato alle cinque rondini del five house di Sintra.
Ma la mia valigetta degli aghi e fili stava troppo bene con gli arrredi di questi casa per non meritarsi una foto ricordo.
LISBONA
Dopo la colorata e ruvida Porto è stata la volta della luminosa e Lisbona. 
Anche in questo caso alloggio trovato su Airbnb (clicca qui per l'annuncio).
Un piccolo, ma accogliente, appartamento abbarbicato all'ultimo piano di un piccolo palazzo nelle stradine attorno al Castello, dentro le vecchie mura medievali della città.
Zona centralissima, nel cuore della Lisbona più vecchia, ma nonostante questo il prezzo non era eccessivamente alto. 
Quel che meno mi è piaciuto è stato il check in: siamo entrati grazie ad un codice da digitare sul tastierino numerico all'ingresso, e abbiamo ritirato le nostre chiavi in un  cassetta di sicurezza in fndo alle scale. 
Pratico senz'altro, ma per noi che scegliamo Airbnb anche e soprattutto per quella mezz'ora che ti dedica all'arrivo chi ti accoglie, raccontandoti del posto in cui ti trovi e dandoti suggeriementi e consigli, non avere questo tipo di contatto umano è sempre una grave mancanza, che no, non mi è piaciuta molto.

Anche l'appartamento, sebbene pulito, curato, accogliente, mancava un po' di storia e carattere, (tutto nuovo, tutto bello con quell'alone da catalogo ikea, per capirci) ma si è rivelato comunque un'ottima soluzione, funzionale e pratica.


E poi per fortuna bastava affacciarsi alle finestre per ritrovare tutto il sapore e la bellezza autentica, spontanea, vissuta di Lisbona.







Questa era la vista dalla finestra della cucina.
Queste sotto invece le piastrelle, sempre della cucina.


E questo il coloratissimo, per niente sobrio, ma bellissimo terrazzino di fianco alla porta da cui entravamo. E il cielo azzurro, pieno, carico di quella luce che solo Lisbona sa avere.

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