lunedì 31 marzo 2014

trenta dì: marzo

Trenta dì conta novembre,
con april giugno e settembre,
di ventotto ce n'è uno, 
tutti gli altri ne han trentuno.

Istantanee di attimi, luci, colori e sapori che scandiscono il tempo dei mesi che si rincorrono l'un l'altro.

Non ho molte parole sulla penna, alla fine di questo mese.
Lungo, intenso, ricco.
Come un buon caffè, caldo da sorseggiare.
Quando pioggia e freddo e vento  sferzavano il volto e i pensieri.
Qualche coriandolo in aria, a far allegria.
A portare colore in giornate ancora buie.


venerdì 28 marzo 2014

vado a letto, và

Oggi.
Oggi ho portato Zeno nel lettone, alle 7e10 del mattino, permettendomi il lusso di dirgli "fai le nanne che è presto" in virtù del fatto che il vento di marzo, tempo pazzo, ci ha portato un'ondata di raffreddore, muco e tosse tale da tenere Cora a casa.
Alle 7e30 ho pure spento la sveglia, girandomi dall'altra parte e rituffandomi nelle calde coccole del mattino faccia a faccia con il piccolo che russava.
Dieci minuti più tardi, ciondolando nel suo sacconanna, si è unita pure Cora.
Ho accolto pure lei con un "Fai le nanne che è presto", ho spostato la sveglia alle 8, ho chiuso gli occhi e mi sono sentita la donna più fortunata del mondo.
Alle 8 meno tre minuti Zeno ha deciso che non era il caso di poltrire ad oltranza e ha funestato irreparabilmente quegli ultimi tre minuti di delizioso ozio, scendendo dal letto, andando a frugare nel mio comodino (...non tollero, c'ho venti centimetri cubi solo miei in questa casa e sono lì, quindi giù le zampe...) e facendo vacillare pericolosamente la lampada costringendomi ad una fulminea quanto indesiderata messa in piedi per salvare lampada e bambino.
Quindi, a quel punto mi sono alzata e mi sono girate, un po'.
La giornata aveva inizio.
Colazione senza spargimenti di latte (olè), svestizioni, vestizioni, tolette che vissute senza il timer in sottofondo ("presto che è tardi" è il leit motiv dalle ore otto alle ore nove meno un minuto di tutti i santi giorni) sono anche momenti piacevoli, a ben vedere.
Sbatti i tappeti, rifai i letti, dai una passatina in bagno, le solite (pallosissime) cose, ma se fatte con calma tutto sommato sono anche tollerabili.
Ho avuto anche il tempo di accendere il pc, un'occhio alle notizie, un po' di posta, un paio di commenti.
Continuavo a sentirmi una donna fortunata: i bimbi giocavano pacificamente, la casa non versava ancora nel caos, e la calma regnava nel mio animo.
Poi.
Poi ho dovuto caricare la lavatrice, cambiare il pannolino, cercare il numero del nidofamiglia, stendere la lavatrice, tirare fuori carta, pennarelli e forbici per intrattenere i bimbi, i cui giochi e interazioni iniziavano ad essere meno pacifici, sfidare il vento e mettere lo stendino fuori, sedermi un po' a tavolino con i bimbi e tagliare farfalle di carta e alzarmi immediatamente dopo per recuperare lo stendino prima che il vento se lo portasse via come la casa di Dorothy e lo facesse atterrare su Oz.
Poi.
Poi abbiamo finito di cambiare d'abito all'albero in cameretta, ho telefonato al nidofamiglia "signora la richiamiamo dopo le 4", ho iniziato a preparare il pranzo, improvvisando un laboratorio di plastilina e lenticchie per avere sott'occhio i pupi, i cui giochi ed interazioni iniziavano a farsi molesti e caciaroni.
In attesa che la pentola a pressione facesse il suo prezioso lavoro, ci siamo regalati una sessione di sigle anni 80, che un po' di amarcord fa sempre bene.
Ho anche chiesto a google quanto diamine ci volesse per cucinare quelle lenticchie, perchè i dieci minuti di cui la confezione si vantava si erano rivelati assolutamente insufficienti.
E la fame si faceva sentire a suon di pianti e baruffe.
Ho anche compreso che in giornate come queste sedermi al pc, connettermi, dare una sbirciatina qui e là ha lo stesso valore della pausa caffè e sigaretta dei tempi del liceo, ovvero il pretesto per staccare un attimo, quei dieci minuti di stand-by, in cui mi nego ma essenziali al buon proseguimento della giornata. A volte la cosa forse assume dei toni leggermente compulsivi, ma non ho quasi più nessun vizio da cinque anni ormai concedetemi almeno questo. Non costa nemmeno tanto.
Poi ho intimato  chiesto ai bimbi di mettere ordine. Una volta, due volte, tre volte.
Alla quarta volta ho indetto gara "a chi finisce prima!" e la competizione ha dato i suoi frutti.
Alla fine la pentola ce l'ha fatta, allungando del doppio i tempi e ho messo in tavola una buonissima crema di lenticchie con crostini, su cui Zeno s'è tuffato mani e braccia e che invece Cora ha inizialmente snobbato, con aria disgustata. E mi sono girate, un altro po'. Ma poi se l'è spazzolata, vedi che a volte insistere aiuta.
Ho sparecchiato, riassettato la cucina e passato sotto l'idrante Zeno prima di buttarci nel lettone, per il tanto agognato pisolino.
Iniziavo a sentimi stanca, oltre che fortunata.
Leggi una storia, leggi due storie, leggi tre storie...mo' basta però, dormite.
Dormo pure io, i miei soliti dieci minuti.
Poi.
Poi finalmente caffè e gianduiotto. Inizio la bozza di un post che chissà quando vedrà la luce e "driin driiin",il nido famiglia: blablabla, parlo, chiedo, rispondo, le cifre che sento mi fanno trasalire, ma va bene, vediamoci lo stesso, non si sa mai.
Poi arriva Zeno. Poi svegliamo Cora. Vengo fatta ostaggio e costretta a leggere per l'ennesima volta "il feroce salatino", incommensurabile capolavoro della letteratura per l'infanzia, che sta vivendo il suo momento di gloria, surclassando tutti gli altri libri sullo scaffale da settimane ormai.
Inizia il pomeriggio. E non mi è ancora chiaro se sia finito o meno.
Merenda, yogurt e miele con conseguente imbrattamento appiccicoso di tavolo, sedia e bambino.
Costruzione dell'esemplare numero 17 di città e pista per le macchinine su cartone: tempo di preparazione 10 minuti, tempo di gioco 5 minuti.
Alle 18 meno un quarto scrivo a Paolo, chiedendogli di comprare latte e lattuga, sperando, vista l'ora che sia di ritorno. No, è ancora in ufficio.
Impasto il pane, intanto i bambini stanno usando la pista di cartone come arma impropria, svuoto la lavastoviglie, impasto le polpette di riso avanzato ieri.
"Anche noi, ti vogliamo aiutare!"
Impasto le polpette ignorando le nuvole di farina e pangrattato che si alzano attorno a me, allontanando il pensiero del puzzo di uova che emaneranno stasera quei due, perchè no, la doccia stasera non gliela fo', che a questo punto sono ufficialmente stanca, fortunata, ma stanca.
Arriva lui, con latte, lattuga e la busta con l'esito del mio pap-test.
Si ferma tutto. Mi siedo. Con le mani sporche di pangrattato e uova apro la busta. Istanti che sembrano anni.
Normale. Niente da segnalare.
Riprendo fiato, riprende a scorrere il tempo. Mi sento una donna molto, molto fortunata.
Alle 7e30 sto passando l'aspirapolvere in cucina, dopo aver passato sotto l'idrante, di nuovo, i bimbi.
Inforno le polpette, che il fritto non fa bene, e soprattutto non sono capace di friggere e poi mi puzza casa per giorni.
Preparo l'insalata E le zucchine con la menta, che sì, lo so, non sarebbe ancora stagione, ma non ne posso più di mangiare cavoli, mi sento una capra, datemi degli ortaggi primaverili per favore.
Alle otto meno tre minuti impiatto, metto in tavola, dal frigo prendo due lattine di moretti.
Alle otto mi siedo e ne stappo una.
La cena fila via abbastanza liscia, solo manca il grande entusiasmo che i bambini avevano manifestato poco prima nei confronti delle polpette...dove sarà finto? L'abbiamo lavato via con il sapone? Si è già coricato, stanco e provato da tanto cucinare? Mistero. Alla fine mi ingozzo di polpette, per fortuna non erano fritte.
Stasera a Paolo tocca la cucina, a me i pupi.
Alle nove comincia l'ardua impresa della messa a letto. Alle dieci, puntualmente, mi addormento sulla poltrona a dondolo, in cameretta, dopo aver letto pagine sui gesti degli indiani, sulle acconciature nel mondo, sulle usanze a tavola in Giappone e sulla sempre affascinante storia del bruco che diventa farfalla.
Quando riemergo da quello scivolone narcolettico, mi sento tanto, tanto, tanto, tanto stanca.
Talmente stanca da non sentirmi nemmeno fortunata.
Carico una lavatrice per domani. Mi butto in doccia. Mi infilo il pigiama.
Mi siedo qui e scrivo questa dettagliata cronaca.
E invece avrei voluto compilare un modulo di richiesta ferie.
Buona notte.

lunedì 24 marzo 2014

(era) la festa del papà

Non sarò mai una craft-blogger.
Che poi quando sento "craft" a me vengono in mente le sottilette.
Una craft-blogger posta il progettino per la festa del papà almeno una settimana prima.
Io almeno una settimana dopo.
In anticipo non potrei mai. Non gliela fo'.
Intanto perchè lui, il papà in questione, ogni tanto legge, e quindi capite bene che se mi metto qui a scrivere "oggi volevo parlarvi del lavoretto che...blablabla" puff, svanisce l'effetto sorpresa.
Apro parentesi: il giorno in cui inizierò un post scrivendo "oggi volevo parlarvi di...", entro le ventiquattrore successive questo blog si autodistruggerà. Chiudo parentesi.
Secondo: come posso scrivere il post in anticipo se il lavoretto ci ritroviamo a finirlo il giorno stesso della festa, dieci minuti prima che lui rientri dal lavoro?
Impossibile. Conclusione: se vi piace l'idea segnatevela per l'anno prossimo.

porta penne per il papà


Ma vediamola quest'idea, che ho rispolverato dai miei ricordi (lavorativi) dell'asilo.
Non è sempre facile far realizzare dei manufatti ai bimbi del nido.
E non è nemmeno in questo senso che si lavora: le attività che vengono proposte hanno come finalità principale l'essere vissute come esperienze, non tanto perchè alla fine ne venga fuori qualcosa di tangibilmente concreto, visibile ed esteticamente gradevole.
Il "lavoretto" è, come ho detto altre volte, un pretesto, una sorta di contenitore dentro al quale proporre materiali ed esperienze sensoriali e stimolare percezioni ed abilità nuove.
Dopo i due anni però sarà il bambino stesso a restare piacevolmente soddisfatto di vedere che quello che ne è venuto fuori, l'ha fatto lui.
Bisogna quindi trovare oggetti e progetti la cui realizzazione sia il più possibile alla loro portata e nelle loro mani.
Ma vediamola, dicevo, quest'idea, che rientra proprio nella categoria "lo può fare":

Per realizzarlo servirà mezzo panetto di Das. Noi abbiamo usato tutte e due la metà perchè ne abbiamo fatti, appunto, due.

porta penne per il papà

Lasciate che i bambini  lo manipolino un po' (il das non è tra le "paste" più morbide, quindi non offre grandi piaceri da quel punto di vista purtroppo) fino a quando saranno stufi.

porta penne per il papà

porta penne per il papà

A seconda dell'età provate a fargli fare una palla: non è assolutamente necessario che risulti perfettamente sferica, anzi..stiamo pur sempre facendo un sasso!
Ora mostrate ai bimbi come fare dei buchi con le dita o con l'aiuto di penne, matite, pennarelli.
Se i buchi vi sembrano poco profondi spingete un po' il pennarello per essere sicuri che poi non caschi.



Lasciate asciugare.
Ci vorrà un po' visto il volume del sasso, e dipenderà anche dal meteo: il nostro si è asciugato in circa 48 ore tenendolo anche un po' sul termosifone, quindi prendetevi per tempo.
Una volta asciutto lo potrete colorare.
Nero e bianco per esempio, per ottenere un effetto granitico.
Rosa e bianco per un effetto marmoreo.
Giallo e blu se volete avere un sasso sul prato. O un prato sul sasso. O un effetto muschiato.

porta penne per il papà

Volendo sarebbe anche finito qui.
Ma essendo la festa del papà vicinissima all'inizio della primavera io ho voluto dargli una veste fiorita.
Con un pennellino fino ho dipinto dei piccoli petali attorno ad ogni foro, in cui avevo dato una mano di bianco.
Questo passaggio l'ho fatto io perchè i pupi s'erano stufati e m'hanno mollata là, con pennelli e colori.
Ma è anche questo alla loro portata. Certo con una resa finale un po' più "creativa" e meno ordinata, ma senz'altro di sicuro effetto!

porta penne per il papà

Poi è bastato disegnare steli e foglie con un pennarello indelebile, et voilà:
un fiorito sasso ferma-carte e porta penne, ideale da regalare al papà, ma non solo.
Indispensabile tanto sulla scrivania in ufficio, quanto sul tavolino del telefono!

porta penne per il papà

porta penne per il papà

porta penne per il papà

Quindi, tutto sommato, a volerlo vedere come un facile diy primaverile, non sono nemmeno in ritardo!

porta penne per il papà












venerdì 21 marzo 2014

letture di primavera

Oggi è venerdì.
Oggi è il primo giorno di primavera.
Quindi che faccio io?
Do il benvenuto alla nuova stagione con une serie di consigli libreschi in salsa fiorita.
Ma bando alle ciance e cominciamo.



LA CITTA DEI FIORI
Eveline Hasler e illustrazioni di Stepan Zavrel
Arka Edizioni

Stepan Zavrel è uno dei miei illustratori preferiti. Ma non solo.
C'è qualcosa di più di un talentuoso artista, dietro a questo personaggio.
C'è la passione che diventa storia e relazioni. C'è tutta la magia di quelle storie, di quegli incontri, di quei percorsi personali, lavorativi, professionali che si intrecciano con le vite di altre persone, di un intero paese, cambiandone per sempre l'aspetto, l'identità, il futuro.
C'è il prodigio dell'insegnamento, dell'apprendimento, di un'arte imparata e sperimentata, messa a disposizione degli altri.
C'è la fiducia nei giovani e negli artisti, e la volontà caparbia di dare possibilità, creando spazi e realtà dove i sogni prendono forma al ritmo di pennellate vivaci.
Del suo stile amo la ricchezza di particolari, quel gusto un po' barocco, quel tratto liquido ma denso, quella resa finale che ricorda arazzi, ricamati con fili d'oro e impreziositi da gemme preziose, che mi rimanda alla mente mosaici e tratti bizantini.
Di Zavrel abbiamo i libri su Venezia, di cui parlerò con calma in un altro momento e questo libro, squisitamente floreale.
La storia non ha tratti prettamente primaverili, ma vi si celebrano i fiori, i loro colori e la bellezza che portano nelle nostre città.
Si racconta di una città, una città piena di fiori, una città bella, allegra, serena.
Dove i sogni di notte si librano nell'aria come farfalle.


Finchè un giorno viene eletto un nuovo sindaco che, in nome di efficienza, progresso e profitto mette al bando fiori, farfalle e sogni.
Vietato quindi coltivare fiori e ordine immediato di sradicare alberi e piante e di catturare tutte le farfalle.
I netturbini, invece di gettare verde e ramaglie, in gran segreto trapiantano nella discarica tutto ciò che era stato estirpato.


Fuori da quella discarica però la città è grigia, spenta, buia, senza farfalle e priva di sogni.
Finchè un mattino i bambini a scuola iniziano a disegnare fiori sui banchi, sui fogli, sulla lavagna e poco a poco le farfalle iniziano a tornare.


La notizia si diffonde e con essa la speranza. Qui e là la resistenza fiorita combatte in silenzio la propria battaglia e si mormora di margherite coltivate nei ditali, di crocus cresciuti nei bicchieri della mensa della fabbrica, di un fiore coltivato dentro la testa del signor Roberto: " ...deve solo pensarlo, e il fiore sboccia profumato." I bambini seguendo il volo delle farfalle arrivano alla discarica, entrano e scoprono con meravigliato stupore che tutto il verde, tutti i fiori, gli alberi, i cespugli della loro città sono lì, vivi, vegeti e rigogliosi.
Come per magia, anzi, senz'altro per magia, un grosso temporale s'abbatte proprio sulla discarica, il vento solleva in aria fiori e alberi e una pioggia di semi cade fitta sulla città.
Il lieto fine è garantito e fiorito.
Un piccolo inno al verde e alla flora cittadina. Un appello a non trascurarla, a non lasciare che progresso, comodità e profitto trasformino le città, le strade, i viali in grigi e fumosi e vuoti angoli di mondo in cui le farfalle non volano più.

UN GIARDINO TUTTO ROSA
Erika Tachicara e illustrazioni di Moe Nagata
La Sorgente edizioni


Questo invece salta fuori direttamente dagli scaffali della mia infanzia.
Un libro che mi era stato regalato quand'ero bimba, un libro che ho sempre amato e che ora continuo a leggere con grande piacere ai miei figli.
Non so se si trovi ancora in giro, io lo considero una piccola chicca, quei tesori del nostro passato che fortunatamente sono stati conservati.
Anche in questo caso le illustrazioni mi piacciono un sacco, sono di un artista giapponese, e si vede secondo me. In quei petali all'acquarello c'è tutta la lieve e sublime meraviglia dell' hanami.
Racconta la storia di un giovane giardiniere, Romeo, che un giorno riceve la visita di una bambina.



La bambina ha con sè un mazzo di fiori recisi,non ancora sbocciati, dice che non può prendersi cura di loro, che deve andare via e che quindi li affida a lui, che è il più bravo giardiniere del mondo, così le hanno detto.
Romeo, che non si sente affatto il miglior giardiniere in circolazione, mette i fiori in un secchio con l'acqua, chiedendosi che fare.


Allo sconforto di non saper che fare si aggiunge il rammarico al pensiero di deludere quella bambina, che tanta fiducia aveva riposto in lui.


Ecco che, all'improvviso, i fiori nel secchio sembrano riprendersi, ritrovare luce e vigore.
Romeo stupito e perplesso si accorge che più il suo pensiero va alla bambina e più i fiori crescono e sbocciano.
Talmente tanto che quando la bambina torna non può certo portarli via con sè: quei quattro steli fioriti che c'erano nel secchio sono diventati una foresta profumata e colorata.



Romeo vorrebbe che la bambina restasse lì con lui, per aiutarlo a diventare davvero il più bravo giardiniere del mondo.
Ma lei non può restare. Ma promette che tornerà a trovarlo tutti gli anni, perchè lei, indovinate chi è...


BOSCODIROVO, STORIA DI PRIMAVERA
Jill Barkleim
Edizioni EL

Se qualcuno mi chiedesse dove e quando vorrei vivere, ho una serie di risposte pronte.
Nella Londra degli anni sessanta, nella Parigi degli anni trenta, in un qualsiasi borgo o paesello, italiano, scozzese, bretone fa lo stesso, immerso nella campagna tra le colline nell' 800, su una delle Cicladi adesso, a Paperopoli quand'è Natale e a Boscodirovo tutto l'anno.
Boscodirovo non ha bisogno di  grandi presentazioni. 
Io personalmente lo adoro.
Adoro perdermi nelle illustrazioni così dettagliate, curate, piene zeppe di particolari, che per quanto le guardi la volta successiva noterai comunque qualcosa che ti era finora sfuggito.
E poi c'è quell'atmosfera di cose genuine e buone, di piccolo mondo antico, in cui la vita scorre scandita da piccoli grandi eventi e avventure.


Nel volume dedicato alla primavera è tempo di festeggiare un compleanno, quello di Peverino.
Il piccolo topolino è tutto un fermento di eccitazione, ma nessuno sembra dare grande importanza a quest'evento.
E invece tutto Boscodirovo sta preparando in gran segreto un pic-nic di compleanno per festeggiare degnamente l'allegra ricorrenza.
Io che compio gli anni proprio nel bel mezzo della primavera e ho spesso festeggiato con grandi e affollati pic-nic sul prato i miei compleanni, non posso che approvare la scelta!
Tutti partecipano all'organizzazione e sulla tovaglia stesa sull'erba alla fine sarà un tripudio di leccornie e golosità. E ovviamente una deliziosa torta.


Dopo tutto quel gozzovigliare i topi adulti schiacciano un pigro pisolino all'ombra delle campanule, mentre i piccoli hanno ancora la forza di rincorrersi tra le primule.
Salvo poi crollare addormentati sulla strada di casa, al calar della sera.

BENTORNATA PRIMAVERA
DreamTimeStudio
EdiCart edizioni


Anche questo fa parte di un cofanetto di quattro volumi sulla stagioni.
L'ho comprato molto, molto, molto prima di diventare mamma.
Quando mi capitò tra le mani, me ne innamorai.
Sono quattro piccoli libri fotografici: protagonisti dei giocattoli di latta immersi in paesaggi bucolici, che fanno capolino tra alberi, sassi, fontane, nascosti in angoli di campagna e avvolti in matasse di poesia.
Delle brevissime didascalie raccontano la magia delle stagioni, con note di divertito stupore e affascinata meraviglia.



Ideali per i piccoli, perfetti per i grandi, indicati per chiunque sia in grado di lasciarsi rapire e affascinare dalle piccole cose.
Cora e Zeno li adorano quanto me.

IO SO CURARE I FIORI
Gabriella Aldi
Edibimbi edizioni


Ecco un altro volume uscito dai miei scaffali, non quelli della mia infanzia , ma quelli della Shaula-maestra, quando ancora lavoravo e siccome il fondo-cassa per il materiale didattico spesso  langueva e difficilmente venivano approvate grandi spese, compravo da me libri e materiali per poter lavorare come si deve.
Un piccolo, ma approfondito e dettagliato manuale di giardinaggio per bambini, indicato dai cinque anni in sù, ma se "narrato" e osservato con le giuste lenti va benissimo anche per bambini più piccoli, non solo per avvicinarli ai rudimenti del florovivaismo ma anche per raccontare le meraviglie, i segreti e le magie che stanno dietro ad un fiore che sboccia nel vaso sul balcone.
E utilissimo a chi, come me, ha spesso bisogno di un veloce ripasso di giardinaggio for dummies.




E poi ci sono particolarmente legata perchè c'è una piccola storia dietro a quel pezzo di nastro di carta
con il mio nome scritto sopra.
Otto anni fa io e Paolo stavamo cercando la nostra prima casa assieme, un appartamento in affitto dove vivere assieme.
Ne vedemmo un po', ma solo uno aveva il giardino. Un giardino un po' triste, buio e umido scoprimmo poi, ma io lo volevo, tanto tanto.
E così per "convincerlo" un pomeriggio gli portai questo libretto, sul quale avevo per l'occasione modificato il nome della "protagonista" femminile, visto che quello maschile si chiamava proprio come lui: non avrebbe certo potuto resistere alla tentazione di giocare al piccolo giardiniere!
Alla fine prendemmo proprio quell'appartamento, nel giardino non riuscimmo a combinare chissà che prodigi floreal-botanici, ma era la nostra privatissime "elle" di verde e ombra, pure troppa, in cui muovere i primi passi della nostra primavera.


E a rileggerle ora queste poche righe suonano meravigliosamente profetiche.

Felice primavera a tutti!

Questo post partecipa al venerdì del libro







mercoledì 19 marzo 2014

s'è fatto festa

Per la seconda volta consecutiva in due anni il piccoletto di casa si è cuccato tre feste di compleanno in rapida sequenza.
Considerato il fatto che di anni ne ha compiuti due, ecco, io direi che non si può proprio lamentare, er principe, che attenzioni, entusiasmi, strombazzamenti e cori festosi non gli sono certo mancati.
Si potrà obiettare che piccolo com'è, lui di tutto 'sto "can can" poteva anche fare a meno.
No, posso garantire che lui ci è sguazzato dentro a questa maratona festaiola.
Perchè è un compagnone. Perchè ama il baccano, la baraonda, la bella gente e il tanto cibo.
Perchè è figlio mio, e io sono nata per far festa.
Mi piace proprio, c'è poco da fare.
Ora poi che ho smesso di festeggiare il mio compleanno in forma pubblica, aspetto con trepidazione quelli dei miei figli e mi sbizzarrisco.
Io e pure il barbuto che ho sposato. Ci piace proprio, c'è poco da fare.


Abbiamo cominciato venerdì sera, giorno effettivo del compleanno.
Giorno infrasettimanale, nonchè ultimo giorno della settimana scolastica e lavorativa, ergo, tutti stanchi e palpebre pesanti.
Ma che fai? Non gli canti un "tanti auguri"? Non gli fai spegnere una candelina, che è un mese che si allena? Non ne aproffitti per mangiare qualcosa di buono?
E quindi abbiamo messo in tavola la cena ideale del bambino felice: spaghetti al pomodoro e per dessert gelato.
Con candeline, ovvio.
In forma strettamente privata, noi quattro e nessun altro.



Il giorno dopo, sabato pomeriggio, è stata la volta del parentame, quello stretto: nonni e zii.
Crostata, fatta in casa dal papà, che a noi piace sfatare gli stereotipi di genere anche a colpi di pasta frolla, di nuovo "tanti auguri a te...", candeline, applausi, commozione, regali.
Breve ma intenso.



La domenica invece è stata finalmente la volta di aprire la porta di casa ad amici e bambini, per il tradizionale brunch di compleanno.
Quest'anno c'avevano pure il tema, bravi, no?!
Quindi dopo il "vestaglia party" dell'anno scorso quest'anno abbiamo indetto "la colazione del re".
Ce la siamo proprio spassata, tutti, grandi e piccini e a giornata finita eravamo stanchi ma felici.
I vicini sotto non so, ma hanno un debole per i miei figli, quindi son certa che dalla loro mente frastornata dal fracasso sono usciti solo commenti del tipo "ma che cari bambini!", "senti come si divertono!", "Oh...hai sentito, deve essere caduto un muro! Che bella festa..."

La ricetta per un ottimo brunch di compleanno, in poche semplici mosse.

Invitate gli invitati.

Il dress code prevedeva pigiama, vestaglia e ciabatte e tazza preferita.
C'è chi non ha seguito nemmeno una di queste indicazioni e chi invece non aspettava altro.
C'è chi ha scoperto il piacere liberatorio di fare un giro in bici e andare al parco in pigiama e chi ha vissuto il divertito imbarazzo di un incontro con i vicini sulla tromba delle scale in accappatoio, pigiama, turbante e scimitarra o in pigiama, vestaglia turchese fluo di pizzo e tulle e corona di zirconi plasticosi.
Gli accessori erano regal-cavallereschi perchè così richiedeva il tema della festa.



Accogliete gli ospiti.

Appena svegli al mattino bevetevi un caffè e mangiatevi qualcosa. Quella dose minima di caffeina e zuccheri che vi permetta di allestire la festa e imbastire il banchetto.
E accogliere gli ospiti svegli e non dormienti, la faccia da sonno è consentita, ma insomma, cercate di spiccicare almeno un buongiorno con la voce impastata.
Passate in bagno per una veloce rinfrescata e...niente, restate così, in pigiama e ciabatte e raccoglietevi i capelli in un abbozzo di chignon spelacchiato.
Per una pigra oziosa come me ricevere gente in questa mise e restarci fino a sera...non avete idea.
Un piacere sopraffino che non posso che consigliare spassionatamente.

Ingozzate i grandi e intrattenete i piccoli.

O meglio: ingozzate tanto i grandi e intrattenete poco i piccoli, che se la sanno cavare benissimo da soli.
Il lauto banchetto del brunch prevedeva due tempi: si comincia con il dolce e poi con calma si vira verso il salato. Della serie come alzare di qualche considerevole tacca il livello della glicemia e quello del colesterolo in un'unica giornata.
Noi abbiamo messo in tavola un vasto assortimento di leccornie e golosità, quasi tutte di nostra produzione (mi faccio l'applauso da sola perchè me lo merito...) : biscotti digestive, ciambellone allo yogurt con granella di nocciole e gocce di cioccolato, yogurt, pane ai cereali,burro, marmellate, miele, fragole, corn flakes e muesli croccante con nocciole e cioccolato.
E ovviamente thè, caffè, latte e succhi.
Per la parte salata invece: torta salata bieta e ricotta, sfoglia ai porri, tramezzini, salame e formaggio, pane nero, avocado, uova e pancetta.
E birra.
E poi la crostata di compleanno, di nuovo, e caffè, di nuovo.

Per l' entertainment dei bambini non abbiamo organizzato grandi cose.
C'era un bellissimo, e molto più robusto del previsto, castello di cartone, con tanto di ponte levatoio e torri merlate, vinto l'estate scorsa da mio padre ad una pesca di beneficenza in qualche fiera di paese, e che non aspettava altro che una degna occasione per essere montato e preso d'assalto da un'orda di bambini urlanti.
Quale miglior occasione di un compleanno?
E quindi niente, c'era questo bellissimo castello in mezzo al salotto che ha fatto la gioia di grandi e piccini.
Nella pausa tra dolce e salato invece si è tenuto uno workshop di forgiatura armaiola creativa:
spade, scudi e corone di cartone da decorare con pennarelli, carta colorata, stagnola e vassoi di cartoncino dorato, quelli da pasticceria, forbici, colla, scotch e fermacampioni.
E poi...alla battaglia!



















domenica 16 marzo 2014

ruggine e polline

Arrugginiscono anche le parole, a forza di non usarle.
I pensieri no, quelli corrono e scorrono come acqua, incessantemente, rapidamente, come un fiume.
Poi la foce magari non la trovano e si ammucchiano agli angoli delle rive, nelle anse di giornate piene zeppe di faccende e gente.
E mica danno fastidio quei pensieri sdraiati lì, sulle sponde sotto le fronde.
Sono i miei e posso riposarmi sotto l'ombra con loro quanto mi pare e quando mi piace.
Solo a volte vorrei ci fosse anche qualcun altro disteso al mio fianco, altre voci e altre orecchie con cui chiaccherarli, questi pensieri.
Chiacchere, nulla di più, che di opinionisti della giornata e professionisti della supercazzola ne è pieno zeppo il mondo.
E non ho altra velleità che la leggerezza in questo momento.

Solo che manca il tempo, di fermarsi a far la ciarliera, in quest'angolo di Mar Virtuale.
Bastano un paio di scadenze, una manciata di piccoli impegni e eventi e le mie 24 ore sembrano all'improvviso una folata di vento, che passa e  mi scompiglia e mi lascia con i capelli arruffati.
Spossata, ma contenta.

Perchè prendo tutto molto seriamente. Seriamente ho detto, non seriosamente.
Ci passa un mondo in mezzo, in quelle sole due lettere.
Mi ci impegno, mi ci applico, mi ci tuffo, mi ci annego.
E quando riemergo son passati giorni. Giorni in cui "ho fatto cose, ho visto gente".
Poche alla volte, per carità, che io e il multitasking abitiamo pianeti diversi.

Sta di fatto che passano i giorni e io non racconto. Ma scatto. Scatto di continuo.
E quando sfoglio quello che son riuscita a trattenere lì, tra le lamelle dell'otturatore, ogni volta è un piccolo brivido.
Una sottile gioia, un soffio di piacere, un saltello su due piedi sussurrando urrà.

Sta di fatto che penso e penso e penso.
E rifletto, rifletto, rifletto.
E ci sarebbero cose da dire, mille al dì.
Per i fatti che accadono, per gli spunti che arrivano, per il confronto che nasce e poi se non lo alimenti mica cresce.
Ci sono pagine e pagine nella mia mente. Anche stonate, anche forti.
Provocatorie e controcorrente. Elegantemente polemiche, che blaterare serve a poco e a pochi.
Solo che non sempre trovo le parole. E le poche che trovo, a forza di non usarle hanno la ruggine.
E invece io ne cerco intrise di polline.
Che si sa: è leggero, vola altrove e dà frutti.



mercoledì 12 marzo 2014

Fagioli e pansè

Non abbiamo un giardino nostro, tutto nostro, da un po' ormai.
A volte mi manca molto, a volte meno.
C'è il cortile giù, è di tutto il condominio, non è un granchè, ma le margherite crescono sul prato, il sole lo illumina al mattino e il tempo di fare due rampe di scale l'aria aperta è lì, fuori dalla porta ad accoglierci.
Ci solleva dalla fatica di andare al parco tutti i dì, ci offre sassi, terra, foglie con cui riempirci le tasche fino a farle scoppiare, fazzoletti verdi in cui correre dietro alle bolle di sapone e nubi di zanzare in estate.
Tra un po' metteremo anche la casetta di legno che ha fatto il nonno.
Io che del sapermi accontentare ho fatto ormai una mia specialità, non mi lamento.
E mi attrezzo di conseguenza.

Qui attorno a casa in quest giorni è tutto un fermento. Nei giardini dei vicini, quelli con le ville belle e gli alberi secolari, negli orti dei nonnetti del quartiere, è tutto un potare e tagliare erba e vangare e zappare.
Anche noi abbiamo il nostro bel daffare con il nostro giardinaggio su piccola scala.

La mattina presto si va in serra e si comprano piantine di pansè, bianche, chè a me i fiori piacciono bianchi, così li vedi anche di notte, al chiarore delle stelle.
Il pomeriggio poi ci si piazza in terrazza con tutto l'occorrente.


E si comincia.
A travasare il terriccio dal sacco ai vasi e dai vasi a tutta la superficie della terrazza, ai vestiti, ai capelli, dentro le orecchie.



E poi si passa alle piantine, che con delicatezza vanno messe a dimora nella loro nuova casetta.
Vediamo quanto durano queste.
Perchè tra il mio pollice nero e le incursioni botaniche di Zeno le piante qui non hanno mai avuto vita lunga.
Ma  noi continuiamo a darci fiducia.


E poi c'è il grande classico del giardinaggio da bambini.
Ovvero come scoprire le meraviglie e i prodigi della natura.
La trasformazione, la crescita, i bisogni, l'accudire e l'aspettare, il saper osservare e stupirsi.
Tutto in un vasetto.
Un po' di cotone, qualche fagiolo, dell'acqua.



E ogni mattino andare a vedere se è successo qualcosa, se nella notte è spuntata una foglia, dare il buongiorno e chiedere "avete sete?".
Piccole cose, preziose.




Noi l'abbiamo fatto l'anno scorso e Cora ci è rimasta un po' male che quest'anno a scuola l'esperimento floreal-leguminoso l'hanno fatto solo i bimbi grandi.
Quindi replicheremo. E ci aggiungiamo anche una patata.

Felice giardinaggio a tutti, dentro e fuori.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...