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mercoledì 27 luglio 2016

di domino e del domani

Fuori dalla finestra un atteso acquazzone sta finalmente stemperando il caldo che in questi giorni s'era fatto appiccicoso e molesto. 
Le nubi che coprono il sole e la temperatura subito più fresca fanno sembrare questo pomeriggio di fine luglio un pomeriggio di fine settembre.
Ma no, non è ancora finita questa lentestate. 
Manca ancora agosto, e le sue angurie rosse e zuccherine e la città vuota e silenziosa.
Mancano ancora le vacanze, e le valigie da fare e i posti da sognare prima e ricordare poi.
Manca ancora a settembre. E quando arriverà porterà partenze, ritorni, nuovi inizi.

Nel frattempo aspettiamo, senza affanni, godendoci questo tempo libero da resse e fretta. 
Le giornate scorrono placide, tra tempi vuoti ed oziosi, e momenti di vivace attività.
Assisto, basita a e commossa, eccitata  e malinconica, ai cambiamenti epocali che demarcano un confine via via sempre meno labile tra un'età e un'altra.
Cadono i primi dentini, si tolgono rotelle e braccioli.
Si misura la crescita in cose che si perdono e in distanze che si allungano.
Con il soldino del primo dentino caduto si è comprata un quaderno, perchè sta diventando grande e presto andrà a scuola.
Con il secondo un lecca lecca per lei, e uno per il fratello, perchè in fondo è ancora piccola.
Ci sono nuovi oggetti che entrano a far parte della nostra quotidianità.
La prima cartella. Bella, che più bella non si può.
Ci sono penne, astucci, diari da comprare.
A settembre si apriranno i cancelli di una nuova scuola e di una nuova età.
Una scuola con  nuove regole (non si può correre in salone, sai mamma?), nuove maestre e nuovi spazi. Un grande giardino senza scivoli, nè altalene. Ma tanti alberi, grandi, a far ombra a tanti bambini, ancora piccoli.

Giorno dopo giorno giorno imparare, leggere, scrivere, contare.
Intanto noi, in questa lentestate continuiamo a giocare.

Le foto sotto sono di un domino fatto in casa ancora l'estate scorsa.
Le avevo scattate per scriverci anche un post. Con il domino ci abbiamo giocato molto e a lungo, il post invece è rimasto tra le bozze, come molti altri.
Le metto qui ora, alla fine di questo post, nel mezzo di quest'estate.
Trovo sia un ottimo esempio di come si possa imparare giocando.

Per farlo vi serviranno del cartoncino ( noi abbiamo usato il cartoncino del fondo di un album da disegno finito), della carta colorata (o bianca e ve la colorate voi) e delle piccole fustellatrici, o in altrenativa forbici, buona manualità e tanta pazienza certosina.
Ah...colla  e forbici, ovviamente.

Tagliate dal cartoncino dei rettangoli uguali tra loro e disegnate una riga che li divida in due metà.
Con le fustellatrici ricavate le carie sagome che andrete ad incollare.
Ad ogni sagoma associate un numero, da uno a dieci.
Uno per l'orso, due per i cuori, te per i fiori, quattro per le farfalle, cinque per i quadrifogli e via così. Se non vi fosse chiaro (a me effettivamente spiegato così non lo sarebbe affatto...) guardate le foto che sono molto più eloquenti di me.
E luminose e piene di colore ed allegria e leggerezza, come spero saranno i giorni della scuola che verrà.









venerdì 6 marzo 2015

Il castello della nobile dinastia De' Monnezzais


Se vi capitasse di entrare in casa mia in un qualsiasi momento, a sorpresa senza preavviso alcuno, la trovereste tutto sommato abbastanza in ordine. L'abbastanza è d'obbligo perchè con due bambini va da sè che l'ordine, quello vero, totale, asettico e pure un po' freddino, è utopia.
Giochi sparsi in giro la fanno da padrone per quasi tutto il giorno e quello che regna incontrastato è un vivace disordine creativo, che io cerco di tenere a bada con reiterati, e senz'altro noiosissimi, inviti al riordino. "Mettete in ordine!" è probabilmente è una delle frasi che ricorderanno di più dopo "vi amo tantissimissimissimo", "luce dei miei occhi", "NO!", " ma quanto belli siete" "basta!", "Ho detto NO!", "smettetela di bisticciare" "ma quanto vi amo", "Baaaasta!!!".

Comunque, tornando alla questione casa, se dico che la trovereste sempre in ordine non è per farmene un vanto, credetemi. E' tutta apparenza. Quello che riesco a tenere in casa mia è un ordine, appunto, apparente. Nel senso che quel che si vede è in ordine, quel che non si vede, no.
Aprite uno qualsiasi dei cassetti, in una qualsiasi delle stanze e rimarrete stupiti e sgomenti di fronte a cotanto contrasto con l'ambiente circostante. Cose arruffate, ingarbugliate, ammassate, spiegazzate, stropicciate. Soprattutto i cassetti dei bambini. D'altronde incentivando la loro autonomia questo è il minimo: se dici ad un bambino di prendersi un paio di pantaloni sarebbe sciocco aspettarsi di trovare tutti le altre paia perfettamente al loro posto, no?
Oltre a cassetti confusissimi, ci sono tutta una serie di piccoli contenitori, grandi bauli, utilissimi sgabuzzini e salvifiche stanze "quantarobba" che mi permettono di convivere pacificamente con questo lato caciarone di me. Stipo il caos, gli stendini pieni zeppi, le pile caracollanti di bucato, le scartoffie, la chincaglieria lì dove "occhio non vede e cuore non duole" e mi godo l'illusorio quanto piacevole effetto di questo'ordine apparente.

martedì 27 gennaio 2015

l'albero dei pop-corn

Ognuno c'ha i propri tormentoni, grandi classici, evergreen.
Piccole rassicuranti abitudini, reiterate tradizioni, parole, immagini, colori confortevoli come personalissime copertine di Linus.
La mia (...una delle mie, perchè una non mi basterebbe mai) ha la forma di un albero.
Radici ben piantate a terra, e braccia levate verso l'alto, foglie caduche e rifioriture e messe a frutto che vanno e vengono e vanno e vengono come le nuvole in cielo.
L'albero delle stagioni cammina con me.

mercoledì 17 dicembre 2014

yummy xmas: arancia e cannella

Lo volevo fare l'anno scorso.Ma no, non l'ho fatto per mancanza di tempo-energie-organizzazione. E per la presenza di un pupetto che, ammettiamolo, era un anno più piccolo e un mucchio più ingestibile di adesso.
Adesso con i suoi quasi tre anni e 90 centimetri buoni di entusiasmo e solarità fare con lui è uno spasso. 
E così quest'anno sto riuscendo ad avere un albero di Natale tutto mangereccio e speziato.
Quando è salito dal garage per la prima volta ci siamo limitati a montarlo, metterci le lucine e solo qualche piccolo addobbo di quelli che ci tenono compagnia da anni.
L'abbiamo lasciato così, un po' spoglio, in attesa di riempirlo giorno dopo giorno con i frutti dei nostri pomeriggi casalinghi. 
Le prime a finire sui rami sono state le campanelle dorate. Poi ho fatto fruttare le mie intenzioni: ho detto che volevo un Natale dolce e profumato? E che così sia!

Ho cominciato con le arance. Le ho tagliate a fette non troppo sottili, le ho tamponate per un po' con della carta assorbente e stese infine sulla griglia del forno.

mercoledì 22 ottobre 2014

secchiello o scherzello?

Fra le dipendenze da cui mai guarirò, e nemmeno mai vorrò guarire, ci sono i formaggi. Quelli freschi in particolare. Mozzarella, ricotta, stracchino, casatella, stracciatella e, lei, l'unica,  la sola, l'incomparabile, l'ineguagliabile burrata. Quando mangio una burrata, alla temperatura giusta, con il perfetto grado di scioglievolezza all'interno io vado in deliquio, giuro. Seduti a tavola con me mentre ne addento voluttuosa un pezzo potreste vedermi chiudere gli occhi e abbandonarmi senza ritegno nè dignità ad un momento di libidinoso piacere gastronomico. 
Da quando ha aperto una focacceria pugliese vicino a casa io sono una donna felice.
Posso uscire, fare due passi, varcare la soglia della loro bottega e tornare a casa con una burrata degna del suo nome: 350 grammi di bianca golosità, da tagliare in quattro, portare in tavola e darsi al gozzoviglio. Altro che quelle burratine del supermercato...buone, per carità...ma piiiiccole, così piccole che me le mangio in un boccone. Unico pregio: la confezione, 'chè se il packaging è una piaga ambientale, la possibilità di trasformarlo, riciclarlo e reinventarlo, bè, questo lo assolve da parecchie accuse. 
Queste burratine per esempio venivano vendute in questi secchiellini neri, piccoli, con il loro coperchietto, nero pure quello, e un piccolo manichetto. Era estate quando me i sono ritrovato tra le mani e subito il pensiero è corso qualche mese avanti e il loro destino di rifiuti scampati alla pattumiera era già segnato: sarebbero diventati cestini porta dolcetti per la festa più pauuuurosa dell'anno.

giovedì 16 ottobre 2014

questo è (il nostro) halloween

Mai come quest'anno ho voglia di Halloween. Perchè mai come ora ho bisogno di esorcizzare paure e ridere in faccia ai mostri che albergano abusivi nelle mie giornate. 
Se poi la sorte mi assiste ci sarà da fare gran festa davvero. Questo Halloween potrebbe avere un sapore tutto speciale. Liberatorio e dissacrante, riparatore e conciliatore. Potremmo farci delle gran belle e tonde risate, alla facciaccia di mostri, paure, terrori. Ricacciarli giù da dove sono venuti, chiudendoli a doppia mandata nello scantinato delle cose passate. Tirare un gran bel sospiro di sollievo e iniziare a riempire i polmoni di aria fresca, nuova, leggera.

Quindi qui, comunque vada, ci stiamo attrezzando.
Complice la seconda (di già) febbre della Grande che la sta tenendo a casa ieri mattina ci siamo dedicati ad una lunga mattina di creatività in salsa arancio-nera.

martedì 30 settembre 2014

un lampadario d'ocra

Qui a Casanuova continuano a mancare un sacco di cose. Siamo a buon punto, non proprio un punto finito, di quelli che poi vai a capo. Diciamo piuttosto un bel punto e virgola. Resta ancora molto da fare, sistemare, scegliere e comprare. O scegliere se comprare, in molti casi.
Per esempio i lampadari del salotto: erano una questione in sospeso da tempo. Prima bisognava arredare il tutto, poi avremmo scelto anche i lampadari.
E invece di sceglierli e comprarli, me li sono fatta da me. Ed è stato facile, talmente facile che vi faccio vedere come, così potete farveli anche voi, se vi piacciono.

Ho iniziato dal colore. Avevo questi tre vasetti di ocra, portati a casa da Roussillon, che aspettavano di essere usati e d'interpretati da tre anni. Li tenevo lì in attesa dell'idea giusta, del progettino che desse loro vita facendoci godere delle loro tinte calde, ricordandoci quel bellissimo viaggio. E finalmente l'idea è arrivata.   
Quindi, con il supporto dei miei validi e vivaci aiutanti, ho spennellato di acqua e ocra sei fogli(due per ogni sfumatura d'ocra) di carta ruvida, quella da acquerelli.

venerdì 29 agosto 2014

acqua, sale e un q.b. di colore

Quando piove l'acquerello chiama. Sabato scorso per esempio qui pioveva. Eccome se pioveva. D'altronde è agosto, pare giusto, no? Quindi, visto che pioveva, abbiamo tirato fuori pennelli e acquerelli e ci siamo messi all'opera, prima che la noia ci trascinasse a fondo-divano.
L'ispirazione l'abbiamo presa da Laura e vi consiglio di seguire il suo tutorial per sapere bene come fare, perchè a noi non è venuto altrettanto bene, ma miglioreremo!
Comunque questo è quello che abbiamo combinato noi, mentre la pioggia scendeva a catinelle fuori dalla finestra.

Acqua, colore, pennelli, carta ruvida e sale grosso, questo l'occorrente. 
Prima di tutto bagnare bene il foglio solo con acqua. Poi preparare il colore.

sabato 7 giugno 2014

chi vuole un gelato?

Arrivano i primi caldi e noi, potendo, vivremmo di gelato e poco altro. Ma credo che un nutrizionista non approverebbe del tutto questo regime alimentare.
"Chi vuole un gelato?" va quindi strillando per casa la  pupa grande in questi giorni con tono e volume da mercante della Vucciria.
Come non dar seguito ad una tale appassionata inclinazione?
Presto detto, presto fatto. Un po' di materiali di recupero, qualche intruglio, la giusta compagnia e il passatempo scaccia noia della nostra estate è pronto. Giochiamo al gelataio!

venerdì 30 maggio 2014

zaino in spalla...si parte!

No. Non siamo in partenza, ahimè. E sul fronte viaggi e vacanze estive regna ancora un clima nebuloso e incerto: dove? quando? per quanto? Al momento risposte non ce n'è. Pazienza.
Però la piccola grande di casa settimana scorsa è andata in gita. La sua prima gita. Quindi la mia prima volta: io resto lei va, qualche chilometro di strada a dividerci, posti, luoghi e scoperte tutti per lei e a noi i racconti al ritorno.
Devo aggiungere che ho pianto? Oh, se ho pianto. Ho pianto anche tutte le lacrime che non ho versato il primo giorno di scuola.

Comunque non è dei miei facili sentimentalismi che volevo raccontare.

Ovviamente per andare in gita serve un buon pranzo al sacco, una bottiglietta d'acqua, un cappellino per il sole, un k-way, e un pacchetto di fazzoletti.
E uno zainetto dove riporre tutto e da mettersi sulle spalle, pronti per l'avventura.
Uno zainetto sufficientemente capiente ma che fosse della sua taglia non ce l'avevamo e quindi è scattata la ricerca.
Volevo qualcosa di semplice, pratico, ma allegro. Evitando, visto che per ora pare essere ancora immune alle mode del momento, prodotti brandizzati. Della serie niente principesse del gelo, dottoresse di giocattoli, cavallini alati, topoline leziose e gattine mielose. Non perchè sia contraria a priori al genere, ma perchè di solito i prodotti del merchandising sono pacchiani, plasticosi, eccessivi, soprattutto nei costi.
E poi si sa come va: quest'anno va la maialina fangosa, l'anno prossimo tocca all'ape danzerina, e quello successivo ancora alla fatina sbrilluccicosa.
E mi piace anche l'idea di, tentare perlomeno, di educarli al valore delle differenze, di gettare qualche seme contro la gramigna dell'omologazione, insegnando loro che le cose uniche parlano di noi, soprattutto se fatte con le nostre mani.
Certo entro certi limiti: lungi da me negare sempre a priori i loro desideri e voglie, anche i più futili e passeggeri, che con il tempo verranno fuori. Diciamo che cerco una qualche via di mezzo. Dicono che il giusto stia lì. Vediamo se lo troviamo.

Comunque quando cercavo lo zainetto mi sono capitati sotto gli occhi due zainetti: semplici, non griffati, pratici.
Certo non erano proprio allegri. Un po' troppo semplici. Uno nero e l'altro azzurro.

lunedì 12 maggio 2014

cahiers de voyage diy

Quando viaggiamo, anche solo per una gitarella fuori porta di un paio di giorni, portiamo sempre con noi un piccolo kit di salvataggio per i bimbi. Non medico, ma ludico.
Non mi piace che si portino appresso troppi giocattoli. E sono dell'idea che faccia bene anche a loro trovarsi "lontano" da casa e improvvisare con quel che c'è sul posto, si tratti di un tovagliolo del ristorante, piuttosto che di una manciata di sassi lungo un sentiero.
Ci sono però frangenti in cui serve qualcosa per intrattenerli: i tragitti lunghi, in macchina o in treno, eventuali tempi morti e attese, giornate di cattivo tempo in cui girovagare si fa cosa ardua.
Di solito il nostro kit da viaggio si compone di:

  • animali e pupazzetti, piccoli, praticamente tascabili, rigorosamente di gomma: non si rompono, sono lavabili, non fanno baccano e sono leggeri.
  • un paio di macchinine, piccoline anche quelle.
  • libri e libretti, possibilmente fini,così da poterne portar via una selezione tale da non annoiare nè noi nè loro.
  • una lavagnetta magnetica, di quelle su cui scrivere e cancellare senza interruzione a ripetizione: ha il grande vantaggio di non sporcare e può quindi essere usata ovunque senza paura, ed essendo cancellabile e riscrivibile portarla con sè equivale a mettere in valigia una risma di fogli infinita.
  • sempre nella categoria "cancellabili e riscrivibili" l'anno scorso, prima di partire per il Salento ed affrontare la traversata dello stivale in auto, ho comprato delle schede-gioco a tema viaggi con giochi e disegni da completare con un pennarello da lavagna, di quelli cancellabili. Anche in questo caso la possibilità di cancellare e riscrivere a piacimento quante volte si vuole e il numero abbondantissimo di schede (100!!!), tengono lontano il rischio di cadere vittime della noia.
  • un astuccetto di colori a cera: non sporcano come i pennarelli e non hanno bisogno di temperino come i pastelli.
A questo kit va aggiunta ovviamente della carta, specialmente ora che Cora è presa dal sacro fuoco del disegno e Zeno da quello dello scarabocchio. Di solito bastava qualche pagina della mia agenda, ma per evitare bisticci e litigi ora vanno garantite pari opportunità di supporti cartacei per dare libero sfogo alla loro creatività e all'ispirazione del momento.
Prima di partire stavo per comprare due block-notes, piccolini. Li ho presi dallo scaffale, sono andata verso le casse, ho fatto una rapida marcia indietro e li ho rimessi dove li avevo trovati.
Perchè comprarli, quando potevo benissimo farli da me?
A casa ho pacchi e pacchi di carta di recupero, per lo più avanzi dei tempi del liceo: fogli protocollo, avanzi di quaderni iniziati e non finiti, fogli di blocchi di appunti presi a metà.
Sono tornata a casa e nel pomeriggio c'è voluto proprio poco a trasformare una parte di quella scorta di carta in quaderni di viaggio.

Occorrente
  • fogli di carta
  • cartoncino, un po' più grande del formato dei fogli
  • nastro adesivo, di carta o trasparente, purchè largo. e una pinzatrice.
  • forbici
  • pellicola adesiva trasparente
 Il procedimento è più che banale: prendere una manciata di fogli, allinearli per benino.
Adagiarli sul cartoncino, fissando un'estremità del pacco di fogli con alcuni strati di nastro adesivo.
Ma col senno di poi vi consiglio di usare una pinzatrice.  Ad un certo punto abbiamo iniziato a perdere fogli in giro di qua e di là.
Comunque a questo punto non resta che piegare il tutto a metà.
Disegnate quel che vi pare sulla copertina, se vi pare.
Rivestite poi la copertina di cartoncino con la pellicola adesiva trasparente, che oltre a dare solidità e robustezza al quaderno, lo proteggerà da acqua e altre eventuali sventure di viaggio.
Ma soprattutto renderà il vostro quaderno scrivibile e cancellabile proprio con quei pennarelli da lavagna di cui si parlava qualche riga sopra: quaderno e lavagnetta, tutto in uno!

Ed ecco i quaderni all'opera. E in viaggio!
Sul treno, mentre paesaggi e villaggi, strade e paese scorrevano fuori dal finestrino, colori a cera tracciavano disegni e ricordi.
E la sera, al ritorno dai nostri giri in giro, quando la testa non sprofondava sul cuscino e in un sonno pesante e ristoratore, io con le mie improbabili doti da paesaggista, dipingevo scorci e angoli, raccontando le tante cose belle viste, incontrate, assaporate.
Castel Sant'Angelo e le panchine dove abbiamo mangiato la pizza...
..il Pantheon, con un buco sul tetto, il Colosseo, che era enooorme, e...impressioni astratte di piccolo artista in erba.
Ora non resta che restaurarli un po', dando qualche punto di pinzatrice, e lasciarli riposare fino al prossimo viaggio.
Tra qualche anno sarò curiosa di sfogliarli e vedere quanta strada hanno fatto. Loro. E noi con loro.

Con questo post partecipo allo swap vacanze di riciclo e fai da te!


giovedì 24 aprile 2014

dalle uova nascono i fiori

Ho iniziato che era marzo.
A dire il vero ho iniziato pure prima, vista la mole di cartoni delle uova raccolti nei mesi precedenti: nei ritagli di tempo li tagliavo e sezionavo in lungo e in largo, ricavandone fiori e campanelle e la felice consapevolezza di riuscire ancora a ritagliarmi del tempo, nonostante a volte mi senta una trottola che gira impazzita.
Frammenti di tempo in cui muovere le mani, senza troppo impegno, senza tanta fatica, per il puro e semplice piacere di creare, dare forma, trasformare.
Dai cartoni delle uova si possono ricavare moltitudini di forme,da assemblare in altrettante moltitudini di combinazioni per ricavarne, indovinate?, svariate moltitudini di oggetti e creazioni.
Fiori, per esempio.
Questa volta i miei fiori non sono spuntati dai sei buchetti porta-uova, come ero solita fare, ma dai coni centrali: per ogni cartone ho ricavato quindi solo due fiori, un apparente spreco di materiale, ma che fiori, però!
Tulipani, calle, campanule. Graziosi, leggeri, eleganti.  
In un caldo e luminoso pomeriggio di marzo ho spostato la postazione pastrocchi e colori in terrazza e abbiamo iniziato a colorare tutte quelle corolle.
Tempo cinque minuti il piccolo era già migrato altrove, la grande mi ha fatto compagnia un altro po'.
Non molto a lungo a dire il vero e alla fine mi sono ritrovata con una decina di fiori colorati, e tutti gli altri no.
E così, complice un pomeriggio di relax con il piccolo dai nonni e la grande a scuola mi sono presa il lusso di una lenta e colorata mezz'ora, io e gli altri "mila" cartoni rimasti, chicchera di caffè in una mano e pennello nell'altra.
Una distesa di coni colorati sul tavolo, la luce calda del sole, il silenzio tutt'attorno: rigenerante, a dir poco rigenerante!

Una volta asciugati mi sono ritrovata con una cassettina piena-zeppa di fiori colorati e foglioline verdi, che ho tirato fuori in una di quelle mattine, troppe questo mese..., di febbre e tosse che hanno scandito il ritmo di questo aprile.
Ho chiamato i bimbi sul tappeto e...tanto per cominciare, questa bellissima scatola di perline del legno è stata interamente svuotata sul tappeto. Tutta, ma proprio tutta.
Non su mio suggerimento, ovvio. Ma per anarchica iniziativa del piccolo che ha deciso di boicottare le mie intenzioni creative con questo colpo di scena molto teatrale e di grande effetto scenico, non c'è dubbio.
Le perline di legno sono così uscite di scena e hanno fatto il loro ingresso perforatrice e spago.
E per un po' qualcuno si è divertito ad infilare fiori e foglie, e a farne una ghirlanda.
Che è andata a posarsi su una mensola della cucina.
Un'altra ghirlanda invece è finita in camera mia, sulla mensola di fianco al mio letto, portando colore e riempiendo un po' quei muri ancora tanto vuoti.
E per finire, visto che avanzano ancora fiori (l'avevo detto che erano taaanti, no?!), sabato scorso, mentre qualcuno si dedicava al lavaggio dell'auto, evento più unico che raro, e qualcuno pisolava della grossa, io e la mia bimbetta abbiamo dato vita a qualche mazzolino da mettere in vaso, un'ottima, durevole ed economica alternativa ai fiori recisi.
L'occorrente questa volta l'abbiamo trovato in cucina: stuzzicadenti lunghi lunghi, qualche bottiglietta di vetro. Aggiungere qualche goccia di colla e, vista l'assenza del piccolo sabotatore, perline di legno!
Il procedimento è banalissimo: infilate qualche foglia, poi il fiore, fissandone la base alle foglie con qualche goccia di colla vinilica. 
Finito!
Le foglie che ha usato Cora avevano invece i fori molto larghi, e quindi per fissarle al bastoncino ed evitare che scivolassero giù, abbiamo messo alla base una perlina di legno, cercando fra le tante quelle con il foro largo il giusto per bloccarsi senza l'aggiunta di colla.
Eccoli qui, fatti e finiti, a far bella mostra di sè in salotto.
Graziosi, no?!

giovedì 10 aprile 2014

l'albero delle stagioni: primavera

Per fare un albero ci vuole un fiore.
E un pomeriggio per noi due sole.
Una lenta passeggiata rientrando da scuola, le nostre chiacchere, il sole in fronte.
Fermarsi sul prato sotto casa a raccogliere fiori.
Dipingere con te, con pennelli in setole di petali.
Cogliere le tue sfumature, quelle nuove, di bimba piccola che diventa grande.
Quelle che a volte mi sfuggono, che prendono vita nel tuo nuovo mondo, quello in cui io ti accompagno ogni mattina, ma in cui non resto.
Quello in cui poi torno a prenderti, e mi corri incontro e in quell'abbraccio del pomeriggio mi sembri ogni volta un po' più alta.
Per fare un albero ci vuole tempo. E calma. E tanta luce.

Il nostro albero della primavera è iniziato a sbocciare così.
Un mazzolino di margherite e qualche dente di leone.
Grandi fogli, ampi come prati.
Colori a dita.





E già che c'eravamo anche qualche foglia dai vasi sul terrazzo.
Basilico, menta, salvia, rosmarino, pansè e ciclamino.
Scoprire le diverse forme, lo spessore, i contorni, le venature e soprattutto...gli odori.


Per fare un albero poi ci vuole un potente raffreddore e un febbrone da cavallo che ci tiene chiusi in casa nonostante la bella stagione splenda lì fuori su prati, alberi e cielo.
E allora ce lo facciamo noi il nostro cielo primaverile, solcato da nuvole e farfalle in volo, che porti colore e scacci la noia.


E poi taglia, taglia e taglia.



E attacca, attacca e attacca.


 E alla fine, eccolo qui, il nostro alberello tutto di fiori fiorito.






Qui l'albero della primavera passata.
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