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giovedì 26 novembre 2015

comfort food alle tre zeta: zuppa di verze e pan di zucca

Questo tiepido autunno sta lasciando posto ai primi freddi. Si apre la stagione dei piatti "scaldapancino": minestre,zuppe, creme, vellutate.
Tra tutte una delle mie preferite è la minestra di verze, che sta pure ai vertici della classifica "minimo sforzo, massima resa".
Ho imparato a farla quando abitavo in fattoria: in quegli anni ho mangiato i migliori minestroni di cui abbia memoria e una delle immagini che senz'altro mi evocano fortissimamente l'atmosfera di quel posto e di quel tempo è il pentolone che ribolle sulla stufa, a tenere in caldo la cena per chi sarebbe arrivato dopo.

Se non la conoscete o non sapete come si fa ve lo spiego io. Mi basteranno appena un paio di righe.
A voi invece servirà:
-una verza, o mezza, o due dipende da quanti siete a tavola. Noi con una verza di medie dimensioni ci mangiamo in quattro.
-dado vegetale, fatto in casa o comprato a vostro piacere, o ci aggiungete una carota, uno scalogno e una costa di sedano che poi toglierete.
-un pentolone bello capiente
-acqua con cui riempire il pentolone


Ora che avete tutto dovete lavare la verza e tagliarla a striscioline.
Riempite il pentolone con la verza e il dado, o le verdure da brodo, aggiungete acqua q.b. a coprire bene tutta la verza, mettete sul fuoco, portate ad ebollizione, lasciate cuocere a fiamma media per una ventina di minuti.
Servite calda, in ciotole capienti in cui avrete prima messo dei tozzi di pane raffermo. Si inzupperanno di brodo in un apoteosi di gusto e morbidezza che vi farà tornare bambini in dieci secondi netti, il tempo di darci una spolverata di parmigiano e portare il primo cucchiaio alla bocca.
Io l'ultima volta ci ho messo del pan di zucca avanzato e secco al punto giusto.
Fuori il tempo era uggioso, mi son seduta a tavola da sola con questo piatto di fronte a me.
Un momento a dir poco sublime. Fatelo anche voi, ora che il freddo è di nuovo qui e l'inverno sta arrivando.


venerdì 23 ottobre 2015

bibidi bibudino bu



C'è stato un tempo, non molto lontano, in cui non avevamo il televisore. Siamo stati senza per cinque anni, o giù di lì. Un po' per scelta e un po' per caso. Poi, stufi di guardarci i dvd sullo schermo del pc, abbiamo deciso che la nostra vista si meritava un trattamento migliore. E soprattutto che certi capolavori andavano visti bene per rendere loro giustizia. Siamo quindi approdati alla decisione di comprare un televisore. Pure grande, perchè noi siamo un po' così, o tutto o niente. D'altronde eravamo combattuti tra televisore e proiettore...in certe cose le dimensioni contano.
Quindi da un anno circa abbiamo ripreso a vedere film e serie senza perdere diottrie, ho potuto godere di tutta la beltà di Matthew McConnaughey spalmata su 50 pollici di alta definizione e i miei figli hanno scoperto...tatataaaa...la pubblicità.
Ora noi il televisore lo usiamo fondamentalmente come schermo e facciamo andare in onda quel che ci pare a noi. Canali e trasmissioni tv per noi si limitano a Report, un Crozza ogni tanto e qualche film su LaF. In certe sere di stanchezza cosmica e totale spegnimento cerebrale mi è capitato anche di lasciarmi inghiottire catatonicamente da trasmissioni su sobrissimi matrimoni partenopei, torte minimal, tutorial di trucco e parrucco e americani in cerca di casa nel bel paese.  Quelli sono i momenti in cui di solito mi ricordo perchè non sentivo la mancanza della televisione.
Gli unici su cui il palinsesto tv ha un certo appeal sono i miei figli. Ma va???
Per fortuna questi nuovi moderni dispositivi televisivi consentono di vederci pure youtube, cosa che ci permette di fargli vedere qualcosa di meglio e di vanificare i tentativi di egemonia di maialine inglesi e bambine russe e di sciropparci meno pubblicità.
Perchè a me onestamente quando i miei picoletti mi citano tale o tale altro "prodotto-giocattolo-cibo-parcodivertimenti" sostenendo tronfi e spavaldi che "l'ha detto la televisione" la prima cosa che mi viene da fare è staccare il cavo dell'antenna.
Poi mi ricordo che pure io ho visto la tv da bambina, e pure parecchia, e anch'io ho desiderato le più barocche delle barbie. E tutto sommato non è che mi si sia svampato del tutto il cervello. Son diventata grande lo stesso. E pure parecchio critica, quindi bando ai divieti tout-court, alle demonizzazioni e alle crociate anticonsumistiche e largo ad una buona dose di buon senso e giusta misura che non guasta mai.
Per esempio puoi pure guardarti il Calimero di nuova generazione, ma poi ci guardiamo pure un po' di sana plastilina in stop-motion di vecchia data, ma che non scade mai, piace sempre e fa molto meglio.
Per esempio puoi supplicarmi di comprarti qualsiasi nuovo cavallino-gattino-cosettino puccioso che vedi alla reclame, ma fattene una ragione no, non possiamo  e non vogliamo, comprarteli tutti. E poi ci sono ancora tutti i miei MioMiniPony, tenuti benissimo e in grado di volare ancora dopo trent'anni.
Per esempio puoi farti venire l'acquolina in bocca per ogni golosità che vedi passare sullo schermo, e alcune te le comprerò pure, certo.
Però ogni tanto ci facciamo i biscotti assieme, che lo so che non  i vengono sempre bene ma almeno ci divertiamo.

martedì 21 aprile 2015

credevo fosse hanami. e invece era presto

credevo fosse hanami 
Cronache postume, assai tardive, di domeniche marzoline. Quando, stufa della reclusione forzata per moleste e ripetute ondate d'influenza che hanno colpito ogni membro di questa famiglia in scrupoloso ordine e secondo criteri che prevedevano di colpire un solo membro per volta e sempre nei weekend, ce ne siamo andati in quel di Marostica e dintorni.
Determinata a riprendermi un po' per volta quei pezzetti di mondo e quei momenti di sereno e svagato gironzolare che nell'ultimo anno mi sono stati rubati. Troppo ferma io non ci so stare, ma la fortuna è che sono di bocca buona: basta davvero qualche scorcio di campagna, due pasi per un borgo vicino, una camminata in un bosco e come per incanto torno ad essere una persona serena, lieta e piacevole.

giovedì 25 settembre 2014

al calar del sole, allo spuntar della luna

Fammi distrarre un po', o blog.
Che i brutti pensieri stanno appollaiai sulla mia spalla come bigie civette, il primo malanno di stagione (di già...)  occupa abusivamente il mio naso e la mia gola, e tazze di tisana calda scaldano le mani, ma non l'animo.
Fammi raccontare qui le cose belle, in differita come sempre, che stare al passo con il giorno dopo giorno non è il mio forte. 
Fammi concludere racconti e chiudere capitoli, prima di aprire copertine di nuovi libri, ancora tutti da scrivere. Che sto imparando l'importanza di terminare una cosa prima di iniziarne un'altra: la foga del fare spesso affoga in un mare di inconcludenza. 
Una cosa alla volta, questo è il segreto non del successo ma della serenità.
Fammi riprendere il filo dei discorsi iniziati: devo ricamare bei ricordi.

Torno un passo indietro, anche più di uno.
Torno all'estate. Ai giorni di sole e ai luoghi di mare.
Torno alle nostre piccole vacanze, quelle al mare qui vicino, il mare delle piccole occasioni.
Torno a Caorle.
Torno a quando il pomeriggio finisce e dopo bagni, castelli di sabbia e gare di biglie sulla spiaggia è tempo d'altro.
Tempo di passeggiare un po' con il naso all'insù, lasciando che profumini mangerecci stuzzichino palati e appetiti.Caorle ci piace per questo, per quella piccola ma gradevolissima possibilità che offre di aggiungere qualcosa in più a un paio di giorni di mare.
Il centro storico è graziosissimo. Piccolo, raccolto, colorato.
Il sole che cala sugli scuri di legno, su calli e campielli, i primi lampioni che si accendono e dalle cucine profumo di vongole e intingoli di mare.

mercoledì 14 maggio 2014

fior di fragola

Aveva cominciato anche bene, a dire il vero.
Mela e pera grattuggiata erano una merenda da re, ai tempi in cui i primi sapori diversi dal mio latte stuzzicavano il suo palato.
Poi era arrivata l'estate, e con i suoi dieci mesi di baldanzosa età si tuffava verso nuovi gusti a bocca aperta, nonostante un avvio di svezzamento non proprio incoraggiante.
Svezzamento che era poi decollato con un cubetto di zucca al vapore e un cucchiaio di robiola, appoggiati lì sul vassoio del seggiolone, con un mio motto di rassegnazione misto a sfida. Della serie "tiè, vediamo se così ti comoda...".
Le comodò, e da allora iniziò uno di quei periodi idilliaci destinati a finire presto con sonore e plateali smentite, "ah, la mia bimba assaggia tutto, è curiosa, una mangiona", andavo dicendo, nonostante fosse secca come un' acciughetta.
Comunque la sua prima estate passò lieta e al sapor di frutta: pesche, albicocche, melone, anguria venivano spazzolate con gran diletto.
Poi piano piano qualcosa cambiò. Cosa? Ancora non lo so, e no, non lo saprò mai. Mi accontento di catalogare l'episodio sotto la voce "fasi": quelle che cambiano, passano, vanno e  vengono e dietro alle quali è assolutamente inutile perderci il sonno e incaponirsi a cercarne un perchè.
Sta di fatto che frutta ne mangiò sempre meno e a fatica.
Nel tempo, come tante, ho provato tecniche e strategie, che vanno dall'approccio ludico e fantasioso, al ricatto neanche tanto velato, passando per il sempre caro e benefico "fa' un po' come ti pare", pronunciato con quella necessaria dose di distacco e ragionevolezza, che forse sarebbero la chiave del successo, ma soprattutto la misura del rispetto che le dovevo, a lei e ai suoi gusti.
Ora va un po' meglio: ha ricominciato a mangiare le mele, qualche spremuta d'arancia quest'inverno se l'è bevuta, e anche qualche fetta di banana viene a volte ammessa alla sua tavola.
Quando son tornate le fragole, ho sperato che le facessero almeno un po' di voglia. 
Che l'abbinata con yogurt, gelato e addirittura la libidinosa panna le facesse un po' gola. Niente, Rifiuto netto e categorico.
Ho ritentato la strada giocosa. Mi son giocata la carta del "facciamo assieme e tu mi aiuti". Ho sperato nel richiamo forte del "faccio io".

Ecco com'è andata.
Ho lavato le fragole, le ho messe sul tavolo.
Ho preparato un tagliere e un coltellino per ciascuno. Anche i grembiulini.
E dei fogli di carta.

Mentre il piccolo si dilettava nel taglio e nello spaciugo, lei, la grande, se ne stava in salotto, lontana da noi e dal quell'odore di fragola che "non mi piace per niente", parole sue.
Come fa a non piacerti nemmeno il profumo delle fragole, dico io? Bah, misteri dell'infanzia.
E cos'altro posso inventarmi io? Oltre a rendere allettante una merenda in cui ti viene permesso di pastrocchiare e giocare a "facciamo finta che cucinavo" con cibo vero e utensili veri, che sì, insomma, qui si sta giocando ma si fa sul serio, mica per finta.
E così, non solo non ha assaggiato nemmeno stavolta le fragole, non si è gustata una fresca e golosa merenda, che solo a vederla a me viene l'acquolina, E non sono una grande amante della frutta nemmeno io, ma cavoli, le fragole non sono frutta, sono dei dolcetti!
Non ha neanche visto come sono nati i nostri fior di fragola.
Che è facile facile poi.
Si prende un foglio, si appoggiano delle fettine di fragola, magari con il picciolo così vien più facile usarle a mo' di timbrino. Si lasciano lì sul foglio a riposare un po'.
Più tempo restano lì, meglio è. Anche ore, se non temete assedi da parte delle formiche, che qui per ora devono ancora vedersi.

Quando toglierete le fettine dal foglio, tutto il succo zuccherino delle fragole avrà disegnato dei bellissimi fiori, che a me ricordano tanto i papaveri.
Aggiungete qualche stelo e foglia, et voilà.
Strawberries flowers forever!

Noi li abbiamo giunti alla nostra frigo-galleria.
Ma Lei ci tiene a specificare che li "ha fatti Zeno con la mamma, quelli..."

lunedì 5 maggio 2014

trenta dì: aprile


Trenta dì conta novembre,
con april, giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.



Ad aprile sono tornate loro. Colorate, succose, dolci. 



E cibi freschi, e sapori che che trovo in tavola un mese e poco più e poi se ne vanno, per tornare l'anno dopo.
Sapori che fanno primavera.


Ad aprile ho trovato nella buca delle lettere un regalo, arrivato da lontano, ma non troppo.
Anzi tre. Tre piccoli pacchettini, uno per me uno per Cora e uno per Zeno.
Una piccola coccola, che rende questo bizzarro mare un posto un po' più concreto, da toccare con mano, da puntarsi sul petto e portare con sè.
( nella foto sotto: spillette hand-made di Riciclattoli...belle-belle-belle!)


Ad aprile Zeno ha iniziato a parlare. E non ha ancora smesso.

La sua compagnia, allegra e caciarona, mi segue come un'ombra. Mi fa ridere come pochi, con i suoi " 'uti e 'nacchie" (rutti e pernacchie), che non manca di sottolineare e di cui rivendica, fiero, la paternità.


Ad aprile questi due sono diventati amici. 

Definitivamente ed ufficialmente amici, oltre che fratello e sorella.
E tutta la fatica di questi ultimi due anni, di questa doppietta così ravvicinata, spesso ardua ed estenuante , per quanto volutissima, svanisce.
Quando lei c'è, io per lui non conto più.
Quando lei c'è, lui non ha occhi che per lei.
E quel che fa lei, lo fa anche lui.
E quel che lei fa, ora lo fa anche con lui.
E lei lo aiuta, lo difende, gli spiega cose e illustra mondi, traduce quel che lui dice tutte le volte, tante, che noi non lo capiamo. Perchè invece lei lo comprende alla perfezione.
Per lei lui non ha segreti.
E io resto in un angolo, affascinata e stregata dal più grande dei prodigi di cui la vita mi ha resa partecipe.
Ad aprile siamo rimasti molto in casa. Malanni, febbre, piogge.
Ma al primo raggio di sole siamo corsi fuori.
A rincorrerci e saltare, per poi sederci stremati a prendere fiato sull'erba.
A stenderci su prati di margherite, a sognare il mare, a cucinare risotti di fiori e sassi, a imbrattarci di terra e luce.
Le merende con un gelato in piazza, attorno alla fontana.
Una piccola piazza, una piccola fontana, preludio in scala minore dei pomeriggi che di lì a poco sarebbero venuti.
Ad aprile son partita. I giorni sono scivolati dentro un altro mese mentre eravamo via da qua.
Ho perso il conto dei giorni, come sempre quando sono altrove, a zonzo per strade e vicoli.
Sono stata bene. 
Un numero esagerato di foto (imparerò mai ad essere più sicura dietro l'obiettivo?) aspetta di essere scremato. Poi per un po' chi passerà di qui verrà deliziato o ammorbato, a seconda dei punti di vista, dal racconto del nostro viaggetto di primavera.
Felice maggio a voi!

martedì 8 aprile 2014

biscotti e disegni

Non sono una virtuosa dell' autoproduzione. Anzi.
Sarà che non mi piace proprio il termine. Produzione. Mi vien già l'ansia.
Io non produco, per carità.
Io faccio.
Faccio quel che mi piace, quando ne ho voglia, perchè pur essendo una che non lavora fuori casa, il mio tempo è cosa troppo preziosa per essere speso senza piacere.
Che di cose che mi tocca fare senza averne voglia ce n'è già parecchie.
Amo cucinare, senz'altro. Ma se ho l'estro giusto. Altrimenti il take away rimane per me una miracolosa manna dal cielo dell'isolato a fianco.
Ci sono solo alcune cose che facciamo regolarmente, vuoi per effettiva convenienza e preferenza di gusti, vuoi per diletto.
Per esempio lo yogurt: richiede pochissimo lavoro, il risparmio economico è davvero notevole e per noi che amiamo quello acido-acido-acido è perfetto.
Poi c'è la birra del marito. In questo caso tutto si svolge all'insegna del diletto e dello svago, del piacere di sperimentare, un hobby e nulla più, senza velleità di produrre quantità tali da non farci comprare più nemmeno una lattina.
Le lattine le compriamo lo stesso, eccome. Per riuscire ad avere litri di birra sufficienti al nostro fabbisogno, più quello di amici e ospiti e omaggi Paolo dovrebbe mettere mano al fermentatore una volta almeno ogni due settimane, invece che quattro volte l'anno...non ci pare proprio il caso, che abbiamo anche altro da fare.
Poi c'è la pizza della domenica, o la piadina del venerdì o di un qualsiasi altro giorno a caso, ma l'appuntamento salta con grande facilità e con piccolo, anzi nullo, rammarico: una pizza in cartone a volte è la degna conclusione di una domenica di puro relax.
A volte faccio il pane. Senza pasta madre, che qui di madre ci sono io e faccio già fatica a mantenermi viva e fresca da sola, ci manca pure il vasetto in frigo.
Magari un giorno chissà, ma ora no, non ce la posso fare.
Compro i miei bei pacchi di miscele pronte, apro, aggiungo zucchero, sale, acqua e olio, impasto dieci minuti, metto a lievitare e poi inforno...mezz'ora et voilà il pane è pronto.
Ci sono settimane in cui mangiamo solo quello, e settimane in cui si fa un po' e un po', e settimane in cui si compra e basta, senza remore.
Così, senza regole, impegni, scadenze ed incombenze.
Lo stesso vale per i biscotti e le torte per la colazione, che facciamo comunque solo fino a quando le temperature lo permettono: seguo pochi comandamenti e uno dice "non accenderai mail il tuo forno d'estate".
Non mi sbizzarisco particolarmente, mi affido a quel paio di ricette facili, gustose, semplici e dal successo garantito.
I digestive, per esempio. Il biscottone inglese per antonomasia, il grande classico da inzuppare in una tazza di earl grey con un goccio di latte. Buonissimi. Sono i miei biscotti preferiti.
Per la colazione del re ne ho sfornato tre teglie, triplicando le dosi della ricetta.
Un pomeriggio di "impasta e inforna" a tutto spiano. Con dei validi aiutanti al mio fianco.


Ovviamente l'entusiasmo dei piccoli aiutanti è scemato velocemente e progressivamente verso più creative ed autogestite forme di intrattenimento.
Non ho mai grosse remore a lasciarli giocare e imbrattarsi di farina, soprattutto quando questa è la chiave del successo per prendere i soliti due piccioni con una fava: io continuo a fare quello che stavo facendo e loro giocano, assorti e concentrati, senza andare in giro per casa a combinare chissàche.


E poi amo le attività improvvisate, vedere come da un pomeriggio di "pasticceria casalinga" prenda forma un momento privilegiato di gioco e scoperta.
Quel che hanno combinato quel pomeriggio sul tavolo della cucina non è nulla di nuovo, sensazionale o trascendentale, ma il suo valore sta tutto nell'essere nato lì per lì, passo dopo passo, creato da loro e con loro e non proposto dall'alto.


Io volevo fare i biscotti con loro. Loro no. Loro volevano disegnare, manipolare, toccare, mescolare.
E allora via le ciotole e dentro i vassoi.
Fuori gli impasti e entrino pennelli, cucchiai e mestoli.




C'è chi li chiama esercizi di pregrafismo.
Io lo chiamo giocare a scrivere.
Un po' come la differenza tra il produrre e il fare.
Io non produco, faccio.
Loro non si esercitano, giocano.


E poi fanno anche i biscotti, certo.
A modo loro, certo.
Divertendosi. Che è quel che conta davvero.



E ora, la ricetta.

ingredienti

  • 100 gr di farina integrale
  • 100 gr di farina 00
  • 100 gr di burro
  • 50 gr di zucchero (bianco, di canna, integrale, fate voi, io faccio metà bianco metà canna integrale)
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 2 cucchiai di latte
  • sale q.b.
procedimento
  • mescolare in una terrina le farine, lo zucchero, il bicarbonato, il burro fuso.
  • aggiungere pian piano il latte e continuare ad amalgamare il composto fino ad ottenere una palla
  • lasciar riposare l'impasto per trenta minuti
  • stendere l'impasto, intagliare i biscotti con un bicchiere e forandoli qui e là con una forchetta 
  •  infornare 15 minuti in forno caldo a 180 gradi.
yum yum!



lunedì 31 marzo 2014

trenta dì: marzo

Trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.

Non ho molte parole sulla penna, alla fine di questo mese.
Lungo, intenso, ricco.
Come un buon caffè, caldo da sorseggiare.
Quando pioggia e freddo e vento  sferzavano il volto e i pensieri.
Qualche coriandolo in aria, a far allegria.
A portare colore in giornate ancora buie.


mercoledì 19 marzo 2014

s'è fatto festa

Per la seconda volta consecutiva in due anni il piccoletto di casa si è cuccato tre feste di compleanno in rapida sequenza.
Considerato il fatto che di anni ne ha compiuti due, ecco, io direi che non si può proprio lamentare, er principe, che attenzioni, entusiasmi, strombazzamenti e cori festosi non gli sono certo mancati.
Si potrà obiettare che piccolo com'è, lui di tutto 'sto "can can" poteva anche fare a meno.
No, posso garantire che lui ci è sguazzato dentro a questa maratona festaiola.
Perchè è un compagnone. Perchè ama il baccano, la baraonda, la bella gente e il tanto cibo.
Perchè è figlio mio, e io sono nata per far festa.
Mi piace proprio, c'è poco da fare.
Ora poi che ho smesso di festeggiare il mio compleanno in forma pubblica, aspetto con trepidazione quelli dei miei figli e mi sbizzarrisco.
Io e pure il barbuto che ho sposato. Ci piace proprio, c'è poco da fare.


Abbiamo cominciato venerdì sera, giorno effettivo del compleanno.
Giorno infrasettimanale, nonchè ultimo giorno della settimana scolastica e lavorativa, ergo, tutti stanchi e palpebre pesanti.
Ma che fai? Non gli canti un "tanti auguri"? Non gli fai spegnere una candelina, che è un mese che si allena? Non ne aproffitti per mangiare qualcosa di buono?
E quindi abbiamo messo in tavola la cena ideale del bambino felice: spaghetti al pomodoro e per dessert gelato.
Con candeline, ovvio.
In forma strettamente privata, noi quattro e nessun altro.



Il giorno dopo, sabato pomeriggio, è stata la volta del parentame, quello stretto: nonni e zii.
Crostata, fatta in casa dal papà, che a noi piace sfatare gli stereotipi di genere anche a colpi di pasta frolla, di nuovo "tanti auguri a te...", candeline, applausi, commozione, regali.
Breve ma intenso.



La domenica invece è stata finalmente la volta di aprire la porta di casa ad amici e bambini, per il tradizionale brunch di compleanno.
Quest'anno c'avevano pure il tema, bravi, no?!
Quindi dopo il "vestaglia party" dell'anno scorso quest'anno abbiamo indetto "la colazione del re".
Ce la siamo proprio spassata, tutti, grandi e piccini e a giornata finita eravamo stanchi ma felici.
I vicini sotto non so, ma hanno un debole per i miei figli, quindi son certa che dalla loro mente frastornata dal fracasso sono usciti solo commenti del tipo "ma che cari bambini!", "senti come si divertono!", "Oh...hai sentito, deve essere caduto un muro! Che bella festa..."

La ricetta per un ottimo brunch di compleanno, in poche semplici mosse.

Invitate gli invitati.

Il dress code prevedeva pigiama, vestaglia e ciabatte e tazza preferita.
C'è chi non ha seguito nemmeno una di queste indicazioni e chi invece non aspettava altro.
C'è chi ha scoperto il piacere liberatorio di fare un giro in bici e andare al parco in pigiama e chi ha vissuto il divertito imbarazzo di un incontro con i vicini sulla tromba delle scale in accappatoio, pigiama, turbante e scimitarra o in pigiama, vestaglia turchese fluo di pizzo e tulle e corona di zirconi plasticosi.
Gli accessori erano regal-cavallereschi perchè così richiedeva il tema della festa.



Accogliete gli ospiti.

Appena svegli al mattino bevetevi un caffè e mangiatevi qualcosa. Quella dose minima di caffeina e zuccheri che vi permetta di allestire la festa e imbastire il banchetto.
E accogliere gli ospiti svegli e non dormienti, la faccia da sonno è consentita, ma insomma, cercate di spiccicare almeno un buongiorno con la voce impastata.
Passate in bagno per una veloce rinfrescata e...niente, restate così, in pigiama e ciabatte e raccoglietevi i capelli in un abbozzo di chignon spelacchiato.
Per una pigra oziosa come me ricevere gente in questa mise e restarci fino a sera...non avete idea.
Un piacere sopraffino che non posso che consigliare spassionatamente.

Ingozzate i grandi e intrattenete i piccoli.

O meglio: ingozzate tanto i grandi e intrattenete poco i piccoli, che se la sanno cavare benissimo da soli.
Il lauto banchetto del brunch prevedeva due tempi: si comincia con il dolce e poi con calma si vira verso il salato. Della serie come alzare di qualche considerevole tacca il livello della glicemia e quello del colesterolo in un'unica giornata.
Noi abbiamo messo in tavola un vasto assortimento di leccornie e golosità, quasi tutte di nostra produzione (mi faccio l'applauso da sola perchè me lo merito...) : biscotti digestive, ciambellone allo yogurt con granella di nocciole e gocce di cioccolato, yogurt, pane ai cereali,burro, marmellate, miele, fragole, corn flakes e muesli croccante con nocciole e cioccolato.
E ovviamente thè, caffè, latte e succhi.
Per la parte salata invece: torta salata bieta e ricotta, sfoglia ai porri, tramezzini, salame e formaggio, pane nero, avocado, uova e pancetta.
E birra.
E poi la crostata di compleanno, di nuovo, e caffè, di nuovo.

Per l' entertainment dei bambini non abbiamo organizzato grandi cose.
C'era un bellissimo, e molto più robusto del previsto, castello di cartone, con tanto di ponte levatoio e torri merlate, vinto l'estate scorsa da mio padre ad una pesca di beneficenza in qualche fiera di paese, e che non aspettava altro che una degna occasione per essere montato e preso d'assalto da un'orda di bambini urlanti.
Quale miglior occasione di un compleanno?
E quindi niente, c'era questo bellissimo castello in mezzo al salotto che ha fatto la gioia di grandi e piccini.
Nella pausa tra dolce e salato invece si è tenuto uno workshop di forgiatura armaiola creativa:
spade, scudi e corone di cartone da decorare con pennarelli, carta colorata, stagnola e vassoi di cartoncino dorato, quelli da pasticceria, forbici, colla, scotch e fermacampioni.
E poi...alla battaglia!



















sabato 1 marzo 2014

trenta dì: febbraio


trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,

di ventotto ce n'è uno, 

tutti gli altri ne han trentuno.


Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.

Tra mezz'ora anche questo mese sarà già finito.
Lui dorme di là, sulla poltrona in cameretta, probabilmente con ancora il libro aperto sulle gambe e la manina di lei abbandonata nella sua, scivolati assieme nel sonno, che di venerdì è pesante e vellutato come tende di broccato.
Gli amici sono andati via da poco.
E tra poco andranno un po' più via, un po' più in là, in un altrove che porterà loro nuove avventure.
Le nostre strade si sono incrociate per un po', hanno corso tangenti in direzioni opposte e alla fine di questo girotondo ci ritroviamo con lo stesso pugno di considerazioni e un diverso itinerario sotto le scarpe.
Abbiamo condiviso qualche perla preziosa di questi nostri anni un po' giovani e un po' adulti.
Le nostre figlie sono state la prima amichetta l'una dell'altra, e chissà se un giorno partiranno zaino in spalla per un weekend insieme.
O se saranno solo le foto di quei pomeriggi sul prato dietro casa a tenere vivo il ricordo e a dare un volto ad un nome, a dare il la all'ennesimo "quand'eri piccola...".

domenica 5 gennaio 2014

una bottiglia di pan pepato

Un piccolo suggerimento per un ultimo regalo in questo colpo di coda festivo che sta arrivando a cavallo di una scopa.

Negli ultimi anni ero solita regalare biscotti di pan pepato a tutti un po'.
In sacchettini, in scatoline di latta, accompagnati da bustine di è e tisane o da soli, biscotti per tutti.
L'anno scorso mi ero anche cimentata nel mio primo tentativo di casetta.
Tentativo abbastanza riuscito ma con ampissimi margini di miglioramento: era troppo grande, le pareti si reggevano a fatica l'una sull'altra, un lato del tetto non voleva saperne di stare su e le decorazioni di glassa erano...non trovo parole.

Quest'anno invece avevo deciso con ampio anticipo sulle feste che non avrei fatto biscotti, ma avrei regalato un incentivo all'autoproduzione, come l'ha chiamato Paolo.
In soldoni: un barattolo con tutti gli ingredienti necessari per degli ottimi biscotti fatti in casa, più la ricetta. 
L'idea è semplice e graziosa, di quelle che mi piacciono tanto perchè dietro all'oggetto in sè c'è il dono di qualcosa di più, c'è l'amore per il fare e la condivisione del saper fare.
In giro per il grande mare del web se ne trovano infinite versioni e varianti, e da oggi una in più: la mia.

Io ho usato dei vasi e delle bottiglie da un litro.
Per questa ricetta sarebbero stati ideali vasi da 750 ml, ma non ne ho trovati e ho fatto anzi fatica a trovare anche quelli da litro.
Li avrei preferiti anche più graziosi, ma tempo e voglia di andare ulteriormente in giro per le strade e fuori e dentro dai negozi nel periodo prenatalizio quest'anno scarseggiavano più del solito.
E quindi ho ripiegato sul grande classico del vaso da conserva.


Poi ho invaso il tavolo della cucina con farina, zucchero e tutto il resto e bilancia alla mano e valida aiutante al mio fianco ho riempito i vasi.



Farina, zucchero, bicarbonato, zenzero, cannella e un pizzico di sale è quel che c'è nel vaso.
Poi chi li ha ricevuti dovrà aggiungere al momento dell'impasto burro, miele e uova.


Stelle e cuori di pasta di sale,  per impreziosire, prima, il pacco dono, per addobbare, poi, l'albero e la casa.



Panno rosso e lana bianca sui tappi.




E per impacchettare il tutto dei sacchetti del pane.
Un nastrino bianco e rosso.
Una formina da biscotti.






E la ricetta, ovviamente.

ingredienti

  • 350 gr. di farina 00
  • 100 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di bicarbonato
  • 2 cucchiaini di cannella
  • 2 cucchiaini di zenzero
  • 1 pizzico di sale
  • 150 gr di burro
  • 150 gr di miele
  • 1 uovo
procedimento
  • setacciare in una ciotola la farina con lo zucchero
  • aggiungere lo zenzero, la cannella, il sale, il bicarbonato
  • aggiungere il burro freddo tagliato a pezzi
  • aggiungere il miele e impastare fino ad ottenere un composto bricioloso
  • aggiungere l'uovo e impastare ancora qualche istante fino ad ottenere una palla
  • avvolgere la palla nella pellicola trasparente e lasciare riposare in frigo per un'ora
  • stendere poi l'impasto, ritagliare i biscotti
  • infornarli in forno caldo a 180 gradi per 10/12 minuti
  • sfornarli e gustarli in compagnia, magari con una tazza di tè agli agrumi...delizia!


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