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lunedì 18 aprile 2016
il libro dei brucontrari
Giocare con le parole mi è sempre piaciuto.
Ho sempre provato un sottile piacere nello scrivere, così come un ludico entusiasmo nel trovar assonanze, giocare con le allitterazioni, scherzare sui suoni e significati, lasciar stuzzicare fantasia e creatività da parole ambigue, associazioni di idee e rime e tiritere.
I Brucontrari nascono proprio così, in qualche bozzolo della mia mente in cui le parole si trasformano in gioco.
Quando ho dovuto pensare a come creare un mio libro degli opposti, una mia versione di uno dei più grandi classici per piccini ho cercato ovviamente qualcosa che si potesse distinguere, che non fosse la copia di qualcosa già visto e già fatto da altri.
Volevo qualcosa che si prestasse a fare da unità di misura, una sorta di termine di paragone, un elemento che camminasse di pagina in pagina accompagnando il piccolo lettore nella scoperta degli opposti.
Mi ci sono un po' scervellata sopra e alla fine la mia mente ha partorito loro, i brucontari.
I Brucontrari sono tutto e niente,
sono questo e sono quello,
si fan lunghi e poi corti,
si nascondon tra foglie fiori,
sotto, sopra, dentro e fuori,
ne combinan di tutti i colori.
Finchè un giorno come per magia
si fan farfalle e volano via.
Vi lascio con le pagine di quel libro, che ho cucito alle porte dell'inverno e fotografato in un giorno grigio, in terrazza, col cappotto addosso alla ricerca di quanta più luce possibile.
Questo libro è già finito sotto l'albero di Natale di un bimbetto, ma se ne volete uno anche voi, potete contattarmi su ALittleMarket per ordinare il vostro personalissimo libro dei Brucontrari.
Rispetta il mio lavoro: questo post non è un tutorial, la copia e la riproduzione di questo manufatto e delle foto di questo post pertanto non sono consentite, sia per uso personale che per uso commerciale.
Copyright Shaulalala, tutti i diritti riservati.
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giovedì 19 novembre 2015
cucir d'autunno
Durante quest'autunno, questo caldo autunno, ho cucito molto. Molto più di quanto non abbia mai fatto finora. Con la casa vuota per quasi otto ore al giorno per tre giorni alla settimana finalmente sto riuscendo a dedicarmi alle mie creazioni con più costanza, assiduità, determinazione.
Non ho ancora trovato il ritmo ideale e la perfetta organizzazione delle ore della mia giornata. Mi sono ritrovata all'improvviso con questa distesa di ore libere di fronte a me e alle spalle un ingorgo di cose lasciate lì, sospese, rimandate, mai iniziate a spingermi moleste verso un'uscita comunque ancora troppo stretta per farle uscire tutte assieme.
Ci sono settimane in cui ho addirittura avuto l'impressione di riuscire per assurdo a concludere meno di quanto non facessi prima con il piccolo ancora a casa con me.
Vedi questo dimenticato e polveroso blog, lasciato a se stesso e del quale mi son trovata perfino a dubitare.
Poi però si torna. Magari non spesso, certo non come i primi entusiastici tempi, senz'altro con un approccio nuovo.
Comunque si torna. Perchè tornare qui è comunque darsi un rinforzo positivo, impegnarsi un po', ancora un po' in qualcosa che comunque mi piace, altrochè se mi piace, non gettare la spugna.
Non sono rare le volte in cui dubito di me, oltre che di questo blog. Delle mie qualità. Spesso non credo molto in me, ecco.
C'è qualcuno che crede in me molto più di quanto non faccia io. Qualcuno che per me vale più del mondo intero, il cui parere su di me, su quel che faccio, su come lo faccio è l'unico che in fondo conta davvero.
L'ho saputo una sera a cena, seduti attorno al tavolo ad un certo punto la conversazione è virata sul mio futuro, sul mio lavoro, su quello che farò quando i bambini saranno più grandi e questa mia occupazione di stay at home mum sarà un po' meno necessaria.
"è velo che quando andlemo alla scuola delementale tu andlai al lavolo, mamma?"
Sì, certo. Cioè sì, insomma, è auspicabile, è quel che spero, che quando saranno un po più grandi anche io mi rimetta a portare a casa la pagnotta. Finora la pagnotta l'ho fatta. E ho fatto molto altro, che non avrà portato denaro, ma senz'altro benessere, quello sì. un benessere non monetizzabile e lasciatemi la romantica e utopistica sensazione che sia quello che vale di più, più dell'oro, della seconda macchina, della settimana bianca, dei vestiti nuovi ogni anno, dei cibi bio super chic, del parrucchiere, dei corsi innovativi per grandi e piccini, e di qualsiasi altra cosa a cui abbiamo scelto di rinunciare.
Ma sto divagando. il problema qui è un altro.
Che non so più cosa voglio fare da grande. che il lavoro che facevo prima, non so se voglio farlo più. Non so se sono più fatta per quel lavoro e non so se quel lavoro fa più per me.
Nel frattempo ci sto lavorando su.
E l'ho detto anche a tavola, quella sera durante quella conversazione.
"Mamma però no sa se vuole tornare a fare il lavoro di prim, sapete bimbi?"
"Ma mamma, so io cosa puoi fare allora." ha sentenziato la grande, con tutta la sua risoluta, concisa, lapalissiana convinzione. "puoi andare a fare il mercato e vendere tutte quelle cuciture bellissime che fai."
Roba che scoppio a piangere sopra la minestra.
E allora mi sono messa sotto con tutte 'ste cuciture.
Ho pensato, disegnato, tagliato, cucito, creato. C'ho dato dentro. Ma devo crederci ancora, ancora un po' di più. Ed impegnarmi ancora e ancora e ancora di più.
E magari mostrare pure quel che faccio, invece di tenermelo sul tavolo del salotto, nei cassetti di casa, dove nessuno lo può certo vedere quanto impegno ci sto mettendo.
Quindi signore e signori, cerchiamo di tornarci a questo polveroso blog, apriamo le finestre.
Facciamo vedere quel che sappiamo fare e quel che creiamo.
Come questo memory di panno. Che ha tante tessere, e tanti piccoli disegni cuciti e ricamati a mano.
Disegni che prima ho disegnato sulla carta, poi ho tagliato sulla stoffa uno per uno.
24 tessere cucite una ad una, a punto festone. Non c'è mai nemmeno un goccio di colla nelle mie creazioni. Nessuna scorciatoia di cui poi non mi fiderei per quanto riguarda la tenuta. Nessun metodo il cui risultato so già che poi non mi piacerebbe.
Mi sfido, mi metto alla prova, piuttosto, allungando ancor di più i miei bradipisssimi tempi di realizzazione. Mi metto in testa che è arrivato il momento di imparare a ricamare: mi cimento allora nei miei primissimi french knots, non riuscitissimi, ma va bene così, vi terrò qui su quest'albero, come segno dell'impegno che ci metto, dei miei tentativi, della mia ferma intenzione a migliorarmi sempre.
E continuerò a cucire dettagli, non cederò mai alla velocità di un tratto di pennarello sulle mia creazioni a disegnare minuscoli occhietti e sorrisi felici, smorfie mostruose, boccucce tristi.
Continuerò a scegliere i colori con cura, studiando in maniera maniacale abbinamenti, accostamenti, sfumature.
Scervellandomi per ore sulla giusta impaginazione, su quale pagina vada accanto a quale altra, sulla distribuzione dei colori, la loro armonia, le sensazioni che già da soli riescono a suggerire.
Continuerò a tagliare a mano ogni singolo pezzo, anche decine e decine di cerchi quando necessario, nessuno uguale all'altro.
Continuerò a cucire a mano anche il più piccolo dei dettagli.
A scrivere ricamando, usando ago e filo e panno come fossero carta e penna e colori.
A rilegare le pagine dei miei libri, una ad una, a punto festone. Tutte, mica solo la copertina.
Che è la parte più ripetitiva e noiosa, ma è così che faccio io le cose, questo è il mio stile, che parla di me e parla la mia lingua. Senz'altro poco competitivo sul mercato, lento, minuzioso, certosino.Una piccolissima produzione, pochi pezzi, tutti unici. Che funziona senza corrente, senza chimica. Un passo alla volta, cambiando filo e colore con le stagioni.
Io, il panno, l'ago e il filo. E tutte le mie bellissime cuciture , per citare la mia più grande fan.
Non ho ancora trovato il ritmo ideale e la perfetta organizzazione delle ore della mia giornata. Mi sono ritrovata all'improvviso con questa distesa di ore libere di fronte a me e alle spalle un ingorgo di cose lasciate lì, sospese, rimandate, mai iniziate a spingermi moleste verso un'uscita comunque ancora troppo stretta per farle uscire tutte assieme.
Ci sono settimane in cui ho addirittura avuto l'impressione di riuscire per assurdo a concludere meno di quanto non facessi prima con il piccolo ancora a casa con me.
Vedi questo dimenticato e polveroso blog, lasciato a se stesso e del quale mi son trovata perfino a dubitare.
Poi però si torna. Magari non spesso, certo non come i primi entusiastici tempi, senz'altro con un approccio nuovo.
Comunque si torna. Perchè tornare qui è comunque darsi un rinforzo positivo, impegnarsi un po', ancora un po' in qualcosa che comunque mi piace, altrochè se mi piace, non gettare la spugna.
Non sono rare le volte in cui dubito di me, oltre che di questo blog. Delle mie qualità. Spesso non credo molto in me, ecco.
C'è qualcuno che crede in me molto più di quanto non faccia io. Qualcuno che per me vale più del mondo intero, il cui parere su di me, su quel che faccio, su come lo faccio è l'unico che in fondo conta davvero.
L'ho saputo una sera a cena, seduti attorno al tavolo ad un certo punto la conversazione è virata sul mio futuro, sul mio lavoro, su quello che farò quando i bambini saranno più grandi e questa mia occupazione di stay at home mum sarà un po' meno necessaria.
"è velo che quando andlemo alla scuola delementale tu andlai al lavolo, mamma?"
Sì, certo. Cioè sì, insomma, è auspicabile, è quel che spero, che quando saranno un po più grandi anche io mi rimetta a portare a casa la pagnotta. Finora la pagnotta l'ho fatta. E ho fatto molto altro, che non avrà portato denaro, ma senz'altro benessere, quello sì. un benessere non monetizzabile e lasciatemi la romantica e utopistica sensazione che sia quello che vale di più, più dell'oro, della seconda macchina, della settimana bianca, dei vestiti nuovi ogni anno, dei cibi bio super chic, del parrucchiere, dei corsi innovativi per grandi e piccini, e di qualsiasi altra cosa a cui abbiamo scelto di rinunciare.
Ma sto divagando. il problema qui è un altro.
Che non so più cosa voglio fare da grande. che il lavoro che facevo prima, non so se voglio farlo più. Non so se sono più fatta per quel lavoro e non so se quel lavoro fa più per me.
Nel frattempo ci sto lavorando su.
E l'ho detto anche a tavola, quella sera durante quella conversazione.
"Mamma però no sa se vuole tornare a fare il lavoro di prim, sapete bimbi?"
"Ma mamma, so io cosa puoi fare allora." ha sentenziato la grande, con tutta la sua risoluta, concisa, lapalissiana convinzione. "puoi andare a fare il mercato e vendere tutte quelle cuciture bellissime che fai."
Roba che scoppio a piangere sopra la minestra.
E allora mi sono messa sotto con tutte 'ste cuciture.
Ho pensato, disegnato, tagliato, cucito, creato. C'ho dato dentro. Ma devo crederci ancora, ancora un po' di più. Ed impegnarmi ancora e ancora e ancora di più.
E magari mostrare pure quel che faccio, invece di tenermelo sul tavolo del salotto, nei cassetti di casa, dove nessuno lo può certo vedere quanto impegno ci sto mettendo.
Quindi signore e signori, cerchiamo di tornarci a questo polveroso blog, apriamo le finestre.
Facciamo vedere quel che sappiamo fare e quel che creiamo.
Come questo memory di panno. Che ha tante tessere, e tanti piccoli disegni cuciti e ricamati a mano.
Disegni che prima ho disegnato sulla carta, poi ho tagliato sulla stoffa uno per uno.
24 tessere cucite una ad una, a punto festone. Non c'è mai nemmeno un goccio di colla nelle mie creazioni. Nessuna scorciatoia di cui poi non mi fiderei per quanto riguarda la tenuta. Nessun metodo il cui risultato so già che poi non mi piacerebbe.
Mi sfido, mi metto alla prova, piuttosto, allungando ancor di più i miei bradipisssimi tempi di realizzazione. Mi metto in testa che è arrivato il momento di imparare a ricamare: mi cimento allora nei miei primissimi french knots, non riuscitissimi, ma va bene così, vi terrò qui su quest'albero, come segno dell'impegno che ci metto, dei miei tentativi, della mia ferma intenzione a migliorarmi sempre.
E continuerò a cucire dettagli, non cederò mai alla velocità di un tratto di pennarello sulle mia creazioni a disegnare minuscoli occhietti e sorrisi felici, smorfie mostruose, boccucce tristi.
Continuerò a scegliere i colori con cura, studiando in maniera maniacale abbinamenti, accostamenti, sfumature.
Scervellandomi per ore sulla giusta impaginazione, su quale pagina vada accanto a quale altra, sulla distribuzione dei colori, la loro armonia, le sensazioni che già da soli riescono a suggerire.
Continuerò a tagliare a mano ogni singolo pezzo, anche decine e decine di cerchi quando necessario, nessuno uguale all'altro.
Continuerò a cucire a mano anche il più piccolo dei dettagli.
A scrivere ricamando, usando ago e filo e panno come fossero carta e penna e colori.
A rilegare le pagine dei miei libri, una ad una, a punto festone. Tutte, mica solo la copertina.
Che è la parte più ripetitiva e noiosa, ma è così che faccio io le cose, questo è il mio stile, che parla di me e parla la mia lingua. Senz'altro poco competitivo sul mercato, lento, minuzioso, certosino.Una piccolissima produzione, pochi pezzi, tutti unici. Che funziona senza corrente, senza chimica. Un passo alla volta, cambiando filo e colore con le stagioni.
Io, il panno, l'ago e il filo. E tutte le mie bellissime cuciture , per citare la mia più grande fan.
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martedì 13 ottobre 2015
My autumn book: un quiet book al sapor di castagna e odor di bosco
Quella che vi racconterò qui sotto è quella che è nata nella mia di mente bambina, ma lungi da me avere la presunzione di credere che sia l'unica interpretazione possibile, l'unico dei racconti che possono nascere da queste pagine.
Sono certa che qualunque sarà il bambino che si troverà a sfogliare questo libro avrà una storia tutta sua da raccontare.
Intanto vi racconto la mia.
In questa storia è autunno. E siamo nel bosco. Passeggiando raccogliamo castagne, gelosamente custodite da ricci premurosi.
Anche lo scoiattolo che salta veloce da un ramo all'altro raccoglie castagne, ghiande e noccioline: l' inverno è vicino e bisogna preparare le provviste. Chissà dove le tiene nascoste?
Dagli alberi si staccano foglie secche e variopinte, che piroettano nell'aria per poi posarsi a terra, in grossi mucchi. Il vento a volte le fa volare, sparpagliandole in giro di qua e di là...un bel problema per gli gnometti che si nascondono proprio tra le foglie, mimetizzandosi tra i loro colori. Bisognerà aiutarli a ritrovare la loro foglia, e nasconderli di nuovo. Ma mi raccomando, ad ognuno la sua.
lunedì 29 giugno 2015
giochi preistorici per estati sedentarie
Di più perchè due bambini a casa 24hoursaday è pur sempre il doppio di uno.
Di meno perchè questa è proprio la situazione in cui "two is megl che one" calza a pennello, calza talmente che non riesco nemmeno a vergognarmi della citazione.
giovedì 21 maggio 2015
mani, barchette e tuffi
Scorrono l'indice, pigiano, ripiagiano, verso l'alto, verso il basso, di lato.
Movimenti digitali, letteralmente, di bambini nati nell'epoca dei touch screen.
E mi sento un po' vecchia, lasciatemelo ammettere senza vergogna, quando mi stupisco di fronte a questi nuovi giochi che sanno di diavolerie moderne.
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venerdì 6 marzo 2015
Il castello della nobile dinastia De' Monnezzais
Se vi capitasse di entrare in casa mia in un qualsiasi momento, a sorpresa senza preavviso alcuno, la trovereste tutto sommato abbastanza in ordine. L'abbastanza è d'obbligo perchè con due bambini va da sè che l'ordine, quello vero, totale, asettico e pure un po' freddino, è utopia.
Giochi sparsi in giro la fanno da padrone per quasi tutto il giorno e quello che regna incontrastato è un vivace disordine creativo, che io cerco di tenere a bada con reiterati, e senz'altro noiosissimi, inviti al riordino. "Mettete in ordine!" è probabilmente è una delle frasi che ricorderanno di più dopo "vi amo tantissimissimissimo", "luce dei miei occhi", "NO!", " ma quanto belli siete" "basta!", "Ho detto NO!", "smettetela di bisticciare" "ma quanto vi amo", "Baaaasta!!!".
Comunque, tornando alla questione casa, se dico che la trovereste sempre in ordine non è per farmene un vanto, credetemi. E' tutta apparenza. Quello che riesco a tenere in casa mia è un ordine, appunto, apparente. Nel senso che quel che si vede è in ordine, quel che non si vede, no.
Aprite uno qualsiasi dei cassetti, in una qualsiasi delle stanze e rimarrete stupiti e sgomenti di fronte a cotanto contrasto con l'ambiente circostante. Cose arruffate, ingarbugliate, ammassate, spiegazzate, stropicciate. Soprattutto i cassetti dei bambini. D'altronde incentivando la loro autonomia questo è il minimo: se dici ad un bambino di prendersi un paio di pantaloni sarebbe sciocco aspettarsi di trovare tutti le altre paia perfettamente al loro posto, no?
Oltre a cassetti confusissimi, ci sono tutta una serie di piccoli contenitori, grandi bauli, utilissimi sgabuzzini e salvifiche stanze "quantarobba" che mi permettono di convivere pacificamente con questo lato caciarone di me. Stipo il caos, gli stendini pieni zeppi, le pile caracollanti di bucato, le scartoffie, la chincaglieria lì dove "occhio non vede e cuore non duole" e mi godo l'illusorio quanto piacevole effetto di questo'ordine apparente.
martedì 2 dicembre 2014
il mio natale di panno: i giochi
Per me Natale dovrebbe sempre far rima con gioco. Non dovrebbe passare Natale senza che si sia giocato, almeno un po'. Con quelli in scatola da portare in tavola dopo luculliani banchetti. Pedine e dadi che rotolano tra le bucce dei bagigi, carte sparpagliate tra spicchi di mandarini profumati, ultime mani di rivincita bagnate da ultimi bicchieri della staffa.
Intanto sul pavimento in un tripudio di carte da pacchi stracciate e nastri sciolti i piccoli fanno amicizia con i nuovi arrivati: bambole, trenini, mattoncini. In sottofondo qualche Christmas oldies a basso volume e profumo di zenzero e cannella nell'aria.
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venerdì 13 giugno 2014
il dado è tratto e colorato.
Pare ovvio, no?
Dopo una settimana passata a boccheggiare,privata della benchè minima voglia di fare alcunchè al di fuori dello stare sotto le fresche frasche, arriva finalmente il fine settimana. non vedi l'ora di asserragliarti nell'orto di famiglia per fare una festosa grigliata in compagnia, che ci sarebbe anche un compleanno da festeggiare volendo, godendoti tutto il refrigerio dei piedi in ammollo nella piscinetta dei bimbi e della birra fresca bevuta a canna e invece...
E invece a quanto pare arrivano tempeste e compagnia bella. Pure violenti, dicono. Che a me mettono un po' di paura quando esagerano.
E quindi niente, cambio di programma.
Da fare in casa non manca: finire di riordinare libreria e mensole che finalmente i nostri libri sono stati liberati dalla prigionia degli scatoloni in garage, eliminare tutto quel cartone dalla stanza "Quantarobba", che vabbè il riciclo creativo, ma una discarica in casa anche no, così da riprendere possesso di quell'angolo che dovrebbe aiutarmi a creare e a tentare 'sta benedetta avventura dello shop, invece che accumulare polvere e disordine.
Insomma non c'è di che annoiarsi. Per me.
Per i piccoli di casa invece bisognerà inventarsi qualcosa: dopo una settimana ininterrotta di giardino, parco, giri in bici e vita all'aria aperta occorre tirare fuori dal cilindro dell'intrattenimento indoor qualche buona idea.
Cercherò nella mia infinita lista di "bello questo...lo facciamo anche noi?!?"
A chi passa di qua lascio invece questa sempilicissimissima ideuzza per giocare ad imparare i colori e imbrattarsi un po' di colla appiccicosa, che tanto con l'afa dei giorni passati non dovrebbe essere un problema.
Se anche da voi dal cielo verranno giù fulmini e saette almeno in casa vostra splenderà l'arcobaleno.
Occorrente:
Dopo una settimana passata a boccheggiare,privata della benchè minima voglia di fare alcunchè al di fuori dello stare sotto le fresche frasche, arriva finalmente il fine settimana. non vedi l'ora di asserragliarti nell'orto di famiglia per fare una festosa grigliata in compagnia, che ci sarebbe anche un compleanno da festeggiare volendo, godendoti tutto il refrigerio dei piedi in ammollo nella piscinetta dei bimbi e della birra fresca bevuta a canna e invece...
E invece a quanto pare arrivano tempeste e compagnia bella. Pure violenti, dicono. Che a me mettono un po' di paura quando esagerano.
E quindi niente, cambio di programma.
Da fare in casa non manca: finire di riordinare libreria e mensole che finalmente i nostri libri sono stati liberati dalla prigionia degli scatoloni in garage, eliminare tutto quel cartone dalla stanza "Quantarobba", che vabbè il riciclo creativo, ma una discarica in casa anche no, così da riprendere possesso di quell'angolo che dovrebbe aiutarmi a creare e a tentare 'sta benedetta avventura dello shop, invece che accumulare polvere e disordine.
Insomma non c'è di che annoiarsi. Per me.
Per i piccoli di casa invece bisognerà inventarsi qualcosa: dopo una settimana ininterrotta di giardino, parco, giri in bici e vita all'aria aperta occorre tirare fuori dal cilindro dell'intrattenimento indoor qualche buona idea.
Cercherò nella mia infinita lista di "bello questo...lo facciamo anche noi?!?"
A chi passa di qua lascio invece questa sempilicissimissima ideuzza per giocare ad imparare i colori e imbrattarsi un po' di colla appiccicosa, che tanto con l'afa dei giorni passati non dovrebbe essere un problema.
Se anche da voi dal cielo verranno giù fulmini e saette almeno in casa vostra splenderà l'arcobaleno.
Occorrente:
- un dado. Potete costruirne uno in cartoncino, o usare una scatola in disuso, o attaccare dei pezzettini di carta su un dado normale. L'importante è che su ogni lato compaia un colore diverso, magari i principali se giocate con bimbi piccoli. Con bimbi più grandi invece potete giocare un po' più difficile usando magari più sfumature di uno stesso colore, così tanto per sfidare l'occhio! Noi abbiamo giocato facile saltando a piè pari la fase di costruzione e decorazione del dado grazie ad un regalo portatoci dalla Germania da un'amica: "nonso a cosa serva di preciso, ma ho pensato che senz'altro qualche modo di sfruttarlo lo troverete", disse donandocelo. E c'aveva ragione.
- Carta colorata da ritagliare o strappare a pezzetti. Dev'essere ovviamente degli stessi colori che avete sulle facce del dado.
- Un cartoncino, o un foglio.
- Colla
sabato 7 giugno 2014
chi vuole un gelato?
Arrivano i primi caldi e noi, potendo, vivremmo di gelato e poco altro. Ma credo che un nutrizionista non approverebbe del tutto questo regime alimentare.
"Chi vuole un gelato?" va quindi strillando per casa la pupa grande in questi giorni con tono e volume da mercante della Vucciria.
Come non dar seguito ad una tale appassionata inclinazione?
Presto detto, presto fatto. Un po' di materiali di recupero, qualche intruglio, la giusta compagnia e il passatempo scaccia noia della nostra estate è pronto. Giochiamo al gelataio!
"Chi vuole un gelato?" va quindi strillando per casa la pupa grande in questi giorni con tono e volume da mercante della Vucciria.
Come non dar seguito ad una tale appassionata inclinazione?
Presto detto, presto fatto. Un po' di materiali di recupero, qualche intruglio, la giusta compagnia e il passatempo scaccia noia della nostra estate è pronto. Giochiamo al gelataio!
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mercoledì 19 marzo 2014
s'è fatto festa
Per la seconda volta consecutiva in due anni il piccoletto di casa si è cuccato tre feste di compleanno in rapida sequenza.
Considerato il fatto che di anni ne ha compiuti due, ecco, io direi che non si può proprio lamentare, er principe, che attenzioni, entusiasmi, strombazzamenti e cori festosi non gli sono certo mancati.
Si potrà obiettare che piccolo com'è, lui di tutto 'sto "can can" poteva anche fare a meno.
No, posso garantire che lui ci è sguazzato dentro a questa maratona festaiola.
Perchè è un compagnone. Perchè ama il baccano, la baraonda, la bella gente e il tanto cibo.
Perchè è figlio mio, e io sono nata per far festa.
Mi piace proprio, c'è poco da fare.
Ora poi che ho smesso di festeggiare il mio compleanno in forma pubblica, aspetto con trepidazione quelli dei miei figli e mi sbizzarrisco.
Io e pure il barbuto che ho sposato. Ci piace proprio, c'è poco da fare.
Abbiamo cominciato venerdì sera, giorno effettivo del compleanno.
Giorno infrasettimanale, nonchè ultimo giorno della settimana scolastica e lavorativa, ergo, tutti stanchi e palpebre pesanti.
Ma che fai? Non gli canti un "tanti auguri"? Non gli fai spegnere una candelina, che è un mese che si allena? Non ne aproffitti per mangiare qualcosa di buono?
E quindi abbiamo messo in tavola la cena ideale del bambino felice: spaghetti al pomodoro e per dessert gelato.
Con candeline, ovvio.
In forma strettamente privata, noi quattro e nessun altro.
Il giorno dopo, sabato pomeriggio, è stata la volta del parentame, quello stretto: nonni e zii.
Crostata, fatta in casa dal papà, che a noi piace sfatare gli stereotipi di genere anche a colpi di pasta frolla, di nuovo "tanti auguri a te...", candeline, applausi, commozione, regali.
Breve ma intenso.
La domenica invece è stata finalmente la volta di aprire la porta di casa ad amici e bambini, per il tradizionale brunch di compleanno.
Quest'anno c'avevano pure il tema, bravi, no?!
Quindi dopo il "vestaglia party" dell'anno scorso quest'anno abbiamo indetto "la colazione del re".
Ce la siamo proprio spassata, tutti, grandi e piccini e a giornata finita eravamo stanchi ma felici.
I vicini sotto non so, ma hanno un debole per i miei figli, quindi son certa che dalla loro mente frastornata dal fracasso sono usciti solo commenti del tipo "ma che cari bambini!", "senti come si divertono!", "Oh...hai sentito, deve essere caduto un muro! Che bella festa..."
La ricetta per un ottimo brunch di compleanno, in poche semplici mosse.
Invitate gli invitati.
Il dress code prevedeva pigiama, vestaglia e ciabatte e tazza preferita.
C'è chi non ha seguito nemmeno una di queste indicazioni e chi invece non aspettava altro.
C'è chi ha scoperto il piacere liberatorio di fare un giro in bici e andare al parco in pigiama e chi ha vissuto il divertito imbarazzo di un incontro con i vicini sulla tromba delle scale in accappatoio, pigiama, turbante e scimitarra o in pigiama, vestaglia turchese fluo di pizzo e tulle e corona di zirconi plasticosi.
Gli accessori erano regal-cavallereschi perchè così richiedeva il tema della festa.
Accogliete gli ospiti.
Appena svegli al mattino bevetevi un caffè e mangiatevi qualcosa. Quella dose minima di caffeina e zuccheri che vi permetta di allestire la festa e imbastire il banchetto.
E accogliere gli ospiti svegli e non dormienti, la faccia da sonno è consentita, ma insomma, cercate di spiccicare almeno un buongiorno con la voce impastata.
Passate in bagno per una veloce rinfrescata e...niente, restate così, in pigiama e ciabatte e raccoglietevi i capelli in un abbozzo di chignon spelacchiato.
Per una pigra oziosa come me ricevere gente in questa mise e restarci fino a sera...non avete idea.
Un piacere sopraffino che non posso che consigliare spassionatamente.
Ingozzate i grandi e intrattenete i piccoli.
O meglio: ingozzate tanto i grandi e intrattenete poco i piccoli, che se la sanno cavare benissimo da soli.
Il lauto banchetto del brunch prevedeva due tempi: si comincia con il dolce e poi con calma si vira verso il salato. Della serie come alzare di qualche considerevole tacca il livello della glicemia e quello del colesterolo in un'unica giornata.
Noi abbiamo messo in tavola un vasto assortimento di leccornie e golosità, quasi tutte di nostra produzione (mi faccio l'applauso da sola perchè me lo merito...) : biscotti digestive, ciambellone allo yogurt con granella di nocciole e gocce di cioccolato, yogurt, pane ai cereali,burro, marmellate, miele, fragole, corn flakes e muesli croccante con nocciole e cioccolato.
E ovviamente thè, caffè, latte e succhi.
Per la parte salata invece: torta salata bieta e ricotta, sfoglia ai porri, tramezzini, salame e formaggio, pane nero, avocado, uova e pancetta.
E birra.
E poi la crostata di compleanno, di nuovo, e caffè, di nuovo.
Per l' entertainment dei bambini non abbiamo organizzato grandi cose.
C'era un bellissimo, e molto più robusto del previsto, castello di cartone, con tanto di ponte levatoio e torri merlate, vinto l'estate scorsa da mio padre ad una pesca di beneficenza in qualche fiera di paese, e che non aspettava altro che una degna occasione per essere montato e preso d'assalto da un'orda di bambini urlanti.
Quale miglior occasione di un compleanno?
E quindi niente, c'era questo bellissimo castello in mezzo al salotto che ha fatto la gioia di grandi e piccini.
Nella pausa tra dolce e salato invece si è tenuto uno workshop di forgiatura armaiola creativa:
spade, scudi e corone di cartone da decorare con pennarelli, carta colorata, stagnola e vassoi di cartoncino dorato, quelli da pasticceria, forbici, colla, scotch e fermacampioni.
E poi...alla battaglia!
Considerato il fatto che di anni ne ha compiuti due, ecco, io direi che non si può proprio lamentare, er principe, che attenzioni, entusiasmi, strombazzamenti e cori festosi non gli sono certo mancati.
Si potrà obiettare che piccolo com'è, lui di tutto 'sto "can can" poteva anche fare a meno.
No, posso garantire che lui ci è sguazzato dentro a questa maratona festaiola.
Perchè è un compagnone. Perchè ama il baccano, la baraonda, la bella gente e il tanto cibo.
Perchè è figlio mio, e io sono nata per far festa.
Mi piace proprio, c'è poco da fare.
Ora poi che ho smesso di festeggiare il mio compleanno in forma pubblica, aspetto con trepidazione quelli dei miei figli e mi sbizzarrisco.
Io e pure il barbuto che ho sposato. Ci piace proprio, c'è poco da fare.
Abbiamo cominciato venerdì sera, giorno effettivo del compleanno.
Giorno infrasettimanale, nonchè ultimo giorno della settimana scolastica e lavorativa, ergo, tutti stanchi e palpebre pesanti.
Ma che fai? Non gli canti un "tanti auguri"? Non gli fai spegnere una candelina, che è un mese che si allena? Non ne aproffitti per mangiare qualcosa di buono?
E quindi abbiamo messo in tavola la cena ideale del bambino felice: spaghetti al pomodoro e per dessert gelato.
Con candeline, ovvio.
In forma strettamente privata, noi quattro e nessun altro.
Crostata, fatta in casa dal papà, che a noi piace sfatare gli stereotipi di genere anche a colpi di pasta frolla, di nuovo "tanti auguri a te...", candeline, applausi, commozione, regali.
Breve ma intenso.
Quest'anno c'avevano pure il tema, bravi, no?!
Quindi dopo il "vestaglia party" dell'anno scorso quest'anno abbiamo indetto "la colazione del re".
Ce la siamo proprio spassata, tutti, grandi e piccini e a giornata finita eravamo stanchi ma felici.
I vicini sotto non so, ma hanno un debole per i miei figli, quindi son certa che dalla loro mente frastornata dal fracasso sono usciti solo commenti del tipo "ma che cari bambini!", "senti come si divertono!", "Oh...hai sentito, deve essere caduto un muro! Che bella festa..."
Invitate gli invitati.
Il dress code prevedeva pigiama, vestaglia e ciabatte e tazza preferita.
C'è chi non ha seguito nemmeno una di queste indicazioni e chi invece non aspettava altro.
C'è chi ha scoperto il piacere liberatorio di fare un giro in bici e andare al parco in pigiama e chi ha vissuto il divertito imbarazzo di un incontro con i vicini sulla tromba delle scale in accappatoio, pigiama, turbante e scimitarra o in pigiama, vestaglia turchese fluo di pizzo e tulle e corona di zirconi plasticosi.
Gli accessori erano regal-cavallereschi perchè così richiedeva il tema della festa.
Accogliete gli ospiti.
Appena svegli al mattino bevetevi un caffè e mangiatevi qualcosa. Quella dose minima di caffeina e zuccheri che vi permetta di allestire la festa e imbastire il banchetto.
E accogliere gli ospiti svegli e non dormienti, la faccia da sonno è consentita, ma insomma, cercate di spiccicare almeno un buongiorno con la voce impastata.
Passate in bagno per una veloce rinfrescata e...niente, restate così, in pigiama e ciabatte e raccoglietevi i capelli in un abbozzo di chignon spelacchiato.
Per una pigra oziosa come me ricevere gente in questa mise e restarci fino a sera...non avete idea.
Un piacere sopraffino che non posso che consigliare spassionatamente.
Ingozzate i grandi e intrattenete i piccoli.
O meglio: ingozzate tanto i grandi e intrattenete poco i piccoli, che se la sanno cavare benissimo da soli.
Il lauto banchetto del brunch prevedeva due tempi: si comincia con il dolce e poi con calma si vira verso il salato. Della serie come alzare di qualche considerevole tacca il livello della glicemia e quello del colesterolo in un'unica giornata.
Noi abbiamo messo in tavola un vasto assortimento di leccornie e golosità, quasi tutte di nostra produzione (mi faccio l'applauso da sola perchè me lo merito...) : biscotti digestive, ciambellone allo yogurt con granella di nocciole e gocce di cioccolato, yogurt, pane ai cereali,burro, marmellate, miele, fragole, corn flakes e muesli croccante con nocciole e cioccolato.
E ovviamente thè, caffè, latte e succhi.
Per la parte salata invece: torta salata bieta e ricotta, sfoglia ai porri, tramezzini, salame e formaggio, pane nero, avocado, uova e pancetta.
E birra.
E poi la crostata di compleanno, di nuovo, e caffè, di nuovo.
Per l' entertainment dei bambini non abbiamo organizzato grandi cose.
C'era un bellissimo, e molto più robusto del previsto, castello di cartone, con tanto di ponte levatoio e torri merlate, vinto l'estate scorsa da mio padre ad una pesca di beneficenza in qualche fiera di paese, e che non aspettava altro che una degna occasione per essere montato e preso d'assalto da un'orda di bambini urlanti.
Quale miglior occasione di un compleanno?
E quindi niente, c'era questo bellissimo castello in mezzo al salotto che ha fatto la gioia di grandi e piccini.
Nella pausa tra dolce e salato invece si è tenuto uno workshop di forgiatura armaiola creativa:
spade, scudi e corone di cartone da decorare con pennarelli, carta colorata, stagnola e vassoi di cartoncino dorato, quelli da pasticceria, forbici, colla, scotch e fermacampioni.
E poi...alla battaglia!
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mercoledì 19 febbraio 2014
a volte basta poco: cartone, buchi, pasta, filo
Frase sentita e risentita mille e più volte.
Sarebbe bello sentire più spesso qualcuno dire, senza lamento e biasimo nella voce, ma con una punta di piacevole approvazione, "ha pochi giocattoli ma gioca con tutto."
Ora io sono tutto fuorchè contraria ai giocattoli. Amo i giocattoli. Tutti.
E sono fermamente convinta che, nella giusta misura, tutti servano a qualcosa, dove per qualcosa si intende una qualsiasi delle fondamentali e necessarie attività per un bambino: imparare, esplorare, scoprire, capire, sperimentare, rilassarsi, concentrarsi, inventare, fantasticare, e, fondamentalissimo, divertirsi.
Palle, bambole, pupazzetti, macchinine, puzzle, pentoline, secchielli, palette, e sì, anche quei molesti aggeggi con suoni e lucine che rimbambiscono tanto noi quanto divertono loro, inutile negarlo.
Non c'è gioco che davvero vada bandito, a mio parere. Non in maniera categorica almeno. Non sulla base di differenze di genere, soprattutto.
L'importante è variare. Offrire, oltre al giocattolo precostituito, tutta una serie di oggetti di uso comune e quotidiano e materiali naturali.
Proporre di tutto un po', non cadere nell'errore di credere che ci siano materiali o giochi più validi di altri, magari sulla base di pedagogie o indirizzi educativi che per come vengono promossi e divulgati stanno di fatto dando vita più a brand costosi e a mode, perchè tale è a volte secondo me la natura di questi fenomeni.
Non credo nella superiorità incontrastata del gioco di legno, anche se ammetto che esteticamente è il materiale più vicino ai miei gusti. D'altronde sono pur sempre figlia e nipote di falegnami: son cresciuta di fianco, ma anche dentro, ad una falegnameria, la segatura copriva ogni cosa in giardino, l'odore di legno è l'odore dell'aria che respiravo, ho visto tronchi diventare travi grezze sotto il taglio di una sega a nastro e travi grezze passare sotto pialle e trasformarsi in porte, sedie, tavoli, culle, calessi e un'infinità di altri oggetti.
lunedì 3 febbraio 2014
trenta dì: gennaio
Trenta dì conta novembre,
con april, giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno,
tutti gli altri ne han trentuno.
Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.
Soffia forte il vento lì fuori,scuote la tapparella e un po' anche a me, che tutto 'sto vento mi fa paura e non riesco a dormire.
Da giorni non metto il naso fuori di casa, e la cosa non mi dispiace.
Sono pur sempre in letargo, no?
Eppure qui fra queste quattro mura il fermento non manca mai.
Anche nel mese più lungo e lento dell'anno. Anche quando mi sembra di essere ferma e immobile, raccolta in questa parentesi di piccoli giorni che scorrono tutti uguali, eppure così diversi.
Credevo di essere stata con le mani in mano, di aver poltrito molto e concluso poco e invece scopro che ho messo giù qualche altro mattone, che ho diradato ancora un po' la boscaglia attorno.
Gennaio è stato lungo, ma mai noioso.
Gennaio è stato lento, eccome. E quando perdo la pazienza quanto sciocca sono a non crogiolarmi in questa lentezza?
Gennaio è stato grigio e umido fuori. E così caldo e luminoso dentro.
mercoledì 15 gennaio 2014
activity board DIY
Il vantaggio di avere un bimbo non ancora perfettamente parlante lo puoi cogliere in vari frangenti.
Per esempio quando ti chiede "atta...atta...atta..." per avere l'ennesimo cioccolatino e tu gli rispondi, innocente e (finto)ignara " va bene amore, adesso ti do un po' di acqua": ecco che il tuo non appare ai suoi occhi come un rigido, e un po' bacchettone, divieto salutista, ma semplicemente come l'ennesima prova che sei, di già, un po' dura di comprendonio.
Poco male, l'importante è che la dose giornaliera di cioccolato che credeva di poter assumere dalle feste in poi inizi a tornare a posologie idonee a un bambino di 22 mesi.
Oppure te ne accorgi quando è il momento di scrivere la letterina a Babbo Natale, e puoi approfittare della sua ancora poco accurata, ma non scarsa che ciarliero è ciarliero il ragazzo solo che si capisce ancora poco, capacità verbale e approssimativa proprietà di linguaggio.
Sei ancora libera di fargli recapitare dall'omone di rosso vestito quel che meglio credi, lanciandoti in un abile e virtuoso esercizio di competenze e convenienze che potresti riassumere così :" io conosco il mio bambino, lo osservo, so cosa è meglio per lui e di cos'ha bisogno...e soprattutto di cosa ho bisogno io e di cosa ritengo sia da tenere assolutamente distante dalle sue mani e dalla mia casa."
Non c'è voluto molto ad individuare un regalo adatto al mio bambinone.
Conosco le sue passioni. E so che alcune di queste diventano facilmente ossessioni.
Nel senso che ossessionano me...mi fanno uscire pazza.
Le antine della credenza per esempio: c'é stato un tempo in cui era felice solo quando finalmente aveva svuotato la dispensa sbattendo a terra pacchi di pasta-biscotti-cereali, oppure quando finalmente aveva tirato fuori tutte le tovaglie, che per fortuna non stiro...
Che tesoro, eh? Adorabile.
Ultimamente invece grande impegno dedica e grande diletto trae da un'altra irresistibile marachella,di quelle all'"amici miei": entra in cucina, mentre ovviamente siamo con le mani in pasta inzaccherati ben bene ed impossibilitati a muoverci dal lavello, e ci spegne la luce. Chiude la porta e se ne va.
Lo fa anche quando siamo in bagno. E il nostro bagno, mistero della ristrutturazione dei vecchi proprietari, non ha un interruttore per la luce dentro al bagno. Che gioia. Che bei momenti.
E quindi ecco, tieni, caro il mio capitan Fracasso, quel che ti ci vuole.
Una piattaforma da smanettamento. Un concentrato di congegni. Una raccolta di strumenti propedeutici alla produzione del baccano e alla soddisfazione del tuo sanissimo e sacrosantissimo bisogno di sperimentare, esplorare, capire.
In rete se ne trovano una discreta quantità di esempi e variazioni sul tema alla voce activity board.
Una delle mie preferite è questa, senza dubbio.
Noi siamo partiti con qualcosa di molto semplice, lasciando lo spazio necessario per aggiungere poi ulteriori pezzi e marchingegni, stimolando ed affinando così le capacità del nostro abile scassinatore.
Ecco qui:
Delle doverose precisazioni.
La prima: ho usato una terminologia senz'altro pressapochista e errata. Pardon. Nonostante io sia figlia e nipote di falegname non ho gran dimestichezza con il linguaggio tecnico da carpenteria e ferramenta.
Guardate la foto e fidatevi di quella.
La seconda precisazione: finora ho detto "abbiamo", ma in realtà è tutta opera di mio marito.
Io mi sono limitata ad illustrargli l'idea e a mostrargliene qualche esempio.
Poi ho fatto tutto da solo: ha scelto i pezzi, le dimensioni, la disposizione. E ha montato il tutto.
Ed è stato un successone.
Finalmente non cuciniamo più al buio, in bagno possiamo rilassarci, porte e antine non vengono quasi più aperte, sbattute, riaperte e risbattute e così via...
Lui si diverte, applicandosi con curiosità e gran voglia di sperimentare.
L'altro giorno l'ha completamente rivestita con una coperta di lana, cercando di far uscire i vari attrezzi dai fori della maglia.
A volte viene usata come cucina, il che mi pare un'ottima interpretazione.
Qui sotto invece lo potete vedere alle prese con un interessante prototipo di spacca-maccheroni, di sua invenzione, da brevettare senz'altro.
mercoledì 8 gennaio 2014
a volte basta poco: una manciata di noci
Caro Babbo Natale, cari mamma e papà.
Cari nonni, zii, parenti e amici tutti.
Volevo ringraziarvi.
Siete stati tutti molto gentili, davvero.
Mi avete sommerso di regali, io che non avevo nemmeno chiesto nulla a Babbo Natale e avevo lasciato che fosse mia sorella a farmi da portavoce.
Lei poi, molto diplomaticamente, aveva lasciato carta bianca a te, caro Babbo, dettando alla mamma queste parole "...e per Zeno qualcosa di grande,che è ancora piccolo e mette tutto in bocca."
Delle indicazioni, più che un desiderio.
Meglio che mi alleni con questa faccenda del parlare, così il prossimo anno la mia lettera te la detto io mamma, altro che...
Anche perchè mica è vero che metto tutto ancora in bocca, io.
Ho smesso. Quasi.
Non che mi possa lamentare di quanto ho ricevuto, anzi.
Anche a voi è piaciuto parecchio il regalo che mi ha portato il caro vecchio Babbo, vero mamma?
Sì, sì, vi ho visti proprio entusiasti e soddisfatti.
"oh, così finalmente quando ti viene voglia di attaccarti agli interruttori, di aprire e chiudere porte e cassetti, di smontare e smanettare hai qualcosa su cui sfogarti!" avete esclamato, tutti tronfi... e avete continuato a mostrarlo a tutti quelli che venivano qui, neanche l'aveste fatto voi con le vostre mani.
Babbo Natale è molto più modesto di voi, sapete? Dovreste imparare da lui, dovreste.
Vostro smisurato entusiasmo a parte, devo ammettere che ho ricevuto davvero dei bei regali,anche dal resto della famiglia.
Il pianoforte, le campanelle, costruzioni, una casetta di legno da fare invidia ai sette nani.
Troppa grazia, veramente.
Ci sto giocando, e ci giocherò ancora tanto, volentieri.
Però.
Però spero che vi ricordiate sempre tutti che a volte a me basta poco.
Davvero poco.
Un vassoio e un pentolino.
E le mie mani.
Per capire ed esplorare.
Il pieno e il vuoto.
Il dentro e il fuori.
Il tanto e il poco.
Un mestolo, o un cucchiaio.
Per tentare, provare, sbagliare e capire.
Per riempire e svuotare.
Per mettere e per togliere.
Per spostare da qui a lì, da lì a qui.
Avanti e indietro.
Trattenere e lasciare andare.
L'equilibrio e la concentrazione.
Il controllo e la delicatezza.
La caduta e il rumore.
Per fortuna che a Natale le noci non mancano mai.
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